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Stati Generali, Conte su Recovery Fund: ‘non ritardare risposte o salterà tutto’. Bonomi: ‘Stato paghi debiti a imprese’

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“Se ritarderemo le risposte potremo certificare il fallimento del mercato Unico, dei pilastri dell’Ue. Salterà tutto, il mercato Unico, il trattato di Schengen, salterà la protezione de benessere dei cittadini europei, delle imprese, delle famiglie”. Nell’aprire ieri la nuova giornata dei lavori degli Stati Generali dell’economia, il premier Giuseppe Conte ha lanciato un appello affinché Bruxelles si muova con risposte concrete, facendo seguire i fatti alle parole e alle belle proposte sul Recovery Fund.

Nel giorno chiave dell’incontro con gli industriali capitanati da Carlo Bonomi, il presidente del Consiglio ha ribadito l’auspicio di un intervento europeo celere, visto che “è evidente che, se non si interviene, uno shock sinergico coinvolgerà tutti. Ma chiaramente all’esito di queste macerie avremo dei paesi che avranno dimostrato una maggiore resilienza, sono forti dello spazio fiscale che non tutti hanno e a quel punto la frammentazione del mercato unico sarà così evidente che l’idea di Europa non la recupereremo più”.
D’altronde, nel caso specifico dell’Italia, se non arriveranno i soldi Ue, non sarà possibile neanche lanciare quel Recovery Plan che Conte ha intenzione di varare per il mese di settembre, attirandosi le critiche roventi dei più, visto che settembre non è certo alle porte. E visto che ci sono ancora imprese e cittadini che aspettano da mesi gli aiuti promessi dal governo, che siano sotto forma di bonus per gli autonomi o di cassa integrazione per i dipendenti.

Di questo piano per la ripresa il presidente del Consiglio è tornato a parlare. Il Recovery Plan italiano “su cui chiederemo i finanziamenti all’Europa e che presenteremo a settembre” deve “valutare bene la nostra capacità di spesa” e “va articolato per bene sia sul piano cronologico che sul piano dell’impatto finanziario”.
Insomma: “Non possiamo presentare un documento buttato lì solo per avere dei fondi molto prospicui: occorre presentare un progetto concreto per il nostro Paese. Con il quale noi stessi dovremo misurarci con dignità ed orgoglio”.
Riguardo al Recovery Fund europeo – condizione sine qua non per la ripartenza dell’Europa intera – “la partita decisiva sarà a luglio” anche se venerdì 19 giugno (domani per chi legge) “ci sarà un passaggio molto importante con il Consiglio europeo, anche se non determinante”.
“Siamo stati – ha continuato il premier – sulla linea del fronte, quella più avanzata, per rivendicare una risposta europea robusta, coordinata e vigorosa. Ci siamo battuti all’inizio quando i miei omologhi, la maggior parte dei Capi di stato e di governo riteneva che servisse attendere per elaborare delle risposte, quando invece noi abbiamo subito manifestato chiarezza sulla portata di questa recessione e abbiamo invitato tutti a considerare che non potevamo ritardare oltre. Perché è chiaro che se tu ritardi la risposta, le cifre che si stanno programmando non saranno sufficienti. Ma io ho detto molto di più: saranno del tutto inutili”.
Il quadro disegnato dalla crisi coronavirus-COVID-19 è drammatico, e su questo Conte non ha fatto tanti giri di parole. Quella attuale “è la crisi più profonda degli ultimi 70 anni, la più profonda della storia della Repubblica, in uno scenario recessivo che investe tutta l’economia mondiale e che difficilmente risparmierà dei settori”. Una ulteriore prova arriva dai dati dell’Istat sul fatturato dell’industria,  diramati ieri, che “fotografano una congiuntura drammaticamente difficile”.
“Il quadro macro-economico che abbiamo di fronte si presenta molto complesso, da subito siamo stati consapevoli che questa emergenza avrebbe portato con sé alti costi, oltre che umani, economici e sociali”.

