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Shell avvisa tutti: per settore oil non sarà mai più come prima. Storico taglio dividendo del 66% e crollo in Borsa

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Shell, che oggi ha annunciato il taglio del dividendo (non succedeva dalla Seconda Guerra Mondiale), si prepara a cambiamenti permanenti nelle dinamiche di comportamento dei consumatori e segnala che la domanda di petrolio potrebbe non riprendersi completamente una volta che la pandemia di coronavirus sarà terminata.
La più grande compagnia petrolifera europea ritiene che ci sarà un impatto a lungo termine sul modo in cui i consumatori lavorano e viaggiano. “Ci saranno cambiamenti, e quindi dobbiamo essere pronti per questo”, ha dichiarato l’amministratore delegato della Royal Dutch Shell Plc, Ben van Beurden, in un’intervista a Bloomberg Television. “Ciò significa che probabilmente dovremo ristabilire quella che sarà la nostra strategia”. “La domanda tornerà mai dove era? Questo è difficile da dire”, ha risposto Van Beurden.

L’emergenza Covid-19 e lo shock sui prezzi del petrolio hanno contribuito a ridurre del 46% gli utili di Shell nel primo trimestre 2020. La società, citando una prolungata incertezza economica e persistente debolezza della domanda, ha tagliato il dividendo trimestrale a 16 centesimi per azione, ossia riducendolo del 66% rispetto ai 47 centesimi a cui si era assestato per tutti i trimestri del 2019.
Shell ha anche sospeso il programma di buyback e ridurrà la produzione di gas e petrolio di circa un quarto.

Il titolo Shell oggi è arrivato a cedere oltre il 10%.

Anche ENI dovrà decidere se sacrificare il dividendo

Shell è la prima delle cinque major petrolifere tagliare la cedola, infatti BP ed Exxon Mobil hanno mantenuto i dividendi per il primo trimestre, Total e Chevron invece non hanno ancora pubblicato i risultati dei primi tre mesi.
Taglio cedola possibile anche per ENI che ha diffuso i conti venerdì scorso ma ha rimandato ogni discorso sulla remunerazione degli azionisti al momento in cui verranno diffusi i conti del secondo trimestre. Sul taglio concordano gli analisti. Credit Suisse ritiene che sarà del 30%, Mediobanca rimarca che il mercato implica già a riduzione del 40-50%.