Sprofondo oro sotto 4.000 $, crolla anche il petrolio. Ecco cosa sta succedendo
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Dopo una cavalcata trionfale del 2025, l’oro continua a sbandare e oggi ha rotto brevemente al ribasso la soglia dei 4.000 dollari l’oncia.
Tonfo sotto quota 4mila
Il metallo giallo ha visto i prezzi scendere fino a quasi -3% a 3.990 dollari all’oncia, sui minimi da ottobre 2025. Secondo Bloomberg, la correzione rappresenta il primo vero stop di un movimento rialzista che aveva portato le quotazioni a macinare record su record negli ultimi anni.
Il dietrofront dell’oro si è accentuato settimana scorsa in scia ai toni più restrittivi del previsto da parte della Federal Reserve nella prima riunione con il nuovo governatore Kevin Warsh. Il mercato ha progressivamente escluso l’ipotesi di futuri tagli dei tassi, rendendo i lingotti meno attraenti rispetto agli asset che generano rendimento come i titoli del Stato.
“Il principale fattore dietro il recente calo dell’oro è stato un significativo repricing delle aspettative sui tassi di interesse,” rimarca oggi Ewa Manthey, strategist delle materie prime di Ing.
Diverse grandi banche hanno tagliato le loro previsioni sull’oro. Goldman Sachs ha ridotto di ben 500 dollari la sua previsione che ora prevede la chiusura dell’anno a 4.900 dollari all’oncia; Deutsche Bank AG ha ridotto la stima per il quarto trimestre del 17%.
Re dollaro miete tante vittime
Molto male anche le altre maggiori commodity con argento a -4,3% in area 59 dollari, mentre il petrolio Wti viaggia a ridosso dei 70 dollari con un calo di oltre il 4% così come il Brent.
A incidere molto sul sentiment è un dollaro statunitense più forte e le crescenti aspettative di aumenti dei tassi della Federal Reserve hanno ridotto l’attrattiva delle commodity.
Il petrolio Wti non scendeva sotto quota 70 dollari dai primi di marzo. Sull’oro nero a incidere sono anche gli sviluppi della deescalation in Iran, con sempre maggiori evidenze che l’attività di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz si sta costantemente riprendendo.
Bank of America ha ridotto le stime per il Brent e adesso vede le quotazioni scendere in area 70 dollari nel 2027 presupponendo una piena ripresa dei transiti dello Stretto di Hormuz durante il terzo trimestre di quest’anno.