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Quattro ragioni per sperare in un ritorno del mercato Toro (e quattro per rimanere pessimisti)

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Dopo settimane incandescenti, il contesto finanziario attuale sembra si stia ricomponendo e oggi la domanda che si fanno investitori e analisti è se ci troviamo dinanzi ad un semplice e fisiologico rimbalzo dopo la grande paura o ad un recupero più solido e duraturo verso livelli quasi dimenticati dopo le recenti batoste. Prova a dare una risposta Alessandro Balsotti, Strategist e Gestore del JCI FX Macro Fund che individua le ragioni che propendono per un certo ottimismo e quello per un pessimismo.

I motivi dell’ottimismo

Partendo dalle “ragioni della speranza” come le chiama lo stesso analista il primo che emerge deriva osservando i flussi in uscita riportati a dicembre da ETF e fondi azionari e di corporate bond così ingenti, “come non si vedevano dal 2008/2009, segnale che il mercato ha iniziato il nuovo anno molto più sottopesato e prudente e nella necessità di dover inseguire eventuali rialzi”. Secondo Balsotti i “ livelli di pessimismo raggiunti, nonché la volatilità che ha caratterizzato la price/action sotto Natale hanno avuto le chiare stimmate di una vera e propria capitolazione”. Ha fornito una sua forma di capitolazione, dice l’analista, anche la comunicazione della Federal Reserve, generalmente pragmatica e poco disponibile a mostrare cautela/preoccupazione per fattori macro esogeni all’economia US e/o all’aumento di volatilità sui mercati, oggi ha esplicitato “la massima flessibilità prospettica e una forte volontà di ascolto delle variabili di mercato in aggiunta a quelle congiunturali”.

 

Trump-put in cantiere. Altri fattori positivi arrivano anch’essi dagli Usa: da una parte il presidente Trump che, complice l’avvicinarsi della campagna elettorale, tenderà a far sentire gli americani più ricchi e dall’altra il recente rapporto sull’occupazione americano che, nonostante a livello globale i dati macro siano indiscutibilmente peggiorati nelle ultime settimane, ha contribuito a fugare l’allarmismo su un possibile peggioramento repentino dell’economia.

I motivi del pessimismo

Ma guardano al lato nero, i motivi che secondo l’analista fanno pensare ad un contesto in peggioramento sono anch’essi tanti. In primis la Fed: per ora la banca centrale non ha intrapreso passi concreti nella direzione del Quantitative Tightening. In secondo luogo il revenue-warning lanciato dall’Apple a causa del rallentamento delLE vendite in Cina, alla vigilia della nuova stagione delle trimestrali. “Immagino ci sia da attendersi che il caso Apple non risulti isolato e che questo tipo di analisi verrà tenuta viva nelle parole allarmate di altri CEOs che comunicheranno una guidance peggiore, riconosceranno un futuro più incerto e una mancanza di visibilità nel dipingere gli scenari futuri in cui si dovranno muovere le proprie corporation” sottolinea l’analista. Proprio con l’inizio delle trimestrali si entra in una fase, che durerà fino all’inizio di febbraio, “in cui è più forte l’embargo complessivo all’acquisto di azioni proprie da parte delle aziende che andranno a riportare i risultati in seguito”. Una fase che, afferma Balsotti, si è dimostrata maggiormente vulnerabile “per gli indici su eventuali ribassi azionari negli ultimi 12-18 mesi”. Infine nel 2019 la rete di protezione offerta dallo stimolo fiscale varato a fine 2017 dalla Casa Bianca andrà ad affievolirsi e potrà venire prorogato o rimpiazzato eventualmente da un piano infrastrutturale bi-partisan voluto anche dai Democratici. ” Almeno per ora credo che la scelta tra vedere un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto sia soprattutto una questione di livello dei prezzi e di rapporto probabilistico tra rischi di perdita e opportunità di guadagno” sottolinea l’analista. “Nel 2019 la dinamicità e la flessibilità d’azione, cercando di evitare di affezionarsi a scenari, visioni, posizioni con orizzonti temporali troppo lunghi (i.e. superiore al trimestre), saranno una caratteristica di gestione molto utile” conclude l’analista.