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Volatilità identica per S&P 500 e oro, in 10 anni la grande differenza è nella performance

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Per la prima volta in sei anni, da settembre 2013 l’oncia troy ha rotto la soglia dei 1.400 dollari. Un ottimo traguardo per chi investe nel metallo giallo nonostante l’allentamento della politica della banca centrale abbia fatto salire quasi tutte le altre asset class e nonostante l’autoproclamato bene rifugio alternativo, i Bitcoin, proprio quest’anno siano saliti di oltre il 200%.

Ma c’è poco da gioire visto che, afferma DWS, da un confronto con l’andamento dello S&P 500 negli ultimi 10 anni, l’aumento delle quotazioni dell’oro oggi è solo una piccola consolazione.

 

Oro e S&P’500 a confronto

 

Il metallo giallo a ben vedere non sembra così brillante se si considera che, rispetto al picco del 2011, è ancora sotto di oltre un quarto. Inoltre, esattamente dieci anni fa l’oro e le azioni americane si erano incontrate allo stesso livello: all’inizio di luglio 2009, un’oncia troy valeva 927 dollari e lo S&P 500 era pari a 923 punti.

Da allora, come mostra la “Chart of the Week” di DWS, le azioni americane sono aumentate del 220% – dividendi esclusi – fino a raggiungere quasi 3000 punti. L’oro, invece, è salito solo del 50%, raggiungendo attualmente poco più di 1.400 dollari. Prendendo la volatilità come misura dell’incertezza, dicono gli analisti, allora le due asset class nel lungo periodo non differiscono molto l’una dall’altra.