Notizie Notizie Mondo Sbornia di buy su Apple, il colosso ora vale $3 trilioni: sei volte JP Morgan, più dei Pil UK e Francia. E il Pil dell’Italia impallidisce

Sbornia di buy su Apple, il colosso ora vale $3 trilioni: sei volte JP Morgan, più dei Pil UK e Francia. E il Pil dell’Italia impallidisce

4 Gennaio 2022 10:51

Apple diventa la prima società al mondo a raggiungere – e superare – i $3 trilioni di capitalizzazione di mercato, grazie a due carte vincenti: il boom delle operazioni di buyback e il successo intramontabile dei suoi iPhone.

“Mettete insieme Walmart, Disney, Netflix, Nike, Exxon Mobil, Coca-Cola, Comcast, Morgan Stanley, McDonald’s, AT&T, Goldman Sachs, Boeing, IBM e Ford. Apple vale ancora di più”, scrive Jack Nicas sul New York Times.

La valutazione di $3 trilioni fa sì che Apple valga più dell’intero mercato delle criptovalute (Bitcoin, Ethereum & Co); più del Pil del Regno Unito, di quello dell’India, del Pil della Francia e decisamente ben oltre il Pil dell’Italia (dati Banca Mondiale); sei volte JP Morgan Chase, la banca più grande degli Stati Uniti, oppure 30 volte General Electric.

Nel suo articolo Nicas ha messo in evidenza la rapida ascesa, nel giro degli ultimi tre anni, del valore di mercato del gigante fondato da Steve Jobs: nell’agosto del 2018, Apple è diventata la prima società americana a valere $1 trilione, impiegando ben 42 anni per centrare questo obiettivo.

Ma appena due anni più tardi dopo aver inaugurato l’Olimpo $1 trillion, la capitalizzazione ha superato anche quota $2 trilioni. E l’ultimo trilione è stato incassato dopo appena 16 mesi e 15 giorni, per la precisione nella prima sessione del 2022 di Wall Street.

Apple inaugura il 2022 con valore mercato oltre $3 trilioni

E’ stato infatti ieri, lunedì 3 gennaio 2022, prima sessione dell’anno di Wall Street, che il titolo è salito fino a $182,86, superando la capitalizzazione di $3 trilioni.

Alla fine della seduta, le quotazioni hanno rallentato il passo con un rialzo pari a +2,5% a $182,01: valore che ha comunque permesso al colosso guidato da Tim Cook di oscillare attorno all’ambita soglia appena agguantata.

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L’azione continua a beneficiare di diversi fattori, in primis del boom delle operazioni di buyback che la società continua a lanciare:

grazie all’imponente flusso di cassa di cui dispone, Apple si conferma, di fatto, gruppo record a Wall Street per lo shopping dei propri titoli, tanto da essersi guadagnato, così come hanno fatto altri titani hi-tech del calibro di Meta Platforms (Facebook), Alphabet e Oracle, l’appellativo di ‘Buyback monster”: soltanto nel terzo trimestre del 2021, il valore dei buyback azionari lanciati dal gigante dell’iPhone è stato di $20,4 miliardi.

Apple: titoli ‘gonfiati’ con buyback da record

Si potrebbe dire che è stata Apple stessa a gonfiare il valore del proprio titolo: mossa giustificata dall’ampia liquidità che vanta, che le ha consentito di spendere $85,5 miliardi, nell’anno fiscale terminato a settembre del 2021, per riacquistare azioni.

Altri $14,5 miliardi sono stati distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendi.

In realtà, spiega l’articolo del NY Times, non tutti gli economisti sono a favore dei buyback azionari; secondo alcuni, chi come Apple dispone di un tesoretto così ricco, dovrebbe puntare in primis sulla distribuzione di cash in eccesso agli azionisti: qualcosa, sostengono, che avrebbe un impatto positivo sull’economia molto più forte dell’effetto di una mera accumulazione di cash.

