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Risiko banche, magra figura di Mps rispetto a Carige. Banca ligure preda ambita: tanti i pretendenti, tra cui Banco BPM e Credem

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Almeno due banche avrebbero messo gli occhi su Carige, l’istituto genovese da cui il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) si prepara ad uscire.

In questo risiko bancario del made in Italy è Carige la preda più ambita?Dopo il mancato accordo con Cassa centrale banca (Ccb), il Fondo gestito da Salvatore Maccarone ha messo in vendita la quota di controllo pari all’80% che detiene nell’istituto che salvò nel 2019, attraverso l’iniezione di 600 milioni di euro (la partecipazione, secondo calcoli recenti di Reuters, vale ore 104 milioni di euro).

Secondo quanto ha riportato il Sole 24 Ore nel fine settimana, Banco BPM e Credem, in particolare, “avrebbero già firmato il non disclosure agreement per accedere alla data room della banca ligure”.

In tutto, “almeno 7-8 soggetti industriali e finanziari avrebbero già mostrato interesse per il dossier e alcuni di essi potrebbero proseguire nel percorso di approfondimento”.

Il quotidiano di Confindustria sottolinea che Banco BPM, interpellata, non ha rilasciato commenti, mentre Credem ha confermato “di essere stata contattata e di non aver avviato ancora alcuna analisi. Nel contempo, però, ad essersi avvicinate alla ‘pratica’, secondo quanto risulta da fonti istituzionali e di mercato, sono anche Credit Agricole Italia, Bper e Intesa Sanpaolo: le prime due, interpellate sul tema, non hanno commentato. Intesa ha invece precisato di «non essere interessata al dossier Carige»”. A essere pronti a entrare in data room, a quanto risulta, sarebbero inoltre anche 2-3 fondi di private equity internazionali“.

Il dossier Carige si è complicato in primavera a causa del dietrofront di Cassa centrale banca, secondo azionista dell’istituto, che, al momento dell’accordo con l’Fitd per il salvataggio di Carige, si era avvalsa del diritto di acquistare tutte le azioni dell’FITD  e di salire quindi ad una quota compresa tra l’82% e il 91%. C’è da dire che fin da subito si sapeva che, in quanto fondo finanziato dagli istituti di credito, l’Fitd non avrebbe potuto essere un investitore di lungo periodo della banca.

Considerato lo slittamento dei tempi e la crisi provocata dalla pandemia Covid-19, Ccb si è così presentata quest’anno a Maccarone & Co con una proposta che è stata considerata subito “irricevibile”: quella di replicare il modello Intesa Sanpaolo-banche venete, acquistando l’80% di Carige nelle mani del Fondo al prezzo di 1 euro, più una dote da 500 milioni da utilizzare per una nuova eventuale ricapitalizzazione.

In quei giorni, infatti, erano circolate diverse indiscrezioni, secondo cui c’era il rischio che la vigilanza della Bce chiedesse a  Cassa Centrale Banca di rafforzare il patrimonio anche a scopo cautelativo.Per i trentini, insomma, l’esercizio del diritto di opzione avrebbe comportato maggiori incertezze: di qui, la richiesta della dote e di un pagamento simbolico di 1 euro.

Carige, chi sarà il compratore ideale?

Saltato l’accordo, è arrivata la decisione inevitabile del Fondo interbancario di mettere sul mercato la sua quota di controllo in Carige, con Maccarone che ha presentato anche quello che, a suo avviso, sarebbe il compratore ideale.

A questo punto, la parola va al mercato.

Secondo Il Sole 24 Ore si potrebbero affacciare in data room anche fondi esteri che però non potrebbero sfruttare la ‘dote’ delle dta che scatta in caso di aggregazioni. La Carige ne ha in bilancio e fuori bilancio per 1,3 miliardi.

L’agenzia di stampa Radiocor riporta che la prima fase potrebbe essere chiusa all’inizio di luglio con la compilazione di una short list.

Viene ribadito l’interesse che arriverebbe da Credem e Banco Bpm “nonché di altre banche che non commentano e potrebbero cogliere l’opportunita’, come Credit Agricole Italia”.

E intanto rimane sospeso il destino di Mps, in un momento in cui la soluzione più probabile sembra essere, ormai, quella dello spezzatino. Viene subito in mente l’imbarazzo del maggiore azionista, il Tesoro, per una banca che, come hanno dimostrato anche i fatti e gli accessi in data room, nessuno continua a volere (UniCredit, sembra, in primis, a dispetto dei vari vari tesoretti fiscali)