Tether fa cilecca, crollo a Wall Street del clone di Strategy. Ardoino vira sull’oro con acquisti record
Fonte immagine: iStock
Debutto decisamente amaro per Twenty One Capital, società di tesoreria Bitcoin che vede come principale azionista il colosso delle stablecoin Tether.
Chi è Twenty One Capital
Il titolo al debutto ieri a Wall Street è arrivato a cedere oltre il 24,3% a 10,8 dollari per poi chiudere in calo del 20% a 11,42 $. Twenty One Capital, società nata dalla fusione con il veicolo Cantor Equity Partners, sostenuta da Cantor Fitzgerald, società di investment banking e intermediazione presieduta da Brandon Lutnick, figlio del Segretario al Commercio degli Stati Uniti Howard Lutnick.
Twenty One Capital annovera come principale azionista Tether, l’emittente della stablecoin Usdt, affiancato dall’exchange crypto Bitfinex (controllata da iFinex, la stessa società che controlla Tether) e quote minoritarie del 24% circa sono invece detenute dall’investitore tech giapponese SoftBank.
“La quotazione alla Borsa di New York significa dare al bitcoin il posto che merita nei mercati globali e offrire agli investitori il meglio del bitcoin: la sua solidità come riserva di valore e il potenziale di crescita di un’azienda costruita direttamente su di esso”, ha commentato il ceo di Twenty One, Jack Mallers, che ha suonato la campanella di avvio negoziazioni a Nyse di New York con a fianco il ceo di Tether, Paolo Ardoino.
Titoli tesoreria crypto sotto pressione
Con 43.514 bitcoin detenuti, per un valore di circa 4 miliardi di dollari, Twenty One Capital risulta la terza maggiore azienda detentrice di bitcoin, ben distante dalla leader assoluta Strategy di Michael Saylor che domina la pattuglia delle società che detengono la criptovaluta con oltre 660mila BTC e sta vivendo un periodo di forti pressioni con quotazioni del titolo crollate di oltre il 50% e il ceo Phong Le che ha palesato il rischio che la società si trovi costretta a vendere il token se il suo mNAV – un rapporto tra il valore aziendale e il patrimonio in Bitcoin – scenderà sotto uno.
L’incognita mNAV
Le società di tesoreria di asset digitali hanno perso terreno negli ultimi mesi in un contesto di più ampia riduzione delle criptovalute (Bitcoin crollato del 27% circa dai massimi di inizio ottobre), alimentando preoccupazioni per lo stress di questa tipologia di società, in particolare sulla metrica “mNAV”, il valore aziendale di un’azienda rispetto alle sue partecipazioni in criptovalute.
Un valore sopra 1 dell’mNAV implica che il mercato stia attribuendo un premio alle partecipazioni in BTC della compagnia, mentre una lettura sotto 1,0 suggerisce uno sconto — potenzialmente un campanello d’allarme o un’opportunità, a seconda delle prospettive dell’investitore.
Tether fa incetta di lingotti
Tether aveva indicato un obiettivo di 15 miliardi di dollari di utile per l’intero 2025 che potrebbe essere a rischio visto lo sboom delle quotazioni del bitcoin, così come il ritracciamento dei rendimenti dei Treasury e in parte anche dell’oro, quindi tutti e tre i principali asset detenuti in grosse quantità da Tether.
Nelle scorse settimane S&P Global ha declassato USDT, la più grande stablecoin al mondo gestita da Tether, avvertendo che un calo del valore di Bitcoin potrebbe lasciare il token sottocollateralizzato.
Dall’ultimo report trimestrale del World Gold Council è spuntato il nome di Tether tra i primi 30 detentori di oro al mondo. Nel terzo trimestre ha portato le sue riserve auree a circa 116 tonnellate, aumentate di 26 tonnellate rispetto al trimestre precedente, risultando quindi il più grande acquirente davanti alla Banca Nazionale del Kazakistan (18 tonnellate) e a quella del Brasile (15 tonnellate).