Notizie Asset Class Missili sul maxi hub del GNL, il gas europeo torna a correre

Missili sul maxi hub del GNL, il gas europeo torna a correre

19 Marzo 2026 12:47

I prezzi europei del gas naturale tornano sotto pressione dopo gli attacchi missilistici iraniani che hanno colpito il più grande impianto di esportazione di gas naturale liquefatto al mondo. Il mercato teme che i danni possano tradursi in una nuova fase di scarsità dell’offerta globale, con effetti destinati a riflettersi sui prezzi per un periodo non breve.

I futures di riferimento sono balzati fino al 35% oggi, spingendo le quotazioni a oltre il doppio rispetto ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto. Sotto osservazione c’è soprattutto Ras Laffan, snodo strategico del GNL mondiale da cui transita circa un quinto dell’offerta globale, la cui operatività ridotta rischia di prolungare la tensione sia in Europa sia in Asia.

Il colpo a Ras Laffan che spaventa i mercati energetici

La Ras Laffan Industrial City, in Qatar, si estende su circa 295 chilometri quadrati, una superficie pari a quasi un terzo di quella di New York e rappresenta uno degli snodi più strategici per il mercato energetico globale. Oltre agli impianti di liquefazione del gas naturale, il complesso ospita infrastrutture chiave per l’intera filiera, tra cui un impianto gas-to-liquids, siti di stoccaggio del GNL, unità per la separazione dei condensati e una raffineria. Secondo QatarEnergy, l’attacco avvenuto nella notte ha colpito l’impianto GTL, mentre un secondo raid condotto questa mattina ha danneggiato anche le strutture dedicate al GNL, provocando incendi e danni estesi.

Il peso di Ras Laffan sugli equilibri energetici internazionali aiuta a comprendere la portata dell’accaduto. In base ai dati di tracciamento navale elaborati da Bloomberg, nel 2025 l’impianto ha rappresentato il 19% delle esportazioni mondiali di GNL. Secondo l’Energy Institute, le forniture partite da questo sito hanno coperto oltre un quinto del consumo totale di gas di Paesi come India, Taiwan e Pakistan. Sebbene le spedizioni fossero già state sospese all’inizio del mese per effetto del conflitto, gli ultimi attacchi rafforzano il rischio che i prezzi del gas restino elevati più a lungo sia in Europa sia in Asia.

Non a caso il mercato teme che il danno possa andare oltre l’emergenza immediata. Alcuni esperti citati da Bloomberg sottolineano come al momento non vi siano indicazioni su una rapida ripresa delle attività. A rendere il quadro ancora più teso contribuiscono anche le ripercussioni regionali: gli impianti di gas di Habshan, ad Abu Dhabi, sono stati fermati dopo essere stati colpiti da detriti caduti in seguito all’intercettazione di un attacco. Sul fronte politico, il presidente Donald Trump ha dichiarato sui social che gli Stati Uniti reagiranno in caso di nuovi attacchi contro gli impianti di GNL del Qatar.

Prezzi in tensione e timori per le forniture estive europee

Il mercato del gas naturale si prepara quindi a una nuova fase di volatilità, viste le dichiarazioni arrivate dal Qatar che riporta “danni estesi” al complesso che ospita il più grande impianto di gas naturale liquefatto al mondo, colpito da una serie di attacchi iraniani. La reazione dei prezzi è stata immediata: i contratti europei sul gas hanno già guadagnato oltre il 70% dall’inizio della guerra con l’Iran alla fine del mese scorso, mentre i futures asiatici sul GNL segnano un rialzo dell’88%. Anche negli Stati Uniti, tradizionalmente più riparati dalle oscillazioni globali grazie al ruolo di grande esportatore, i futures hanno registrato un aumento fino al 6,3% nelle prime contrattazioni di oggi.

Per l’Europa, inoltre, l’escalation arriva in una fase particolarmente delicata: con stoccaggi ridotti dopo l’inverno, il continente dovrà aumentare gli acquisti di carichi di GNL nei mesi estivi per ricostituire le riserve, trovandosi però a competere con l’Asia per volumi che rischiano di diventare più scarsi.

Gas europeo, prezzi in corsa con l’escalation in Medio Oriente

Fonte Bloomberg 19/03/2026

Dal grafico elaborato su dati Bloomberg emerge con chiarezza l’andamento del prezzo del gas naturale europeo da inizio anno a oggi. A colpire è soprattutto l’accelerazione registrata con l’esplosione del conflitto in Iran, che ha spinto le quotazioni fino agli attuali 63 euro per MWh nella giornata del 19 marzo. L’impennata della curva riconduce alla chiusura delle contrattazioni del 27 febbraio, quando nella notte, nel corso di quel fine settimana, i bombardamenti statunitensi sull’Iran hanno segnato l’avvio di una nuova fase di escalation in Medio Oriente. Una crisi che ora coinvolge direttamente anche aree strategiche e impianti legati alla produzione energetica.

Secondo gli analisti di ING, la decisione di colpire asset energetici iraniani appare singolare, se si considera che nelle ultime settimane l’amministrazione statunitense aveva cercato di contenere le pressioni rialziste sui prezzi del petrolio. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche, però, hanno finito per prevalere su questi tentativi e, soprattutto alla luce delle ritorsioni, suggeriscono un ulteriore potenziale di rialzo per i prezzi.

Se i danni alla Ras Laffan Industrial City dovessero interessare le strutture dedicate al GNL, le tensioni sui mercati globali non dipenderebbero più soltanto dalla ripresa dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, ma anche dai tempi necessari per il ripristino degli impianti. Anche nel caso in cui le infrastrutture per il gas naturale liquefatto risultassero in larga parte intatte, il mercato sarebbe comunque destinato a incorporare un premio al rischio più elevato, alla luce della crescente minaccia che grava sugli impianti energetici della regione.

Sul fronte del posizionamento, gli ultimi dati analizzati da ING mostrano che i fondi d’investimento continuano ad aumentare le posizioni nette lunghe sul TTF, in un contesto ancora segnato dalle persistenti difficoltà dell’offerta sul mercato del GNL. Nell’ultima settimana di rilevazione sono stati acquistati 37,9 TWh, con una posizione netta lunga salita a 234,3 TWh, il livello più alto da febbraio 2025. Dall’inizio degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, la posizione netta lunga sul TTF è aumentata complessivamente di 113 TWh.