Outlook 2026: per Amundi diversificazione tema centrale. Sulle azioni? Meglio guardare oltre AI
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Il 2026 si preannuncia come un anno di transizione, non di recessione. L’economia globale si sta adattando a un nuovo “regime di disordine controllato” che ridefinirà le opportunità d’investimento a livello globale e che vedrà la diversificazione come tema centrale. È quanto emerge dalla presentazione dell’outlook 2026 di Amundi “Alla ricerca di un equilibrio dinamico“, illustrato da Monica Defend, head of Amundi Invesment Institute, e da Francesco Sandrini, chief investment officer (Cio) Amundi sgr. Un’economia globale attesa in rallentamento nel nuovo anno, ma che resterà resiliente grazie alla prosecuzione del ciclo economico sostenuto dal tech, dai cambiamenti nelle politiche industriale e dall’allentamento monetario.
Amundi, parola d’ordine diversificazione: ecco come
Per il 2026 la posizione di Amundi “è lievemente costruttiva sugli attivi rischiosi, privilegiando una maggiore diversificazione e una serie di coperture strategiche, come asset alternativi, oro e valute selezionate”. In particolare, sul metallo giallo gli esperti vedono ” un trend in crescita, con un target al 2028 pari a 5mila dollari l’oncia”.
Sulle azioni invitano a “guardare oltre il rischio di concentrazione” e “i mercati emergenti e l’Europa” sono visti come “due motori di opportunità nel lungo termine”.
“Gli investitori dovrebbero adottare una prospettiva globale per attenuare la crescente concentrazione azionaria e affrontare gli squilibri fiscali statunitensi”. Questo l’invito degli esperti della società francese, il cui focus va oltre il rally azionario guidato dall’IA, includendo temi difensivi e ciclici.
Secondo la view di Amundi il ciclo degli investimenti tecnologici rimane centrale, ma il tema tecnologico si sta ampliando oltre gli Stati Uniti alla Cina, Taiwan, India, Europa e Giappone. Il rischio di concentrazione nelle mega cap statunitensi e la possibilità che l’eccezionalismo degli Stati Uniti svanisca suggeriscono una diversificazione geografica e settoriale. “Preferiamo combinare l’esposizione all’intelligenza artificiale con temi difensivi e ciclici: i settori finanziario e industriale che dovrebbero beneficiare di maggiori investimenti, le azioni legate alla difesa e alla spesa per la sicurezza e quelle legate alla transizione verde, all’elettrificazione e alle reti elettriche”, indicano ancora gli esperti.
Ritorno interesse per l’Europa e il Giappone
“C’è un ritorno di interesse per l’Europa ma anche per il Giappone. Attenzione anche ai mercati emergenti, cercando di capire quelli che sono rimasti un po’ più indietro come ad esempio l’India”, spiegano Defend e Sandrini nel corso della presentazione alla stampa dell’outlook, sottolineando come nel Vecchio continente ci sia stata quella che definiscono una “svolta epocale” con l’approvazione della nuova spesa fiscale.
Nella view presentata dall’asset manager francese, a livello settoriale gli industriali europei e le infrastrutture potrebbero offrire nuovi punti di ingresso nella seconda metà del 2026, beneficiando di un dollaro strutturalmente più debole e di trend di lungo periodo (spesa per la difesa, elettrificazione e rimpatrio di asset dagli USA), oltre a un rinnovato interesse per l’Eurozona, nel caso in cui il piano tedesco si concretizzi e le riforme avanzino.
Reddito fisso: si guarda al credito di qualità
Guardando al reddito fisso, Amundi privilegia “il credito di qualità e gli strumenti che offrono protezione dall’inflazione. Il rally dei mercati emergenti potrebbe proseguire, favorito da un dollaro più debole, da una Fed più accomodante e da prospettive di crescita relativamente migliori per questi mercati. L’attrattività dell’Europa potrebbe aumentare nel corso dell’anno, man mano che riforme e spese per difesa e infrastrutture si tradurranno in opportunità concrete n l credito investment grade e nelle azioni small e mid cap”.
Questione liquidità e banche centrali
C’è poi il tema della liquidità da non trascurare. “E’ un tema che stiamo monitorando in maniera molto attenta. La liquidità nel mercato è la linfa vitale per mantenere la stabilità dei mercati stessi. Oggi non si parla più tanto di quanto e quando le banche centrali taglieranno i tassi, ma se espanderanno il bilancio o meno”, spiega Defend che si sofferma infine sulle stime per le prossime mosse di Fed e Bce.
Cosa faranno Bce e fed?
“È plausibile un taglio dei tassi da parte della Fed a dicembre e due il prossimo anno – spiegano gli esperti -. Rimaniamo dell’idea che il 3,25% sia un tasso di interesse coerente con i fondamentali dell’economia americana. La narrativa che sposiamo è quella di una Fed che vuole sostenere in maniera graduale e progressiva il rallentamento del mercato del lavoro a cui stiamo assistendo, col difficile compito di contemplare i suoi due target, inflazione che rimane elevata oltre il loro target e il mercato del lavoro”. “Siamo aperti all’idea – aggiunge Defend – che la Fed possa riprendere un QE per far fronte a quel potenziale problema di liquidità“.
Sulla Bce Amundi ammette di essere un po’ fuori dal coro e resta in attesa delle previsioni che Banca Centrale Europea rilascerà nel meeting del prossimo 18 dicembre. “Noi non abbiamo sposato la retorica di settembre-ottobre secondo la quale trovato l’accordo sulle tariffe sia stato rimosso il rischio e l’incertezza macro – aggiunge la head of Amundi Invesment Institute – A nostro avviso, ci sarà comunque da pagare dazio in termini di crescita”. Nel complesso, le stime di Amundi sono di due tagli per il prossimo anno.