Notizie Notizie Mondo Tassi Bce, due rialzi nel 2026? La nuova scommessa dei mercati

Tassi Bce, due rialzi nel 2026? La nuova scommessa dei mercati

9 Marzo 2026 17:17

Lo scoppio del conflitto in Iran ha radicalmente cambiato lo scenario. Sui mercati l’impatto più forte, immediato è stato quello registrato tra le commodity, con i prezzi di petrolio e gas che sono andati alle stelle. Movimenti che hanno riportato in primo piano anche i timori di una nuova spirale inflazionistica, con ripercussioni sulla traiettoria dei tassi (soprattutto in Europa).

Bce e due rialzi nel 2026? La nuova scommessa dei mercati

Solo un mese fa, la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, aveva indicato che l’inflazione era in una “buona situazione”. Dichiarazioni che appaiono ora lontane. Con l’Europa che rischia di finire in un’altra crisi energetica, gli operatori segnalano una visione molto diversa. Tanto che ora, secondo le stime raccolte da Bloomberg, i mercati scommettono su due aumenti dei tassi di interesse da parte della Bce nel corso del 2026.

Con la guerra in Medio Oriente che si protrae per la seconda settimana, l’attenzione degli investitori si stanno concentrando sulle vulnerabilità energetiche dell’Europa e su come queste si potrebbero ripercuotere sui mercati. “I mercati sono sempre più preoccupati che le dinamiche dei prezzi dell’energia possano spingere la Bce fuori dalla sua zona di comfort”, ha affermato Rainer Guntermann, strategist dei tassi di Commerzbank AG. “Se le aspettative di inflazione dovessero sfuggire di mano, questo potrebbe forzare la Bce a intervenire.”

Alcuni investitori hanno, tuttavia, avvertito che i mercati si sono spinti troppo oltre nel prezzare ulteriori aumenti dei tassi. Per Laura Cooper, global investment strategist and head of macro credit di Nuveen, “i mercati stanno affrontando uno shock geopolitico, ma il manuale degli investitori non sta funzionando. I titoli di Stato non si stanno comportando come beni rifugio affidabili, poiché i timori di inflazione legati all’aumento dei prezzi del petrolio superano i timori di crescita, sconvolgendo il tradizionale modello di avversione al rischio. Sebbene la durata del conflitto rimanga cruciale, i mercati hanno già iniziato a ridimensionare le aspettative di taglio dei tassi, una rivalutazione che appare sempre più prematura”.

E ha aggiunto: “i mercati dei tassi hanno già reagito: le previsioni di un taglio completo da parte della Fed sono state spostate da luglio a settembre, le ipotesi sull’allentamento da parte della Banca d’Inghilterra sono state drasticamente ridimensionate e le aspettative sulla Bce sono passate da un possibile taglio nel 2026 a una pausa prolungata. Tuttavia, le banche centrali stanno entrando in questa fase con una minore flessibilità politica, rischi di dominanza fiscale e una maggiore incertezza sul compromesso tra crescita e inflazione”.

Impatto sull’inflazione: la view di IG Italia

Il FMI ha già avvertito che un aumento del 10% del petrolio, se mantenuto per gran parte dell’anno, può aggiungere circa 0,4 punti percentuali all’inflazione globale. “Riteniamo che un incremento duraturo di $10 al barile possa valere circa 0,2-0,3 punti percentuali di inflazione in più. Se i prezzi petroliferi restassero stabilmente sopra $100 e magari verso $110-$120 per settimane o mesi, il colpo su inflazione e aspettative inflazionistiche sarebbe significativo”, indica Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, avvertendo che per l’Europa il problema è doppio. “Non c’è solo il petrolio, ma anche l’aumento del prezzo su gas, che si riflette sul costo dei trasporti e della logistica – chiarisce l’esperto -. La Commissione europea e la Bce hanno già mostrato in passato che gli shock energetici sottraggono reddito reale alle economie importatrici e tendono a rallentare la crescita mentre spingono in alto l’inflazione. È esattamente il meccanismo da cui nasce il timore di stagflazione. Per l’Italia la situazione è molto delicata, perché il nostro sistema produttivo resta particolarmente legato ai costi energetici”.

La Federal Reserve e la Banca centrale europea (Bce) si riuniranno nella stessa settimana, con le decisioni che arriveranno a stretto giro. La due giorni di riunioni del Fomc è in calendario il 17-18 marzo, mentre la decisione della Bce è prevista per giovedì 19 marzo. Non sono attesi cambi in termini di politica monetaria, ma nel corso delle conferenze stampa di Jerome Powell e Christine Lagarde saranno in primo piano le tensioni sui mercati dopo lo scoppio del conflitto in Iran.