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Wall Street: futures sull’attenti nel Fed Day. Sondaggio: ecco quando arriveranno annuncio tapering QE e primo rialzo tassi Usa

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Futures sugli indici azionari Usa deboli, in attesa degli annunci che arriveranno più tardi, verso le 20 ora italiana, dal Fomc, il braccio di politica monetaria della Fed. I futures sul Dow Jones arretrano dello 0,10% a 34.143 punti; i futures sullo S&P 500 sono ingessati, con una variazione pari a -0,03% a 4.235 punti, mentre i futures sul Nasdaq avanzano dello 0,09% a 14.035 punti. I tassi sui Treasuries Usa a 10 anni sono sotto controllo, scendendo di nuovo sotto la soglia dell’1,5%.

La trepidazione dei mercati per la Fed è alta, se si considerano gli ultimi numeri relativi all’inflazione Usa. Proprio ieri, un altro alert sull’inflazione Usa è arrivato con la pubblicazione dell’indice dei prezzi alla produzione, importante termometro del trend dell’inflazione che, a maggio, ha segnato la crescita più forte di tutti i tempi. Il dato ha seguito la comunicazione, giorni fa, dell’altro termometro dei prezzi: l’indice dei prezzi al consumo, sempre di maggio, che è volato al record dal 2008 per il secondo mese consecutivo, mostrando una inflazione core al record in quasi 30 anni.

Finora la Fed ha rassicurato i mercati, affermando che il balzo dell’inflazione è solo temporaneo, e che parlare di tapering è prematuro.

Le previsioni su ciò che dirà e farà oggi Powell rimangono rassicuranti: da un sondaggio della Cnbc dedicato alle mosse della Fed è emerso infatti che gli analisti ritengono che la politica monetaria della Federal Reserve rimarrà ultra accomodante almeno fino alla fine del 2021.

La maggior parte degli analisti interpellati ha detto di ritenere che quest’anno l’annuncio del tapering ci sarà, ma che il vero tapering non inizierà prima del gennaio del 2022.

Per la precisione, secondo gli intervistati, la Fed di Jerome Powell annuncerà il tapering, dunque la riduzione degli acquisti di asset che avvengono al momento per un valore di $120 miliardi al mese, nell’ambito del piano QE, nel meeting del Fomc del prossimo ottobre.

La vera riduzione degli acquisti mensili inizierà poi nel gennaio del 2022, lo stesso mese indicato dal consensus nel precedente sondaggio di aprile.

Allo stesso tempo, tuttavia, gli interpellati hanno detto di prevedere il primo rialzo dei tassi nel novembre del 2022, un mese prima di quanto previsto nel sondaggio precedente. L’89% dei 35 economisti intervistati ha riferito che, a suo avviso, gli acquisti di asset che vengono effettuati nell’ambito del piano QE non sono più necessari per sostenere l’economia americana: la percentuale è in netto rialzo rispetto al 65% che aveva risposto allo stesso modo ad aprile.

Dal canto loro, gli analisti di ING hanno scritto nel report dedicato alla Fed di “credere ancora che il primo rialzo dei tassi sarà all’inizio del 2023, con il rischio che si agisca anche prima, visto che le cicatrici legate alla pandemia ancora presenti nella catena dell’offerta significano che l’offerta stessa farà fatica a mantenere il passo con la forza della domanda”.

Tornando ai mercati, gli economisti intervistati dalla Cnbc ritengono in media che lo S&P 500 terminerà il 2021 a 4.285 punti, per poi salire a 4.468 punti entro la fine del 2022.
L’indice benchmark dell’azionario Usa viaggia al momento a 4.246 punti.

Gli stessi economisti prevedono che i tassi sui Treasuries a 10 anni, al momento all’1,5%, saliranno all’1,85% entro la fine di quest’anno, per superare il 2,3% il prossimo anno.