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Variante Delta detta le scelte sui mercati: Wall Street ha gli anticorpi ‘stay at home’ e si fa preferire a Borse Ue. Anche l’energy tra i settori a rischio

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L’evoluzione della pandemia con la diffusione della variante Delta riporta in primo piano il rischio che Covid-19 intralci la ripresa economica. Il Regno Unito ha riportato ieri altre 48.553 infezioni da coronavirus, il numero più alto da esattamente sei mesi. Sono stati segnalati anche altri 63 decessi, il numero più alto di morti dal 26 marzo. Dal 19 luglio la Gran Bretagna ha annunciato la fine di tutte le restrizioni anche se il premier Boris Johnson ha invitato i cittadini alla cautela.

Contagi maggiori della Gran Bretagna si segnalano in Indonesia (56.757 nuovi casi in 24 ore) e Brasile (+52.789). Alert anche negli Usa con Los Angeles che si appresta a reintrodurre l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi al chiuso, anche per i vaccinati, a seguito del rapido e consistente aumento dei nuovi casi (oltre mille al giorno nell’ultima settimana).

Un’evoluzione che sta comportando ripercussioni sulle scelte degli investitori con perduranti cali dei titoli legati a reopening e turismo, compreso anche quello energy. Movimenti che lasciano intendere che la diffusione della variante Delta sta impattando sulla percepita qualità della stagione turistica. Il sottoindice Travel &Leisure dello Stoxx 600 viaggia ai minimi da inizio marzo.

Guardando la performance dei principali indici nell’ultimo mese, si evince una chiara sovraperformance di Wall Street rispetto all’equity Europa. Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr, sottolinea come l’azionario USA è “stay at home”, ovvero meglio equipaggiato per sostenere un nuovo impatto dai contagi, mentre l’Europa è espressione di “reopening” e reflation e quindi perde attrattività in questa fase.

In basso si evince chiaramente il differenziale di performance (con l’S&P 500 controvalorizzato in €).

A spiegare questo spread di performance è anche la resilienza e flessibilità dell’economia USA e delle sue aziende. “D’altronde la sottoperformance dei mercati europei non è certo una novità (non a caso il Dax è l’indice europeo meno penalizzato)- argomenta Sersale – Ma differenziali tra i 6 e i 12 punti in un mese (sia pure con un contributo del rafforzamento del Dollaro di poco meno del 3%) sono davvero notevoli. E comunque bisogna tenere a mente che l’Europa è più indietro degli USA nella riapertura, e ha maggior terreno da recuperare”.