USA: dati misti su spesa, core Pce e fiducia aspettando la Fed
Fonte immagine: iStock
Gli ultimi dati macroeconomici statunitensi diffusi oggi pomeriggio restituiscono un quadro in chiaroscuro: la spesa delle famiglie rallenta, l’inflazione core prosegue il percorso discendente ma resta ben al di sopra del target Fed, mentre la fiducia dei consumatori mostra il primo miglioramento dopo mesi di debolezza. Uno scenario che suggerisce un’economia ancora resiliente, ma con segnali di sofferenza nei bilanci delle famiglie.
Spesa consumatori Usa in stallo a settembre
Secondo il Bureau of Economic Analysis, la spesa personale reale è rimasta pressoché invariata a settembre, dopo una revisione al ribasso del +0,2% registrato ad agosto. Un dato che indica come il motore principale della crescita americana stesse già perdendo slancio prima dello shutdown federale iniziato il 1° ottobre. Se il consumatore rallenta, la domanda interna – che rappresenta la quota più ampia del PIL USA, circa due terzi – rischia di diventare meno vigorosa nei prossimi mesi.
Core Pce in linea con le attese al 2,8%
Parallelamente, l’inflazione di fondo (indice PCE core, calcolato al netto di alimentari ed energia) è aumentata dello 0,2% su base mensile e del 2,8% su base annuale. Un livello ancora ben al di sopra l’obiettivo della Federal Reserve, ma in progressiva discesa rispetto ai picchi recenti (era al 2,9% il mese precedente).
Se da un lato la dinamica dei prezzi lascia spazio a possibili riduzioni dei tassi nel medio periodo, dall’altro i consumatori continuano a percepire un costo della vita elevato, elemento che continua a comprimere il potere d’acquisto e frena la Fed nell’accomodamento monetario.
Fiducia consumatori in miglioramento a dicembre
Spunti positivi sul fronte della fiducia: l’indice preliminare dell’Università del Michigan sale a 53,3 punti dai 51 precedenti, primo rialzo in cinque mesi (le attese erano per un valore di 52 punti).
Un miglioramento guidato soprattutto dalle fasce più giovani e da una maggiore fiducia nelle prospettive finanziarie personali (+13%). Le aspettative d’inflazione si riducono al 4,1% a un anno (minimo da gennaio) e al 3,2% su orizzonte 5–10 anni. Tuttavia, la componente “current conditions” tocca un nuovo minimo, segnale che l’ottimismo riguarda più il futuro che la situazione presente.
Preoccupano le condizioni del mercato del lavoro: oltre metà degli occupati (55%) teme di perdere l’impiego e quasi uno su due ritiene che ci vorrebbero almeno quattro mesi per ritrovarne uno equivalente.
Scenario delicato per la Fed
Se la disinflazione proseguirà e il mercato del lavoro resterà solido, lo scenario potrebbe restare favorevole. Ma se il rallentamento della spesa diventerà strutturale, la Fed potrebbe trovarsi di fronte a un equilibrio più delicato di quanto suggeriscano i soli numeri di breve periodo.
Powell e colleghi si riuniranno la prossima settimana e, per gli operatori, un taglio di 25 punti base è ormai cosa fatta. Da monitorare anche le nuove previsioni economiche della banca centrale e le proiezioni dei funzionari riassunte nel cosiddetto grafico “dot-plot”, oltre alla conferenza stampa del presidente, per carpire indicazioni sul possibile sentiero dei tassi nel 2026, anche se molto dipenderà dai dati economici in uscita tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo.
La prossima settimana riflettori puntati sull’inflazione di novembre (il dato di ottobre non verrà diffuso) in uscita il 18 dicembre, oltre a spunti minori sul mercato del lavoro come i JOLTS, l’Employment Cost Index e le richieste di sussidi di disoccupazione.