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Upb e Bankitalia: austerity no, ma debito italiano va tagliato. Pil peggiorerà in II trimestre

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Dalla necessità di contenere il debito non si scappa: il debito italiano deve essere ridotto, senza che si ricorra a politiche di bilancio restrittive e all’insegna dell’austerity. Anche, e soprattutto, perchè in corso c’è la crisi coronavirus che rende necessario il varo, da parte del governo, di misure espansive e di sostegno alle famiglie, alle imprese, al credito.
Nell’audizione sul Def nelle commissioni bilancio di Camera e Senato Eugenio Gaiotti, capo del dipartimento Economia e statistica di Bankitalia, ricorda l’emergenza economica in atto, ma anche il peccato originale dell’Italia, il debito:

“E’ condivisibile la valutazione espressa nel Def, secondo cui l’economia avrà bisogno di un adeguato periodo di sostegno e rilancio, durante il quale politiche di bilancio restrittive sarebbero controproducenti. Allo stesso tempo, come sottolinea il Documento, non va trascurata l’elaborazione di una strategia di lungo periodo dalla quale dipende anche la riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil“.
Sulla sostenibilità del debito italiano, questa non viene inficiata da uno shock temporaneo della portata di quello da coronavirus COVID-19 che si è abbattuto sull’Italia: ma è vero che la strategia di gestione dei conti pubblici del governo di turno deve essere credibile. Così Gaiotti:

“La sostenibilità del debito non è alterata da uno shock temporaneo, anche di ampia portata, in presenza di una strategia credibile per i conti pubblici e per la crescita dell’economia, che garantisca nel medio termine un’evoluzione favorevole del differenziale tra la dinamica del prodotto e l’onere medio del debito. Questo richiederà il contributo di tutte le politiche economiche e di tutte le componenti dell’economia”.
Tra l’altro, sottolinea Bankitalia, “nell’anno in corso, rispetto al 2019, le entrate complessive calerebbero di quasi il 6%: una tale flessione sarebbe senza precedenti almeno negli ultimi 50 anni”. E “nel 2021 solo una parte della perdita di gettito sarebbe recuperata. Infatti, escludendo le entrate derivanti dall’attivazione delle clausole di salvaguardia sulle imposte indirette, le previsioni del quadro tendenziale del Def indicherebbero un gettito complessivo nel 2021 di circa il 4% maggiore di quello del 2020″.
Anche in tempi di coronavirus, insomma, l’attenti a non esagerare con la mole già ampia del debito italiano viene ribadito.
Detto questo, a proposito del downgrade a sorpresa di Fitch, il dirigente di Palazzo Koch non fa nessun dramma. La bocciatura si motiva, a suo avviso, soltanto con la pandemia. Il downgrade “è motivato pressochè esclusivamente dalla crisi pandemica, che è globale e ha conseguenze sulla finanza pubblica”. Tutti i rating della Repubblica rimangono sopra il giudizio “investment grade”. Insomma, non sono ancora junk, fa capire Gaiotti, anche se la bocciatura di Fitch pone il rating sul debito italiano a un gradino appena al di sopra della valutazione spazzatura.
Viene ricordata l’azione salvifica della Bce che, con la sua decisione storica, ha deciso di accettare in garanzia anche i titoli junk. “E questo mette un po’ in prospettiva i commenti sul rating”.

Debito italiano? Salvini vuole di più dalla Bce

Eppure c’è qualcuno che, dalle pagine del quotidiano La Stampa, ha scalpitato nelle ultime ore chiedendo ancora di più alla Bce. E’ il leader della Lega Matteo Salvini. Che, sul Mes, dice di essere d’accordo anche con Carlo Cottarelli e Enzo Moavero Milanesi.
“Io sottoscrivo quello che dicono Cottarelli e Moavero. Ricorrere al Mes servirebbe solo a dire ai mercati che siamo in difficoltà”. E che aggiunge: “La mia idea è che la Bce dovrebbe stampare moneta. E acquistare titoli illimitatamente. Ricorda Draghi?
E al giornalista che gli fa notare che la Bce compra ben 200 miliardi di titoli italiani, Salvini fa capire che punta ancora più in alto: “Potrebbe raddoppiare”.
Così come alla domanda: “Non le interessano l’esplosione di debito e inflazione?”, la risposta è: “Mi interessa che non esploda l’Italia. E le dico di più: un paese distrutto non rende i prestiti. Uno paese in piedi sì. A meno che, per qualcuno, la soluzione non sia vendere le nostre infrastrutture alla Cina”.
Questa la view di Matteo Salvini sul debito, mentre un avvertimento sui conti pubblici dell’Italia arriva anche dall’Ufficio parlamentare di Bilancio, Upb.

