Trump vuole la firma del Board of Peace per Gaza entro giovedì: rapporti con paesi europei sempre più tesi
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Il Presidente americano Donald Trump è determinato a concretizzare la sua strategia per il futuro di Gaza questa settimana a Davos ma il suo approccio si scontra con lo scetticismo di molti paesi Europei e dello stesso Israele.
Come riporta Bloomberg, il piano di Trump, che si recherà in Svizzera per l’incontro annuale del World Economic Forum, sarebbe quello di ottenere entro giovedì la firma per la costituzione del cosiddetto Board of Peace, un Consiglio di Pace per la ricostruzione e la transizione di potere del territorio palestinese. Gli ostacoli appaiono notevoli ma, visti gli attori, non sono da escludere sviluppi imprevedibili.
- Macron rifiuta l’invito, Trump minaccia dazi al 200% sullo champagne
- Non convincono le clausole del piano Trump: le decisioni finali su tutto spetterebbero a lui
- Scetticismo di Israele, Orban e Marocco dicono sì. Invitati anche Putin e Lukashenko, forse anche la Cina in lista
- Quanto è seria la minaccia degli Usa all’Europa? L’analisi di Columbia Threadneedle Investments
Macron rifiuta l’invito, Trump minaccia dazi al 200% sullo champagne
A far parte del Consiglio di Pace sono stati invitati anche il presidente russo Vladimir Putin e quello bielorusso Alexander Lukashenko e non sorprende che questo metta in grande difficoltà gli europei, impegnati a sostenere l’Ucraina nel conflitto ancora irrisolto con la Russia. Il presidente francese Emmanuel Macron ha immediatamente declinato l’invito a farne parte, cosa che Trump non ha apprezzato.
“Nessuno lo vuole perché molto presto non governerà più”, ha detto Trump ieri ai giornalisti, “Metto un dazio del 200% sui suoi vini e lo champagne e vedrete che si unirà al gruppo”.
Inoltre Trump ha reso il boccone ancora più difficile da digerire ponendo il versamento di un miliardo di dollari come condizione ai paesi che vogliano ottenere un posto permanente nel Consiglio.
Regno Unito, Svezia, Olanda, Germania e Canada dovrebbero unirsi alla Francia nel rifiutare l’offerta.
Non convincono le clausole del piano Trump: le decisioni finali su tutto spetterebbero a lui
Gran parte del contenzioso riguarda le clausole con cui viene stabilita la creazione di questo Consiglio, secondo persone informate sui fatti. In particolare la formulazione sembrerebbe conferire unicamente a Trump il potere decisionale definitivo e ciò apre una serie di interrogativi, tra cui quello su come verrebbero utilizzati i pagamenti effettuati per entrare a far parte del Board.
Gli alleati europei starebbero lavorando per ottenere la riscrittura di alcune parti del piano, chiedendo anche l’aiuto dei paesi arabi che potrebbero avere un’influenza sul presidente americano.
Il dialogo tra Trump e gran parte dei paesi europei continua così a complicarsi. Sullo sfondo continua a pesare l’esplicita ambizione di acquisizione della Groenlandia da parte statunitense e la minaccia, rimasta per ora unicamente nello spazio dei social media, di Trump di imporre dazi fino al 25% alle nazioni che si opporranno al suo progetto di espansione territoriale.
Tra i funzionari europei in privato si sta facendo strada il sospetto che il piano di Trump vada al di là della questione Gaza ma sia di fatto un tentativo di superare e rimpiazzare le Nazioni Unite. Secondo loro il Board di Trump potrebbe configurarsi come un veicolo per avere un maggior controllo sulle questioni internazionali.
Scetticismo di Israele, Orban e Marocco dicono sì. Invitati anche Putin e Lukashenko, forse anche la Cina in lista
Il primo ministro israeliano Benjamin Nethanyahu è stato uno dei primi ad opporsi pubblicamente al piano di Trump, del quale è sostenitore in linea di principio ma di cui ha criticato l’inclusione di un comitato di Gaza al suo interno. Alcune nazioni come il Canada potrebbero accettare di entrare nel Consiglio per poi negoziare i punti più controversi successivamente, secondo persone informate sui fatti.
Tra i paesi che hanno segnalato con un certo entusiasmo di voler partecipare ci sono l’Ungheria di Orban, che ha definito un “onore” l’invito, e re Mohammed VI del Marocco. Putin è stato invitato, come ha confermato Trump, e il Cremlino ha detto che contatterà la Casa Bianca per definire i dettagli.
Anche la Cina sarebbe nella lista ma non è arrivata una conferma ufficiale.
Quanto è seria la minaccia degli Usa all’Europa? L’analisi di Columbia Threadneedle Investments
Anthony Willis, Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments, si interroga sulla situazione conflittuale tra Stati Uniti ed Europa, alla luce delle recenti minacce di ulteriori dazi.
Questa volta, scrive nella sua newsletter settimanale, gli europei, ” dispongono di ampi margini di manovra per reagire, con diverse opzioni di ritorsione a livello di Unione Europea. Tra queste vi è la possibilità di non ratificare l’accordo commerciale raggiunto nel 2025, oltre all’eventuale introduzione di dazi su 93 miliardi di euro di beni statunitensi.”
Willis cita anche lo strumento anti-coercizione, predisposto dalla UE ma mai utilizzato fino ad ora. “In teoria”, scrive, “questo strumento consentirebbe di spingersi molto oltre sul fronte delle restrizioni commerciali, della proprietà intellettuale e di altri ambiti sensibili; tuttavia, si tratterebbe di un processo lungo e complesso, da considerarsi come ultima risorsa. Al momento, non sembra che si sia ancora giunti a questo stadio.”
Osservando i mercati, dice Willis, si riscontra “una certa incredulità sul fatto che gli annunci vengano effettivamente tradotti in misure concrete. Un dazio del 25%, come ipotizzato per giugno, equivarrebbe a circa lo 0,2% del PIL dell’Unione Europea: un impatto economico relativamente contenuto, ma il punto più rilevante è la disponibilità degli Stati Uniti a esercitare una pressione significativa su alleati politici e militari.”
Diventa quindi cruciale per Washington domandarsi se ne valga davvero la pena. L’annessione, in qualunque forma, della Groenlandia metterà a rischio la stabilità della NATO e comprometterà la relazioni con molti paesi europei.
Per quanto riguarda il punto di vista europeo, l’approccio accomodante adottato nel 2025 nei confronti di Trump “potrebbe ora giungere al termine. È probabile che si assista a una risposta più decisa rispetto ad alcune delle ambizioni di Trump. L’atteggiamento conciliatorio dello scorso anno era comprensibile, in quanto finalizzato a mantenere il sostegno statunitense in relazione al processo di pace in Ucraina” ma ora “gli Stati Uniti stanno mettendo alla prova la sovranità di un Paese dell’Unione Europea e una reazione appare inevitabile. Questo scenario è destinato ad alimentare ulteriore incertezza sui mercati finanziari.”