Notizie Notizie Mondo Banche Centrali Bce: tassi invariati e nuove stime su crescita e inflazione. Lagarde: “ben posizionati” per gestire rischi guerra

Bce: tassi invariati e nuove stime su crescita e inflazione. Lagarde: “ben posizionati” per gestire rischi guerra

19 Marzo 2026 14:34

Come da attese, la Banca centrale europea (Bce) ha lasciato invariati i tassi di interesse di riferimento nella riunione terminata poco fa. I tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale restano dunque fermi al 2,00%, al 2,15% e al 2,40%, rispettivamente.

Nel comunicato ufficiale, il Consiglio direttivo ha espresso una prima valutazione sulla guerra in Medio Oriente nel breve e nel medio termine. Inoltre, ha reso note le nuove proiezioni su crescita e inflazione. Focus ora sulla conferenza stampa della presidente Christine Lagarde.

L’outlook Bce sull’impatto del conflitto in Medio Oriente

“La guerra in Medio Oriente”, si legge nel comunicato, “ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica.”

Nel dettaglio, “il conflitto avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell’energia influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia.”

Tuttavia, la Bce “si trova in una posizione favorevole per affrontare tale incertezza. L’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2%, le aspettative di inflazione a più lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri.”

I dati in uscita nei prossimi mesi “consentiranno di valutare l’impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi a esse associati. Il Consiglio direttivo segue attentamente la situazione e definirà in modo appropriato la politica monetaria grazie al suo approccio fondato sui dati.”

Le nuove proiezioni economiche della Bce

In via eccezionale, i funzionari hanno incluso nella loro analisi i dati disponibili fino all’11 marzo, per tenere conto dei primi impatti legati alla guerra.

“Nello scenario di base l’inflazione complessiva si collocherebbe in media al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Rispetto alle proiezioni di dicembre, l’inflazione è stata rivista al rialzo, in particolare per il 2026, in ragione dell’incremento dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente.”

L’inflazione core, al netto della componente energetica e alimentare, “si porterebbe in media al 2,3% nel 2026, al 2,2% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Anche tali valori sono più elevati rispetto alle proiezioni di dicembre, principalmente per effetto dei rincari dei beni energetici che si trasmettono all’inflazione al netto di energia e alimentari.”

Per quanto riguarda il Pil, gli esperti “si attendono una crescita economica pari in media allo 0,9% nel 2026, all’1,3% nel 2027 e all’1,4% nel 2028, con una revisione al ribasso, in particolare per il 2026, derivante dagli effetti a livello mondiale che la guerra produrrà sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sul clima di fiducia. Al tempo stesso, il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, la spesa pubblica per difesa e infrastrutture dovrebbero continuare a sostenere la crescita.”

Sulla base di alcuni scenari alternativi formulati dai funzionari, “un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas comporterebbe un’inflazione più alta e una crescita più bassa rispetto allo scenario di base delle proiezioni. Le implicazioni per l’inflazione a medio termine dipendono in misura determinante dall’entità degli effetti indiretti e di secondo impatto di uno shock energetico più forte e persistente”.

Confermato dunque l’approccio data-driven: “le decisioni sui tassi di interesse saranno basate sulla sua valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.”

I temi chiave della conferenza di Lagarde

Nella consueta conferenza stampa post meeting presieduta da Christine Lagarde, gran parte dell’attenzione era rivolta al complesso contesto geopolitico e gli impatti che l’impennata dei prezzi energetici potrebbe avere sull’inflazione. Proprio oggi il gas europeo (future sul TTF) ha registrato una nuova impennata, a seguito del lancio di missili sull’importante hub di Ras Laffan, in Qatar, snodo strategico del GNL mondiale da cui transita circa un quinto dell’offerta globale.

Dopo aver esposto lo statement ufficiale, Christine Lagarde ha sottolineato come il conflitto in Iran stia già pesando sui redditi reali e sulla fiducia, con potenziali impatti ancora più severi. La Presidente ha sottolineato che i rischi per la crescita sono orientati al ribasso, specialmente nel breve periodo, mentre i rischi per l’inflazione sono orientati al rialzo nel medesimo orizzonte temorale, spinti principalmente dal costo dell’energia.

Oltre alla guerra in Iran, Lagarde ha citato tensioni geopolitiche e possibili shock commerciali come ulteriori minacce, abbandonando il precedente monito relativo all’euro forte .

Lagarde ha descritto un Consiglio Direttivo “calmo, determinato e focalizzato sui dati”, rivelando che la decisione è stata presa all’unanimità. Pur ammettendo che la situazione attuale non sia ottimale, la presidente ha rassicurato i mercati: “Partiamo da una buona base e siamo ben equipaggiati per gestire lo sviluppo di questo grande shock in corso”.

L’approccio basato sui dati, ha spiegato, non cambierà nel metodo, ma comporterà un’attenzione “particolare” verso i mercati delle materie prime.

Interpellata sui possibili insegnamenti derivanti dall’impennata inflattiva del 2022, la Presidente Lagarde ha rivendicato la solidità dell’attuale assetto della Bce e ha descritto l’attuale posizionamento della banca attraverso la formula del “tre volte due”: un’inflazione al 2% (prossima al target nel medio termine), aspettative di inflazione a medio termine al 2% e tassi di interesse al 2%.