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Recovery Fund, stoccata di Conte a falchi Ue: ‘no a stereotipi distorti, proposta franco-tedesca solo un passo’

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“La proposta franco-tedesca (sul Recovery Fund) riconosce l’importanza di finanziare la ripresa con uno sforzo comune europeo. Riconosce, anche, la necessità di trarre pieno vantaggio dalla capacità di rifinanziamento dell’Unione europea e di erogare sussidi ai paesi membri. E, finalmente, collega in modo chiaro i finanziamenti al bisogno di porre riparo ai danni inflitti alle nostre economie dalla pandemia”. E’ quanto ha scritto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in una lettera pubblicata da Politico.eu.

ROME, ITALY – MARCH 21: A man watches tv as Italian Prime Minister Giuseppe Conte announces the shut down of all non-essential production activities during a special Facebook and TV live broadcast due to Coronavirus emergency on March 21, 2020 in Rome, Italy. The Italian government continues to enforce the nationwide lockdown measures to control the spread of COVID-19. (Photo by Franco Origlia/Getty Images)

Il titolo della lettera è indicativo: “Gli stereotipi distorti ostacolano la ripresa comune dell’Unione europea”.
Il premier Conte commenta la proposta franco-tedesca sul Recovery Fund proposta l’altroieri da Parigi e Berlino, ma coglie anche l’occasione per rimbrottare i falchi europei che si ostinano a ripetere che un ipotetico fondo per la ripresa debba erogare prestiti (che dunque devono essere restituiti), non sussidi.

“Il fondo proposto (anti)coronavirus (Recovery Fund proposto da Francia e Germania) – è un passo importante, ma c’è bisogno di un’azione più coordinata – si legge nella lettera – ma è importante notare che, sebbene il fondo sia un passo verso quella risposta europea di cui abbiamo tutti bisogno, c’è da fare ancora di più in due importanti campi. Il primo, è che l’ammontare delle risorse raccolte da tutti gli strumenti europei, incluse quelle previste con questo Recovery Fund, è inferiore alle stime sui finanziamenti che molte istituzioni pubbliche e private ritengono necessari per far rimanere a galla l’economia. Il Fondo Monetario Internazionale, per esempio, prevede un calo del Pil dell’Eurozona di 7,5 punti percentuali, per quest’anno”.
Per questo motivo, Conte invita la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a presentare una “proposta ambiziosa per un fondo per la ripresa e per un quadro di bilancio pluriennale che sia in linea con le necessità e le aspettative dei cittadini europei“.
Il presidente del Consiglio parla poi di quella che ritiene sia la seconda questione cruciale:
“La mia seconda preoccupazione è su alcuni paesi Ue, che continuano a fare pressioni perché venga approvato un budget europeo in stile “business-as-usual” (Ovvero, come al solito), insieme a un Recovery Fund modesto, caratterizzato da una quota trascurabile di sussidi. Sono fermamente convinto del fatto che le loro posizioni riflettano l’incapacità di comprendere le sfide storiche che affrontiamo. Se permetteremo alla crisi del coronavirus di aumentare le divergenze economiche e sociali interne all’Ue, non solo falliremo nel centrare quegli obiettivi chiave che abbiamo manifestato in documenti come sul Green Deal della Commissione e sull’Agenda strategica del Consiglio: soffieremo anche sul fuoco del nazionalismo e amplieremo le divisioni di lungo termine presenti nella nostra Unione”.
“Non stiamo chiedendo generosità, ma consapevolezza della responsabilità che abbiamo verso i valori fondanti dell’Unione europea e il benessere dei nostri cittadini, così come nei confronti del ruolo fondamentale dell’Ue e del ruolo che il suo mercato unico ricopre nell’assicurare il successo a tutte le nostre economie”.
“Basare la risposta al coronavirus sulla base di stereotipi distorti non potrebbe essere più sbagliato”, ha ammonito Conte.
Da segnalare che oggi il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha annunciato che Austria, Svezia, Danimarca e Olanda presenteranno una loro proposta su un Recovery Fund che aiuti i paesi più colpiti dalla pandemia del coronavirus COVID-19 a fronteggiare la peggiore crisi dal Dopoguerra. Kurz ha precisato che i quattro paesi, che si sono opposti alla proposta franco-tedesca su un Recovery Fund da 500 miliardi, ritengono che gli aiuti debbano arrivare sotto forma di prestiti, non sussidi.
Ancora prima, nella lettera, Conte si è così espresso:
“La proposta franco-tedesca per un Recovery Fund da 500 miliardi di euro (annunciata l’altro ieri dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente Emmanuel Macron) è un passo importante e significativo verso una risposta comune dell’Unione europea alla pandemia che ha devastato il continente. Ma è anche solo questo: un passo“.
“Se vogliamo superare insieme questa crisi, come unione di interessi comuni e di valori comuni, dobbiamo fare molto di più. Per sua sfortuna, l’Italia ha l’esperienza più lunga nel Continente riguardo al coronavirus. Quando la pandemia è arrivata in Europa, il mio paese è stato colpito per primo e nella misura più forte. Con nessuno dei nostri vicini (europei) a cui guardare, abbiamo dovuto creare una risposta a uno shock senza precedenti, costruire la nostra strategia man mano che apprendevamo di più sul virus. Abbiamo agito in modo risoluto, basando le nostre azioni sulle prove scientifiche, e la nostra esperienza è servita da esempio per molti altri paesi che sono stati colpiti dal virus dopo di noi”.
“E’ diventato chiaro in modo veloce che il costo economico di questa pandemia sarà senza precedenti, così come l’impatto sulla salute pubblica, mettendo in pericolo non solo posti di lavoro e aziende dei paesi membri dell’Ue, ma minacciando anche i pilastri fondamentali della nostra Unione, a partire dal mercato unico e dalle catene di approviggionamento che con esso vengono facilitate”.
“Per sua natura, la crisi del coronavirus è uno shock simmetrico, che colpisce tutti i paesi e le regioni, e che non può essere affrontato dal singolo paese. Non ci è voluto molto perché mi convincessi di questo, e continuo a diffondere tra gli altri leader europei la consapevolezza del bisogno urgente di una risposta economica coordinata”.
“Il rischio è chiaro da molto tempo – si legge ancora .- l’Europa non può permettersi di ripetere gli errori del passato, facendo troppo poco o reagendo troppo lentamente. L’eventuale incapacità di agire in modo veloce si tradurrà nell’allargamento delle divergenze tra i paesi membri dell’Ue. Se lasciata fuori controllo, questa crisi metterà in pericolo l’intero progetto europeo, con il nostro mercato comune che non riuscirà a mantenere il passo delle altre grandi potenze economiche mondiali. L’Ue subirà un pesante colpo e la nostra posizione economica e politica finirà ai margini”.