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Tesla fine di un sogno? Pronto l’assedio Volkswagen e di altre rivali EV, mentre Musk si diletta in giochetti NTF vendendo i suoi tweet

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Fari puntati sul titolo Tesla, dopo i recenti sell off che si sono abbattuti sull’azione con la rotazione dai titoli growth ai titoli value, ma anche per le ‘trovate’ varie del fondatore Elon Musk che, dopo essersi fatto battezzare dalla sua stessa società Technoking (praticamente re dell’hi-tech), ha prima messo in vendita un suo tweet bollandolo come NTF, per poi rifiutare un’offerta che si è presentata per $1 milione.

Tesla, il sogno è finito? Mentre Elon Musk si diletta in vari giochetti c'è chi parla della minaccia crescente di Volkswagen
CENTURY CITY, CA – AUGUST 12: A general view of the Tesla Store at the Westfield Century City shopping mall on August 12, 2020 in Century City, California. (Photo by AaronP/Bauer-Griffin/GC Images)

Il tweet in questione – visibile nell’account di Twitter di Musk – ha incluso una canzone, con il testo che recitava: “NFT for your vanity. Computers never sleep. It’s verified. It’s guaranteed.” Tradotto, “NTF per la nostra vanità. I computer non dormono mai. E’ accertato. E’ garantito”.
A tal proposito, è bene ricordare cosa sono gli NTF, che rappresentano sempre di più un mercato in espansione. Si tratta delle non-fungible token, di cui si è parlato molto soprattutto all’evento di cronaca che ha visto protagonista l’acquisto dell’enorme collage in Jpeg dell’artista Beeple, l’opera ‘Everydays: the First 5,000 Days’, battuta all’asta di Christie’s lo scorso 11 marzo per quasi 70 milioni di dollari (con il pagamento che è avvenuto da un certo Metakova tramite ether).
Evidentemente, per farsi notare, Elon Musk ha cavalcato l’onda, come si vede e si legge (e si ascolta anche) dal tweet.
Nel momento in cui si è presentata tuttavia un’offerta reale per il suo ‘NTF’, il fondatore di Tesla ha detto no: “In realtà non mi va ora di vendere questa cosa. Passo”.
Detto questo, la sua ‘opera d’arte’ ha avuto 10,7 milioni di visualizzazioni.
E mentre Musk si dilettava in questo giochetto, Tesla riportava l’ennesima sessione negativa, nonostante il recupero dei titoli growth, nella sessione di ieri, come i ben noti FANG o anche FAANG.
Gli scettici continuano a ritenere che, a questi livelli, il titolo ormai non abbia spazio per crescere, soprattutto se si considerano le rivali, sempre più determinate a crescere nel mercato delle auto elettriche (EV-electric vehichles). E non si tratta solo dei competitor cinesi come Nio (che in realtà ha visto le sue stesse quotazioni sbandare, nell’ultimo periodo).
Anche in Europa ci si sta dando un nel po’ da fare, se si considera la carrellata di annunci tedeschi che hanno messo il turbo a Volkswagen.
Ieri il gigante ha annunciato che, entro il 2030, costruirà 6 Gigafactory in Europa per alimentare i veicoli elettrici con l’aggiunta di investimenti globali nelle stazioni di ricarica. Ogni gigafactory avrà 40 GWh per un totale di 240 Gigawatt.
Il produttore auto numero due al mondo ha sottolineato che ha già accordi per due siti, e che sta esplorando opzioni per altri quattro impianti.
Scetticismo sul trend del titolo Tesla è stato manifestato nelle ultime ore, in particolare, dal gestore dei fondi di Lansdowne Partners, Per Lekander, in un intervento alla trasmissione della Cnbc “Squawk Box Europe”.
Lekander ha detto di ritenere che l’azione sia in bolla, tanto da essere short sul titolo. Tesla ha visto il proprio valore di mercato volare oltre quota $800 miliardi nei dodici mesi terminati a gennaio. Il valore di mercato è poi crollato a meno di $600 miliardi a febbraio, per poi risalire fino a $679 miliardi.
Secondo il gestore, questo sarà proprio l’anno in cui torneranno alla ribalta le rivali di Tesla, in particolar modo proprio Volkswagen, valutata al momento 119 miliardi di euro, l’equivalente di $141 miliardi, sul cui titolo Lekander è long.
“Ci sono alcune perle d’oro, che credo si confermeranno vincitrici nel lungo termine. Nel breve termine, credo nel macro trend secondo cui i tassi di interesse saliranno e il mercato si sveglierà, riconoscendo il fatto che le rivali non sono posizionate così male come si crede mentre invece sì, Tesla andrà giù”.
Il gigante di Musk non ha risposto alla richiesta di un commento presentata dalla Cnbc. Lekander, dal canto suo, ha fatto un paragone con la bolla dot com:
“Se pensate ai visionari che parlavano di Internet nel 1999, e se ascoltate quello che dicono oggi, vi renderete conto che stanno davvero sottovalutando quanto accadde allora. Le conseguenze furono anche più drastiche di ciò che avvenne davvero”.
Cisco, per esempio, oggi ha un valore di mercato molto più alto di quello del 2000. “Ma prima – ha ricordato Lekander – (il titolo) è crollato dell’80%. L’equivalente, in Europa, ha continuato Lekander, è stata probabilmente Nokia, il cui titolo segnò anch’esso un tonfo dell’80%.