Altri fanno notare che le operazioni di riacquisti di azioni proprie sono concepite proprio per gonfiare la valutazione di una società, e ritengono che tutti quei soldi dovrebbero invece essere utilizzati per investire nel business, per alzare i salari o, anche, per tagliare i prezzi.

Apple, ricorda di fatto il quotidiano newyorchese, ha speso miliardi di dollari per acquistare i propri titoli, al contempo avvalendosi del lavoro di una manodopera a basso costo per l’assemblaggio dei propri prodotti, continuando inoltre ad alzare i prezzi dei suoi dispositivi e cercando di eludere, laddove possibile, il pagamento delle tasse.

Apple avrebbe potuto utilizzare quei soldi per fare qualsiasi cosa. Invece, li sta usando per aumentare il prezzo delle proprie azioni”, ha commentato al New York Times William Lazonick, professore emerito di economia presso l’Università del Massachusetts, tra i principali oppositori dei buyback dagli anni ’80. Tanto che, nel commentare la pietra miliare dei $3 trilioni raggiunta dal colosso, sentenzia:

“E’ impossibile sapere quanto di quel valore sia frutto di speculazioni, quanto di manipolazioni e quanto di innovazione”.

Nel corso dell’ultimo decennio, stando ai calcoli di Howard Silverblatt, analista che si focalizza sulle valutazioni per S&P Dow Jones Indices, Apple ha riacquistato azioni proprie per un valore di $488 miliardi, molto di più di quanto abbia fatto qualsiasi altra società: gran parte di quella mossa è avvenuta dopo che il gruppo ha attinto a una legge del 2017 per riportare la maggior parte dei $252 miliardi di money detenuti all’estero negli Stati Uniti.

Un portavoce di Apple ha tenuto a precisare che, negli ultimi cinque anni, la società ha speso comunque più di $82 miliardi puntando sull’R&D (ricerca e sviluppo), aumentando i propri investimenti ogni anno. La sua forza lavoro conta oggi 154.000 dipendenti, 38.000 in più rispetto a cinque anni fa.

Tornando ai ‘freddi’ numeri finanziari, Silverblatt ha messo in evidenza anche che Apple ora incide per quasi il 7% sul valore totale dell’indice S&P 500, così stracciando il precedente record segnato da IBM nel 1984, pari al 6,4% del valore del listino.

Apple: il successo dell’iPhone, il caso Turchia. Titolo safe haven?

L’altra carta vincente di Apple porta ovviamente il nome di iPhone: quando Apple lanciò il suo fiore all’occhiello nel gennaio del 2007, il suo valore di mercato ammontava a $73,4 miliardi, a fronte dei $3 trilioni testati ieri.

Quindici anni più tardi le vendite degli iPhone continuano a riportare una crescita impressionante tanto che, nell’anno fiscale 2021, sono state pari a $192 miliardi, in rialzo di quasi il 40% su base annua.

La pandemia Covid-19 ha fatto inoltre il gioco del gigante, visto che le varie misure di restrizioni, come le imposizioni di lockdown e i diktat vari in stile stay at home nel mondo, hanno reso i suoi clienti e potenziali tali ancora più dipendenti dai suoi prodotti: non solo dagli iPhone, ma anche dagli iPad, iMac & Co.

L’azione Apple è diventata, in tempi in cui l’unica cosa certa nel mondo è il permanere dell’incertezza, un vero e proprio bene rifugio, un safe haven asset su cui diversi investitori hanno deciso di posizionarsi. E asset di investimento è diventato lo stesso l’iPhone, come dimostra il caso della Turchia, paese ostaggio dei deliri di turno del presidente Recep Tayyip Erdogan, dove Apple ha messo praticamente al bando una lira turca sempre più carta straccia.

Inoltre la consapevolezza della crisi valutaria, tra i turchi, è tale che un dipendente di un negozio Apple di Istanbul ha riferito che chi vuole acquistare i prodotti elettronici del colosso americano lo fa non solo per diletto, ma per effettuare un investimento in un bene che considera di valore, come può essere l’iPhone.