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Scaroni: petrolio può cadere a 10-15 $, ma USA faranno di tutto per ridestare i prezzi

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Il crollo dei prezzi del petrolio potrebbe non essere finito. Dopo che nelle scorse settimane, tra emergenza Covid-19 e guerra dei prezzi tra Arabia Saudita e Russia, i prezzi del WTI sono scesi fino a 20 dollari (minimi a 18 anni), la risalita non appare dietro l’angolo.
Paolo Scaroni, Deputy Chairman at Rothschild & Co ed ex amministratore delegato di Eni, vede gli Stati Uniti pronti a mettere in atto estremi rimedi per risollevare il prezzo del barile, ma allo stesso tempo non esclude nuovi scossoni a ribasso nel breve. In un’intervista concessa a Il Sole 24 Ore, Scaroni ritiene che un calo dei prezzi è plausibile considerando il rischio che continui la guerra dei prezzi tra Arabia Saudita e Russia, con gli Stati Uniti che continuano a produrre petrolio a tutta velocità. “Ho sempre in mente la copertina dell’Economist di maggio 1999 – ormai sono passati vent’anni – in cui si immaginavano prezzi sotto 5 dollari al barile. Oggi credo che non sia impossibile che il petrolio scenda a 10-15 dollari”, asserisce l’attuale presidente del Milan.

Per innescare una risalita dei prezzi Scaroni ritiene che dipenderà molto dagli Stati Uniti perché loro sono largamente la causa della rottura dell’accordo tra russi e sauditi sui tagli di produzione “e oggi possono diventare il motore per la creazione di un nuovo equilibrio sul mercato”, dice Scaroni nel corso del’intervista al quotidiano finanziario. A detta dell’ex capo di ENI negli ultimi anni gli Usa hanno continuato a incrementare l’estrazione di petrolio (+4 milioni di barili al giorno negli ultimi 4 anni), obbligando di fatto russi e sauditi a sopportare da soli tutti i sacrifici necessari per mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta.
La possibile svolta potrebbe quindi arrivare da un cambio di rotta degli Usa. L’amministrazione del Texas ha aperto alla possibilità di ridurre la produzione con un intervento governativo. UN possibile punto di partenza, a detta di Scaroni, perché anche la Russia, l’Arabia Saudita e l’Opec possano tornare a fare i tagli di produzione necessari per riequilibrare il mercato e spingere i prezzi del petrolio in alto “verso quota 33-35 dollari al barile per il WTI e 37-38 dollari per il Brent, livelli di prezzo ai quali non tutto lo shale oil è remunerativo, quindi in qualche modo lo si manterrebbe limitato”.

Anche gli analisti predicano prudenza

Anche gli analisti vedono i prezzi del petrolio rimanere nel breve sotto pressione.  Nei giorni scorsi Barclays ha rimarcato come sia probabile che i prezzi rimarranno sotto pressione fino a quando la situazione del virus non volterà l’angolo”. In un report dal titolo “The Blue Drum: Desperate Measures“, la casa d’affari britannica sottolinea che anche l’Arabia Saudita e la Russia non saranno immuni dalla caduta dei prezzi. La banca inglese non esclude, tuttavia, che “un intervento di collaborazione a supporto dei fondamentali del mercato nel breve termine”.
Lo scenario resta altamente volatile, e gli esperti di Ing avvertono che potrebbero arrivare ulteriori ribassi. “Le prospettive per il mercato petrolifero sono cambiate dopo il fallimento del meeting Opec+ all’inizio di marzo – ricorda Warren Patterson, head of commodities strategy di Ing -.Il mancato raggiungimento di un accordo ha fatto scattare una guerra dei prezzi tra Arabia Saudita e Russia”. E questo non sarebbe potuto succedere in un momento peggiore, con restrizioni di viaggio più estese e sospensioni di attività e produzione dei Paesi a gravare pesantemente sulla domanda. “Quello che molti hanno visto come un solo problema di Cina e Asia non è stato chiaramente così, con il Covid-19 in ascesa a livello globale”, aggiungono da Ing che si attendono una “forte contrazione della domanda”. Nei giorni scorsi Goldman Sachs ha previsto che quest’anno ci sarà il più grande crollo della domanda di sempre con un declino in tutto il 2020 di 1,1 milioni di barili al giorno. Al momento il clima resta teso e in mancanza di una riunione straordinaria, il mercato probabilmente dovrà attendere fino alla riunione dell’Opec in programma a giugno per assistere a una qualsivoglia sorta di azione. “A quel punto sarebbe troppo tardi, con un surplus significativo già costruito su gran parte del secondo trimestre del 2020”. Ing ha dato una sforbiciata alle previsioni sul Brent per il secondo trimestre 2020, da 33 a 20 dollari al barile.