1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Visco: con MES per Italia solo vantaggi, troika non esiste. Nessuna cacofonia in Bce su euro e debito Italia è sostenibile

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

L’Italia otterrebbe solo vantaggi economici facendo ricorso ai 37 miliardi del Mes, Fondo Salva-stati, visto che si tratta di uno strumento di “scopo” per le spese sanitarie e dal momento che “non ci sono condizionalità, salvo quella che interventi ci siano effettivamente stati e che abbiano riguardato l’ambito sanitario”. “La Troika non c’è, non esiste”, così come non c’è cacofonia nel Board” della Bce riguardo al rialzo dell’euro. Parole di Ignazio Visco, numero uno di Bankitalia, nel suo intervento al Festival dell’Economia di Trento. Visco ha tentato di smorzare le preoccupazioni di chi ritiene che, ricorrendo al MES, l’Italia rischierebbe di essere colpita da uno stigma.
Non vedo problemi di stigma per il Paese che ricorre a questi fondi – ha detto, sottolineando, piuttosto, che “lo stigma può esserci solo se si fa un cattivo uso di queste risorse e se si comunica male come vengono utilizzate”.

Di conseguenza, “c’è la necessità di una discussione nell’ambito del consiglio europeo e tra i capi di stato e governo che devono mettere in luce” le loro intenzioni nel fare ricorso al Mes. Detto questo, “mi chiedo perché uno abbia paura a mostrare che utilizza bene dei fondi, anzi se lo mostra ha maggiori facilità di raccolta sul mercato a condizioni migliori di quelle che ora, pur migliorate, non sono ancora vicine a Spagna e Portogallo” (riferimento ai tassi sul debito pubblico italiano che, seppur scesi, rimangono elevati rispetto ai bond sovrani di altri paesi del Sud Europa).
Il governatore di Bankitalia – e anche esponente del Consiglio direttivo della Bce – ha affrontato anche la questione del “Super euro” – la moneta unica ha comunque ritracciato in modo notevole dai livelli immediatamente successivi all’ultima riunione della Bce, quando ha superato quota $1,19:
“Non c’è cacofonia nel Board” della Bce riguardo al rialzo dell’euro, ha assicurato Visco, aggiungendo: “Se io parlo con Lagarde o con Philip Lane con Panetta e con i governatori che ci sia un effetto sui prezzi dall’apprezzamento dell’euro è un dato di fatto. Il monito è guardare con attenzione ma non è che uno guarda e poi non fa niente”.
“Sull’euro – ha continuato – la mia posizione coincide con quella del Consiglio direttivo”. Questo significa che l’apprezzamento della moneta “preoccupa, perché genera ulteriori pressioni al ribasso sui prezzi in una fase in cui l’inflazione è già bassa”.
Di conseguenza, “le implicazioni per la politica monetaria sono evidenti: se le pressioni negative sui prezzi metteranno a repentaglio l’obiettivo di stabilità dei prezzi dovremmo intervenire, mentre qualora emergessero effetti di segno opposto le misure già adottate potrebbero essere sufficienti”. In ogni caso, “sono rimasto colpito dalla reazione mediatica dopo la nostra riunione: l’obiettivo della Bce è molto chiaro, accomodare il più possibile l’economia monetaria a una situazione straordinaria” (quella della pandemia da coronavirus COVID-19). Sul caso Bce si è espressa di nuovo, negli ultimi giorni, anche la numero uno dell’istituzione Christine Lagarde)
Proprio riguardo a quelli che saranno gli effetti della pandemia sull’economia dell’area euro e mondiale, Visco ha ricordato quanto al momento la situazione sia caratterizzata da un elevato grado di incertezza:
“C’è un’incertezza troppo alta per avere una stima” su quello che sarà l’impatto finale. Sono state fatte “valutazioni, se non previsioni, su quest’anno: che il pil scenderà vicino al -10%. E’ questa “l’area a cui si guarda” . Il governatore ha tra l’altro ammesso di credere “poco” a “sorprese positive” come a quelle di “un vaccino immediatamente disponibile che riduca l’incertezza”. In ogni caso gli scenari dipendono da alcuni fattori cruciali”, a partire dal grado di “fiducia di famiglie e imprese che si riflette nelle loro decisioni di spesa”.
Nel caso specifico dell’Italia, “i consumi sono frenati e c’è un risparmio che non è più forzato del periodo di chiusura, ma è legato alla precauzione che tiene bassi i consumi”. Insomma, “c’è uno stato di incertezza complessivo che ci accompagnerà per un certo periodo, ma nessun economista ha la sfera di cristallo“. E quindi “non siamo in grado di prevedere il futuro”.

Visco parla anche di Recovery Fund e debito pubblico Italia

Il governatore di Bankitalia non poteva non fare riferimento al Recovery Fund lanciato dall’Europa, il fondo per la ripresa da 750 miliardi di euro, dei quali 209 miliardi di euro circa andranno all’Italia sotto forma di prestiti e sovvenzioni. Il fondo, noto anche come Next Generation EU, “ha questo nome perchè è qualcosa che si fa per le generazioni future, non per dar loro un peso ulteriore e costringerli a ripagare i debiti che stiamo facendo adesso”, ha ricordato il banchiere.
“Che cosa fare (con questi soldi) è cruciale”, ha ammonito ancora Visco. Intanto, è necessario “avere una composizione della spesa che sia attenta a favorire investimenti, le infrastrutture, ciò che serve a garantire la capacità di crescita maggiore di quella avuta in passato”.
Il governatore di Bankitalia non ha comunque alcun dubbio sulla sostenibilità del debito pubblico italiano:
“Certo che è sostenibile”, ha detto. “Ai costi attuali, il livello di sostenibilità è ovvio. Il problema sono gli effetti distorsivi che nascono dal debito alto, su come fare gli investimenti pubblici”. Il numero uno di Bankitalia ha precisato inoltre che la necessità di tenerlo basso nasce proprio con l’obiettivo di “avere spazi di manovra”, come ha sostenuto il numero uno della Bundesbank, il falco tedesco Jens Weidmann, “quando dice che il debito bisogna tenerlo basso per avere la possibilità di incrementarlo” nelle fasi più critiche.
“L’aumento del debito pubblico quest’anno – ha precisato Visco- è dovuto al combinato disposto di maggiore spesa pubblica e quindi necessaria per sostenere economia colpita” da Covid “e contemporaneamente una caduta delle entrate legata all’economia andata così male”.
Detto questo, nel caso dell’Italia il debito era “salito prima, non tanto per la finanza pubblica fuori controllo ma per l’economia stagnante, non in grado di generare le risorse necessarie per sostenere il debito di un paese, e quello implicito, legato ad esempio alla previdenza”.