Notizie Asset Class Commodity Oro riparte, ma scenario resta complesso. Radar su dollaro, tassi e rendimenti

Oro riparte, ma scenario resta complesso. Radar su dollaro, tassi e rendimenti

4 Giugno 2026 10:11

Settimana all’insegna della volatilità per l’oro che prova a ripartire verso quota 4.500 dollari l’oncia. Oggi le quotazioni del metallo giallo si muovono in rialzo dello 0,8% circa, dopo i recenti cali.  Il mercato guatìrda alla notizia che Israele e Libano hanno concordato un cessate il fuoco condizionato, un possibile passo verso la risoluzione del più ampio conflitto in Medio Oriente che ha messo sotto pressione i mercati energetici globali e aumentato i rischi di inflazione.

Ieri l’oro è scivolato, mentre il dollaro statunitense e i rendimenti dei titoli del Tesoro hanno rialzato la testa in un contesto di crescenti tensioni in Medio Oriente. Secondo alcuni operatori i persistenti rischi geopolitici potrebbero continuare a sostenere la domanda di dollari, mentre gli elevati prezzi del petrolio potrebbero rafforzare le aspettative di un contesto di politica monetaria restrittiva, pesando sul metallo prezioso.

“I rischi geopolitici non sono scomparsi – rimarca anche  Ahmad Assiri research strategist di Pepperstone -. Il Medio Oriente rimane una fonte chiave di incertezza e il flusso di notizie continua a influenzare il sentiment di mercato a breve termine. Il ciclo ripetuto di escalation e de-escalation ha creato un contesto difficile per gli investitori che cercano di valutare il livello reale di rischio che grava sull’oro, sul mercato energetico e sulle rotte di trasporto marittimo”.

De Casa: “scenario complesso per l’oro”

“Scenario complesso per l’oro che attende i dati sul lavoro Usa, che da un lato sostengono il dollaro e dall’altro allontanano l’ipotesi di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve”, afferma Carlo Alberto De Casa, analista di Swissquote.

“In teoria, le tensioni geopolitiche dovrebbero favorire il metallo giallo. Tuttavia, la nuova fiammata del petrolio complica il quadro: un greggio più caro aumenta i rischi inflazionistici e può spingere al rialzo i rendimenti dei bond governativi, che restano il principale concorrente dell’oro“, argomenta l’esperto che invita però alla cautela. “La complessità dello scenario rende difficile ipotizzare grandi tracolli. Come già visto a marzo, con la discesa in area 4.150-4.200 dollari, quando i prezzi dell’oro arretrano in maniera significativa tende a riattivarsi rapidamente la logica del buy the dip”.

Acquisti banche centrali? Ripartenza ad aprile

Tra i dati chiave di questa settimana ci sono quelli relativi al mercato del lavoro Usa in uscita domani. Gli investitori monitoreranno attentamente i prossimi dati sull’occupazione Usa di maggio ma anche gli sviluppi in Medio Oriente per individuare indizi sul futuro andamento della politica monetaria. Nonostante un contesto incerto, gli acquisti da parte delle banche centrali continuano a fornire un’importante fonte di domanda strutturale, contribuendo a sostenere le prospettive a lungo termine per l’oro e a limitare i rischi al ribasso.

Una tendenza che emerge dagli ultimi dati del World Gold Council. Come sottolineano da ING, le banche centrali hanno ripreso ad acquistare oro ad aprile, con circa 17 tonnellate di riserve, dopo le vendite di marzo. La Polonia si è confermata il maggiore acquirente, seguita dalla Banca Popolare Cinese che ha esteso la sua serie di acquisti a 18 mesi consecutivi. La Repubblica Ceca ha mantenuto la sua strategia di accumulo, acquistando 3 tonnellate ad aprile e portando il totale delle riserve a 8 tonnellate dall’inizio dell’anno.