Conte risponde a Bonomi: per noi imprese pilastro società

Sulle critiche di un atteggiamento incentrato sull’assistenzialismo, arrivate soprattutto dal numero uno di Confindustria Carlo Bonomi, Conte ha risposto a tono:
“Qualcuno crede che questo governo abbia un pregiudizio nei confronti della libera iniziativa economica. Voglio precisarlo molto chiaramente: le misure che abbiamo elaborato e inserito nei nostri provvedimenti sono dedicate al sostegno delle imprese. Da parte di questo governo c’è una costante attenzione per il sostegno alle imprese. Per noi l’impresa è un pilastro della nostra società”.
Insomma: “nessun pregiudizio da parte del governo, possiamo avere diversità di opinioni e valutazioni, ci sta, ma qui non c’è nessun pregiudizio ideologico“.
Vale la pena di ricordare che, in un’intervista a Les Echos, Bonomi aveva detto chiaramente che “l”Italia sta scegliendo di favorire l’assistenza anziché liberare l’energia del settore privato”. E invece no, ha risposto il presidente del Consiglio. Anche perchè “preservare l’impresa e metterla in condizione di poter affrontare vigorosamente e in modo resiliente uno shock come questo è una priorità del nostro Paese, altrimenti non andiamo da nessuna parte”.
Proprio per questo, “finito questo ciclo di incontri, inizieremo subito a lavorare con celerità: già dalla prossima settimana inizieremo a ricavare la versione finale” del piano di rilancio. Ecco perché – ha detto rivolgendosi agli industriali – vi chiedo di farci arrivare subito le vostre osservazioni. Una volta ricavata la versione finale e messo a punto il rilancio dell’azione del Governo, noi andremo a declinare delle priorità, a dare una prospettiva diacronica a quei progetti: dopodiché ricaveremo quello che sarà il più circoscritto Recovery Plan italiano”.
Riguardo al faccia a faccia tra il premier Conte e Carlo Bonomi, largamente atteso soprattutto dopo le picconate di Bonomi, che non ha esitato nella prefazione del volume “Italia 2030. Proposte per lo sviluppo” a manifestare tutta la sua delusione per le decisioni prese fin qui dal governo,  Conte non ha mancato di rispondere per le rime alle critiche del capo di Confindustria, non senza ironia:
“In questo progetto che avete davanti voi troverete anche una misura che il dottor Bonomi ci voleva ‘rubare’: qui c’è il piano di transizione 4.0 ma c’è anche il nuovo piano di transizione impresa 4.0 plus, dedicato a chi vorrà volgere le sue attenzioni e innovare in modo ancora più spiccato, abbracciando le nuove tecnologie digitali ancor più sofisticate, l’intelligenza artificiale, il blockchain, una transizione green ancora più spinta”.

Bonomi: pagare debiti PA a imprese. Non crediamo in Stato cattivo

Intervistato dal TG5, Bonomi ha poi detto la sua sui rapporti con il governo, smorzando le tensioni dei giorni scorsi e dichiarando che “i rapporti sono stati e sono buoni”. “C’è stima reciproca, ma Confindustria ha la possibilità e il dovere di fare critiche e proposte, cosa che abbiamo sempre fatto”. Noi “abbiamo spinto il governo ad anticipare le proposte, volevamo capirle. Abbiamo proposto tre temi: produttività, qualità ed efficienza della spesa pubblica, la riduzione graduale del debito pubblico”.
Bonomi ha confermato l’urgenza di “pagare i debiti dello Stato verso le imprese: abbiamo 50 miliardi bloccati e abbiamo la necessità di onorare i contratti. Le accise sull’energia poi vanno restituite, mentre per i rimborsi Iva non è pensabile che aspettiamo 60 mesi in media”.
Ancora: “Abbiamo un’occasione storica -con tutti gli interventi messi a disposizione dall’Ue: parliamo di 450 miliardi, il 25% del Pil italiano, possiamo veramente rilanciare il paese e riformarlo. Dobbiamo però cambiare le infrastrutture dello Stato, altrimenti non avremo la possibilità di andare da nessuna parte”.
Dal suo profilo Twitter Bonomi lo ha precisato: @Confindustria non crede in uno Stato cattivo contrapposto al privato buono. Ciò che chiediamo è una democrazia moderna con istituzioni efficienti e funzionanti, cioè con una #PA “buona”, come già indicato e chiesto da Governatore (di Bankitalia)
Ancora prima, Carlo Bonomi aveva invitato però tutti al mea culpa: “l’impegno contro una nuova dolorosa recessione può avere successo solo se non nascondiamo colpe ed errori commessi da tutti negli ultimi 25 anni. Ora si onorino i contratti / debiti verso le #imprese”.
Insomma, Bonomi ha smorzato i toni, ma il messaggio al governo di Conte rimane chiaro e duro. Anche perchè, come ha fatto notare, La “#CassaIntegrazione è stata anticipata in vasta misura dalle imprese, e ci sono stati “gravi ritardi nche per le procedure annunciate a sostegno liquidità”, tanto che “le misure economiche dell’Italia si sono rivelate più problematiche di quelle dell’Unione Europea”. Per non parlare dei debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese, e anche della necessità di adeguarsi a quanto stabilito addirittura dalla Cassazione: venga rispettata subito, ha detto Bonomi, la sentenza che impone allo Stato di restituire alle imprese 3,4 miliardi di accise sull’ energia.
Dal canto suo Conte non si è unito al mea culpa collettivo proposto da Bonomi:
“Facciamo ammenda per eventuali carenze, abbiamo l’umiltà di ammettere ritardi ed errori, ma dobbiamo avere la consapevolezza che non possiamo essere chiamati a rispondere di carenze strutturali che il sistema Italia si porta dietro da circa 20 anni”.
Il presidente del Consiglio ha difeso a spada tratta, inoltre, gli interventi lanciati dall’esecutivo facendo notare che, di fronte alla “sfida più importante, abbiamo reagito da subito e messo in campo importanti misure, abbiamo messo sul campo una risposta vigorosa con lo scostamento da 80 miliardi”. In ogni caso, “era impensabile e velletario pensare che tutte queste misure da adottare nel giro di qualche settimana potessero dispiegarsi di punto in bianco. Delle criticità si sono rivelate, è chiaro, e anche per la liquidità non è sufficiente disegnare un modello normativo e pensare che tutto un sistema articolato possa conformarsi all’unisono”. Però il punto è che in Italia esistono “problemi strutturali che si trascinano e non siamo ancora riusciti a risolvere”.