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Tassi Btp di nuovo verso soglia del 3%, ritorna la febbre da spread?

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La carta italiana di nuovo sotto pressione. I segnali di nervosismo erano partiti già nella prima seduta di febbraio e si sono accentuati nelle ultime 48 ore in seguito all’emissione del nuovo Btp trentennale e ai crescenti timori sull’economia italiana, acuiti oggi dalla forte revisione delle stime di crescita da parte della commissione UE.

 

Spread ‘si mangia’ recupero ultimi due mesi

Lo spread si è così portato sopra quota 280 punti base, in allargamento di circa 40 pb rispetto ai minimi toccati nella parte finale di gennaio in area 240 pb. Il differenziale di rendimento si è così riportato sui livelli di quasi 2 mesi fa. Il rendimento del Btp a 10 anni si è spinto fino al 2,95%, sui massimi da inizio anno.

 

La recessione tecnica sancita dai dati Istat del 31 gennaio è stato il primo campanello d’allarme, che è stato inizialmente ignorato. I successivi tagli delle stime per il 2019 da parte delle principali istituzioni hanno contribuito ad alzare il livello di allerta sull’Italia che rischia un 2019 di stagnazione e di conseguenza si allontana il raggiungimento dei target concordati con Bruxelles.

Oggi è arrivata l’ufficializzazione delle nuove stime della Commissione Europea. Bruxelles ha abbassato le stime sulla crescita italiana prevista per il 2019 da +1,2% a +0,2%. Attesa una accelerazione moderata nel 2020 a +0,8%, 4 decimali di punto in meno rispetto alle previsioni di novembre.

Cresce il timore della necessità di una manovra-correttiva e oggi Il Messaggero parla di una correzione di circa 9 miliardi.

 

In generale il timore è che il mercato torni a guardare con diffidenza all’Italia; uno scenario di deficit e debito in aumento rischia infatti di allarmare i mercati facendo ritornare le tensioni emerse nel corso del 2018.

 

La fretta del Tesoro per nuova maxi emissione Btp 30 anni

Ad alimentare le tensioni sulla carta italiana ha contribuito anche l’annuncio, inatteso, di una nuova emissione a 30 anni, ultimata ieri con il collocamento sindacato di 8 miliardi di euro del nuovo Btp 2049. La domanda record di 41 miliardi ha fatto esultare il vice premier Matteo Salvini (“segno evidente della fiducia nell’Italia, nella sua economia e nel futuro del Paese”).

 

“La reazione negativa, dopo un rally prolungato e robusto, ci poteva stare anche perché aveva seguito a stretto giro il 15Y di gennaio e non si ricordano emissioni superiori ai 10 anni in mesi consecutivi da parte del Tesoro italiano”, sottolinea Alessandro Balsotti, Strategist e Gestore del JCI FX Macro Fund.

A pesare sull’umore dei Btp è stata la comunicazione in sè della nuova emissione, molto ravvicinata a quella precedente, sintomo dell’intenzione del Tesoro di sfruttare al massimo la forte ricerca di rendimento da parte degli investitori in questo primo scorcio del 2019 come confermato dalle positive emissioni in altri paesi periferici dell’Europa. Poi ieri il pricing della nuova emissione. Il nuovo titolo trentennale è stato collocato al prezzo di 99,594 corrispondente ad un rendimento lordo annuo all’emissione del 3,910%.

Il veloce rialzo dei rendimenti in così poche sedute è “un campanello d’allarme che il più generale carry trade che ha preso vita nelle 6 settimane successive al Natale può aver bisogno di una tregua importante – aggiunge Balsotti – . Intanto sul fronte politico la tensione tra i partner di governo sembra continuare a salire anche se una rottura della coalizione giallo-verde prima delle europee è altamente improbabile”.