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Trump gongola per Pil Usa e prevede boom fino a +9%. Esperto lo smonta

L’incredibile espansione, secondo il presidente, potrebbe diventare realtà nel caso in cui il deficit commerciale venisse ridotto “della metà”.

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Chi aveva previsto il peggio per il Pil Usa con Donald Trump alla Casa Bianca, per ora dovrà tacere, di fronte a quel balzo del 4,1% che il dato relativo all’economia americana, come è stato comunicato lo scorso venerdì, ha segnato nel secondo trimestre del 2018. L’espansione è stata la migliore in quasi quattro anni, precisamente dal 4,9% del terzo trimestre del 2014: si è trattato inoltre del terzo migliore ritmo di crescita dalla Grande Depressione.

Trump non ha certo mancato di esprimere il suo entusiasmo, con toni trionfalistici che possono essere anche compresi, viste le stime spesso nefaste snocciolate da diversi economisti e legate alla sua presidenza. Il presidente ha però scelto anche, come al solito, la via dell’eccesso: nel corso di un’intervista rilasciata al talk show condotto da Sean Hannity ha, secondo alcuni, dato letteralmente i numeri, immaginando tassi di espansione per l’economia americana che fanno impallidire il dato di venerdì scorso, pari all’8-9%.

L’incredibile boom, secondo lui, potrebbe diventare realtà nel caso in cui il deficit commerciale venisse ridotto “della metà”.

“Se lo dimezzerò, a quel punto potremo crescere di altri tre o quattro punti – ha detto, nel corso dell’intervento radiofonico inatteso – Saremmo all’8 o al 9%. Non vedo l’ora di vedere i numeri del prossimo trimestre…Credo che il 4,1% sia solo il trampolino di lancio”.

Trump non ha precisato se le sue stime si riferiscano alla performance del Pil  su base trimestrale o annua. Immediata è stata in ogni caso la reazione, in particolare, di Mike Gallagher, managing director della società di consulenza finanziaria Continuum Economics che, in un’intervista rilasciata alla Cnbc, ha commentato i numeri stellari previsti dal presidente:

“No, no, niente affatto. Sarà difficile perfino riuscire ad arrivare al 3%, in un’ottica di lungo periodo”.

Il motivo?

Secondo Gallagher, gli effetti – sicuramente fino a oggi espansivi – della riforma fiscale di Trump che si è tradotta in un forte taglio delle tasse, saranno solo temporanei.

“Una volta che si arriverà a fine 2019 e al 2020, le conseguenze della politica fiscale scateneranno più una contrazione che una espansione”. E “con la Fed che continuerà ad alzare i tassi, nel 2020 si faticherà davvero ad arrivare a una crescita del 3%, tanto che, a essere onesto, credo che si avvicinerà più al 2% che al 3%”.