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Una bad bank nell’area euro in cui far confluire debiti tossici banche. L’idea anti-NPL della Bce

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Rimuovere miliardi di euro di debiti tossici, ergo NPL (ergo crediti deteriorati) dai bilanci delle banche dell’Eurozona, facendoli confluire in una bad bank: è su questa ipotesi che stanno lavorando Bce e Commissione europea. Un’idea non proprio nuova, visto che era stata ventilata già all’inizio del 2017 Andrea Enria, al momento numero uno del board di supervisione della Bce, e a quei tempi presidente dell’Autorità bancaria europea,

L'idea della Bce: rimuovere i debiti tossici delle banche dell'Eurozona dai loro bilanci e farli confluire in una bad bank
FRANKFURT AM MAIN, GERMANY MARCH 27: (BILD ZEITUNG OUT) exterior view of the entrance area of ??the European Central Bank with European flags on March 27, 2020 in Frankfurt am Main, Germany. (Photo by Mario Hommes/DeFodi Images via Getty Images)

La sua idea venne però bloccata dai funzionari di Bruxelles, che addussero come motivazione la normativa sugli aiuti di stato.
Enria, che non riuscì a realizzare il suo piano allora, starebbe pensando di riprovarci, stavolta dallo scranno più alto del Supervisory board della Bce.

Le indiscrezioni sulle trattative tra Bce e Commissione Ue in merito alla creazione della bad bank sono state riportate dal Financial Times, che conferma, tuttavia, come diversi esponenti della Commissione siano ancora contrari all’iniziativa. Nessun commento è stato rilasciato al momento, invece, da Francoforte (dove ha sede la Bce).
Da Bruxelles, c’è qualcuno che parla di fase di stallo nei negoziati. Gli esponenti della Commissione non negano però la possibilità che il discorso sulla bad bank possa essere ripreso successivamente, per far fronte alle conseguenze della pandemia da coronavirus. Conseguenze che, nel caso specifico, vengono identificate proprio in un eventuale quasi sicuro balzo degli NPL, ovvero dei debiti tossici, crediti deteriorati delle banche.
E’ più che facile prevederlo. Le aziende che sono state messe in quarantena a causa dell’esplosione dell’emergenza COVID-19, che hanno dunque interrotto le loro attività a causa del lockdown, non hanno prodotto, non hanno venduto e non hanno fatto ricavi. Ora, è tutto da vedere se riusciranno a vendere quando riapriranno, visto che, dall’altro lato, i potenziali consumatori saranno diventati più poveri in quanto, sempre per il lockdown, molti di loro non avranno lavorato e, dunque, non avranno guadagnato.
In questo modo la propensione al consumo sarà diminuita. Senza ricavi, o senza ricavi che si avvicinino almeno alle stime precedenti, le aziende avranno problemi di liquidità (già presenti) e non riusciranno in diversi casi a rimborsare i prestiti che hanno ricevuto dalle banche. Dopo un po’ di tempo i prestiti non onorati e non rimborsati diventeranno così ufficialmente, sui bilanci degli istituti di credito, NPL, debiti tossici, che graveranno – di nuovo – sui loro bilanci.
Di nuovo perchè non si tratta di un problema che emerge ora con il coronavirus, tutt’altro. E’ da anni che se ne parla, soprattutto in merito alle banche italiane (leggi nota recente su coronavirus di Moody’s in tempi di Covid-19), che sono riuscite comunque a fare notevoli progressi, riducendo la mole di NPL dai loro bilanci (lo ha confermato lo stesso FMI, seppur con gli opportuni ‘se’ e ‘ma’).
Ora, la pandemia rischia di far andare a monte proprio quei progressi compiuti. L’FT riporta che gli NPL presenti nelle 121 principali banche dell’Eurozona si sono quasi dimezzati in quattro anni, scendendo a 506 miliardi di euro, pari al 3,2% del valore del loro portafoglio di prestiti.
Ma “le banche greche, cipriote, portoghesi e italiane sono caratterizzate ancora da NPL ratio superiori al 6%”.
Il piano di Enria è quello di sbarazzarsi del tutto da questo annoso problema che, con il COVID, rischia di diventare più grave.
La soluzione sarebbe, per l’appunto, quella di una bad bank, che fosse in linea con le regole sugli aiuti di stato; la proposta è che i debiti tossici degli istituti vengano venduti sul mercato dopo un periodo di tempo prestabilito, in modo da consentire il recupero, anche, delle somme che sono andate perdute.
In realtà, a seguito della crisi finanziaria del 2008, Spagna, Irlanda e Germania hanno creato tutte bad bank garantite dai rispettivi stati, per gestire l’aumento improvviso dei loro debiti tossici. Ma da allora, l’Ue ha introdotto la direttiva sulla risoluzione delle banche, che limita i tentativi dei governi di dar vita a bad bank, a meno che la loro creazione non faccia parte di un processo ufficiale di risoluzione.