Trump placa il panico: “Guerra finirà molto presto”. Sboom del petrolio, Wall Street e Btp sgasano
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Il 9 marzo è una data che sui mercati non passa inosservata. Diciassette anni fa ebbe infatti inizio il grande mercato toro post-crisi Lehman. Ieri è stato un 9 marzo dai toni ben differenti, ma per certi versi ha qualcosa di epico se si guarda all’andamento schizofrenico del grafico del petrolio. A fine giornata a ribaltare l’umore di petrolio e mercati chi hanno pensato le parole a sorpresa del presidente Usa circa l’evoluzione della guerra in Iran.
Lunedì al cardiopalma con lieto fine
Un lunedì che era iniziato sotto il segno del panico con i prezzi di greggio Wti e Brent schizzati entrambi di quasi il 30% a un soffio da 120 dollari al barile, termometro delle altissime tensioni per l’escalation bellica in Medio Oriente e il concreto rischio di uno stop prolungato del blocco dello Stretto di Hormuz. Contestualmente le Borse avevano iniziato la giornata a picco, Tokyo a oltre -5% e Borse Ue arrivate a cedere il 3% sotto la spinta dei timori di uno scenario di stagflazione. IN affanno tutti gli asset, titoli di Stato compresi, con rendimenti in rialzo sotto i timori di una inversione delle politiche monetarie con strette sui tassi per contrastare l’inflazione.
Nel corso della giornata le tensioni si sono iniziate a stemperare con l’ipotesi che i paesi del G7 rilasciassero riserve di emergenza di petrolio (si parla di possibile immissione sul mercato in una quantità pari a 300-400 milioni di barili). Ma la vera svolta arriva in serata con le parole di Donald Trump. Il presidente Usa ha segnalato che la guerra con l’Iran potrebbe finire presto.
Trump ribalta l’umore dei mercati
“Finirà presto, ma non questa settimana. Gli Stati Uniti sono molto più avanti rispetto al periodo di 4-5 settimane – sottolinea il presidente americano in un’intervista a Cbs -. Non hanno navi, non hanno comunicazioni e non hanno l’aeronautica. Teheran ha sparato tutto ciò che doveva sparare”.
Trump ha anche affermato che la sua amministrazione allenterà le sanzioni legate al petrolio su alcuni Paesi fino al ritorno del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz.
Parole che hanno messo le ali a Wall Street che è andata a chiudere in netto rialzo (+1,38% il Nasdaq, +0,83% l’S&P 500) con la volatilità indicata dall’indice VIX scesa di quasi il 7% in area 23. Contestuale la caduta dei prezzi del petrolio tornati praticamente da dove erano partiti, ossia in area 90 dollari, con quindi uno sbalzo impressionante di 30 dollari nel giro di meno di 24 ore.
Petrolio in picchiata, ma analisti rimangono cauti
E stamattina la discesa delle pressioni sul greggio continua con il futures sul Wti scadenza aprile 2026 in calo di quasi il 9% a 86,3 dollari, stesso andamento per il Brent che scivola in area 90,3 dollari. In risalita dell’1,5% l’oro in area 5.180 dollari l’oncia, così come il bitcoin che riaggancia quota 70mila dollari.
“Le parole di Trump non sono sufficienti – rimarcano stamattina gli esperti di Ing – . Il mercato avrà bisogno di una ripresa dei flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz per sostenere un calo dei prezzi del petrolio. In caso contrario, è improbabile che i massimi siano già stati raggiunti”. “Il ritorno dei flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz rimane cruciale. Più a lungo i flussi rimarranno limitati, più la produzione di petrolio a monte verrà interrotta. Ciò significa che ci vorrà più tempo per aumentare la produzione una volta ripresi i flussi”.
Sulle montagne russe anche i bond
Movimenti marcati anche sull’obbligazionario. I rendimenti dei Treasury a 10 anni hanno chiuso la giornata di ieri la sessione in calo di quattro punti base intorno al 4,09% dopo essere saliti fino al 4,21% proprio sui timori che il caro energia infiammi l’inflazione e ribalti le attese sulle prossime mosse di Fed e Bce.
Anche in Europa ci sono state tensioni sui bond con i rendimenti dei Btp saliti sul secondario oltre il 3,8% nel corso della giornata di ieri, mentre stamattina ritracciano in area 3,51%, sostanzialmente ai livelli di settimana scorsa. I contratti swap nel corso della giornata di ieri indicavano una probabilità del 60% che la Bce aumentasse i tassi due volte quest’anno, hanno chiuso la giornata con quote di prezzo più vicine al 35%.