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Spread, febbre sale fino a 300 pb, tassi BTP a record 2014. Juncker non aiuta, ma neanche Borghi

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La febbre dello spread non solo non scende ma continua a salire, sulla scia dell’escalation delle tensioni tra Roma e Bruxelles sul Def e sulla legge di bilancio. A tal proposito, il vicepremier Luigi Di Maio, in un’intervista a Rtl, comunica che la Nota di aggiornamento al Def “la stiamo mettendo a punto per mandarlo domani alle Camere”.

Nessuna intenzione di fare dietrofront rispetto a quel target sul deficit-Pil fissato nel Def al 2,4%, in atteggiamento di sfida aperta e conclamata verso l’Ue.

Sulla manovra economica, ha confermato il ministro dello Sviluppo economico e leader pentastellato, “non arretriamo di un millimetro e se ce ne sarà bisogno noi spiegheremo questa manovra nelle piazze“.

Ieri – ha continuato – abbiamo assistito a istituzioni europee che hanno fatto dichiarazioni contro una manovra che non hanno ancora letto, il Def è un documento di 150 pagine e qualcuno sta sperando che su questa manovra il governo possa tornare indietro”.

Ma i mercati non danno fiducia né a lui, né all’altro vicepremier Matteo Salvini, né a Giuseppe Conte, né al ministro dell’economia Giovanni Tria, presente ieri all’Eurogruppo, che non si presenterà però oggi all’Ecofin.

L’attrito con Bruxelles è inequivocabile, e dai funzionari europei sono volate parole pesante rivolte al governo M5S-Lega, prima dalla coppia di francesi Le Maire-Moscovici (tra l’altro la Francia si prepara a fare un deficit-Pil, il prossimo anno, pari al 2,8%) , poi dallo stesso numero uno della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che è arrivato anche a paventare la fine dell’euro con l’Italia, affermando che “se l’Italia vuole un trattamento particolare supplementare, questo vorrebbe dire la fine dell’euro”. Dunque, ha continuato Juncker, “bisogna essere molto rigidi” con Roma.

Il presidente della Commissione Ue ha continuato, affermando che “l’Italia si allontana dagli obiettivi di bilancio che abbiamo approvato insieme a livello europeo. Non vorrei che dopo aver superato la crisi greca, ricadessimo nella stessa crisi con l’Italia. Una sola crisi del genere è sufficiente”.

Lo spread BTP-Bund non ha retto alla tensione già ieri, così come non hanno retto Piazza Affari e in particolare i titoli delle banche: oggi è ancora peggio.

La febbre si impenna così ulteriormente, con il differenziale che superare anche la soglia dei 300 punti base, a fronte di rendimenti decennali che volano al record dal marzo del 2014, dunque in quattro anni. Poi, sebbene rimanga molto alta, la tensione si smorza.

Ma se Juncker non aiuta, sicuramente non aiuta neanche il presidente della Commissione di bilancio della Camera, il leghista Claudio Borghi che, in un’intervista a Radio Anch’Io, afferma che l’Italia “con una propria moneta risolverebbe gran parte dei suoi problemi”. (Borghi, si sa, è responsabile economico della Lega ed è anche autore della proposta dei mini-bot, che molti hanno interpretato come una moneta parallela).

“Sono convinto che Italia con una propria moneta risolverebbe la stragrande maggioranza dei propri problemi, ma sappiamo benissimo che per fare questo ci vuole consapevolezza da parte dei cittadini”, ha detto il deputato leghista, sottolineando poi che le “dichiarazioni di ieri di Juncker fanno capire che al centro del dibattito non c’è interesse e bene dell’Italia ma loro impostazione per risolvere i problemi”.

In tutto questo, occhio alla nota ai clienti in cui la divisione di ricerca di Goldman Sachs scrive che “l’Italia rischia una serie di downgrade sul rating”.

“A nostro avviso -sottolineano gli analisti – una politica fiscale così aggressiva metterà l’economia e gli asset italiani sotto pressione, oltre ad aumentare il rischio di una serie di downgrade sul rating del debito e a rendere difficili i negoziati con la Commissione europea” sulla legge di bilancio. Se lo scenario di Goldman Sachs, che per ora parla solo per ipotesi (seppur concrete) si realizzasse, indubbiamente la febbre dello spread a cui stiamo assistendo oggi non sarebbe nulla rispetto a quella che potremmo tornare a vedere. Tant’è che più di un esperto, un paragone con l’attacco speculativo contro l’Italia nel 2011, lo ha già fatto.