Upb: dopo emergenza priorità su debito italiano

Anche lui in un’audizione alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato sul Def Giuseppe Pisauro, presidente dell’Upb chiede che dopo l’emergenza coronavirus vengano intraprese “scelte di priorità” per tornare a far scendere il debito italiano:
“Al termine del periodo di emergenza eccezionale la politica di bilancio italiana si confronterà con una situazione dei conti gravata dagli interventi straordinari varati e dal crollo delle entrate dovuto alla crisi economica, in un quadro futuro non più schermato dalla presenza delle clausole”.
Di conseguenza “l’azione di bilancio in questo quadro peggiore ma più trasparente, rispetto all’eredità delle politiche passate, dovrà operare scelte di priorità per garantire la graduale ricostituzione di un avanzo primario che consenta di ridurre nel tempo il debito, seppure in un ambito di stabilizzazione dell’economia, anche coerentemente con il quadro di regole di bilancio nazionali ed europee”.
Sul downgrade di Fitch, il giudizio di Pisauro è più severo rispetto a quello di Bankitalia.
A suo avviso, il taglio del rating è poco comprensibile:
“Trovo poco comprensibile quel giudizio”. Certo, “la motivazione è basata sugli effetti della pandemia che però sono simmetrici. E’ vero che l’Italia parte da un debito/Pil del 135% e le stime ufficiali dicono 155, ma è anche vero che ci sono economie forse più colpite di quella italiana che sconteranno probabilmente aumenti dei debiti che porteranno i loro rapporti debito/pil a superare 130, come la Spagna, il Portogallo che oggi parte da 120 e la Francia parte da 100″. “In questo contesto – insiste – a me personalmente risulta poco comprensibile la scelta di intervenire fuori calendario su un solo Paese”.
Pil, Bankitalia: effetti coronavirus oltre breve periodo, peggiora in II trim.
Sulla crescita del Pil lo scenario di Bankitalia è drammatico. Intanto, la pandemia avrà un effetto che andrà oltre il breve periodo. L’incertezza sulla durata stessa della pandemia “rende estremamente difficile la quantificazione delle sue conseguenze economiche, ma tutti gli scenari indicano ripercussioni molto forti, che si estenderanno oltre il breve periodo – ha detto Gaiotti – Questa incertezza può pesare in maniera prolungata sugli investimenti e sui consumi. I tempi del recupero dipenderanno in primo luogo dall’evoluzione del contagio, ma un ruolo essenziale avrà l’efficacia delle politiche di sostegno”.
Di seguito il grafico storico sul Pil reale dell’Italia: stime Mazziero Research sul 2020. Da segnalare che le stime di Goldman Sachs sono di una caduta del 5,2% t/t nel primo trimestre.

Tra l’altro, dopo una contrazione che viene calcolata in 5 punti percentuali nel primo trimestre del 2020, il Pil italiano peggiorerà nel corso del secondo trimestre:
“La caduta del Pil potrebbe essere stata attorno a cinque punti percentuali. Il protrarsi dell’epidemia porterà a una caduta del prodotto, verosimilmente più accentuata, anche nel secondo trimestre, cui potrebbe fare seguito un recupero nella seconda parte dell’anno. Secondo le nostre valutazioni basate anche sulle informazioni disponibili sulle interruzioni dell’attività nei diversi settori, la produzione industriale sarebbe scesa del 15% a marzo e di circa il 6% nella media del primo trimestre”.
Come rilanciare, in questo contesto senza precedenti, la crescita?
Fermo restando che gli interventi varati dal governo sono appropriati, dice Gaiotti di Bankitalia, l’azione pubblica sarà necessaria anche dopo l’emergenza:
“Le misure fin qui adottate appaiono appropriate nell’entità e nel disegno alla fase dell’epidemia in cui sono state varate: stanno contribuendo a contrastare le ripercussioni sulle famiglie e a evitare una crisi di liquidità delle imprese che avrebbe avuto conseguenze assai gravi. Passata l’emergenza, l’azione pubblica sarà necessaria anche per assicurare il rilancio dell’economia”.
Pisauro dell’Upb sottolinea che le stime sulla caduta del Pil potrebbero essere riviste, inoltre, anche al ribasso, a causa di eventuali “rischi sanitari, determinati da un’ulteriore recrudescenza dell’epidemia COVID19“.
Il numero uno dell’Ufficio parlamentare di bilancio cita anche “i rischi di un più marcato deterioramento del contesto internazionale” e i “rischi di nuove tensioni finanziarie quando si allenteranno gli stimoli fiscali e monetari”. “Questi fattori portano a valutare scenari macroeconomici per l’Italia alternativi a quelli delle previsioni di base sul 2020-21 utilizzate dal panel UPB per la validazione del quadro del MEF. Se si materializzassero eventi avversi, possibili ma non considerati nelle previsioni di base, queste ultime peggiorerebbero anche significativamente”.