Bitcoin perde i fedelissimi: Mark Cuban vende (quasi) tutto e spiega perché
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Il Bitcoin sembra aver perso il suo tocco magico e si incrina qualche certezza anche tra grandi investitori della prima ora. Mark Cuban, investitore miliardario e presidente dei Dallas Mavericks, ha dichiarato che il Bitcoin ha “perso il filo” ed è stato “deludente”.
Cuban scarica l’asset digitale
Cuban è uno dei volti più noti del mondo crypto e in passato insieme a Elon Musk ha elogiato le doti come mezzo di pagamento anche di memecoin come il Dogecoin. Adesso si è ricreduto e ieri ha affermato di aver venduto quasi tutti i Bitcoin in suo possesso. Una presa di distanza che arriva da un investitore che negli ultimi anni aveva spesso difeso la criptovaluta come possibile alternativa all’oro e copertura contro la svalutazione monetaria e l’instabilità geopolitica.
Le motivazioni dietro la scelta
Cuban ha spiegato di aver perso fiducia nella narrativa del Bitcoin come hedge macroeconomico. “Bitcoin has lost the plot”, ossia “ha perso la bussola”, ha detto l’imprenditore americano, sottolineando come il metallo giallo abbia continuato a correre mentre il Bitcoin è sceso.
“Beh, l’oro è semplicemente esploso ed è salito oltre i 5.000 dollari, e invece Bitcoin è caduto. Ogni volta che il dollaro è sceso, Bitcoin avrebbe dovuto salire,” ha detto Cuban durante il podcast Portfolio Players.
Per Cuban il problema non è tanto la volatilità in sé, quanto il fatto che la principale criptovaluta non abbia reagito come molti investitori istituzionali si aspettavano: il dollaro si è indebolito, l’inflazione è salita e le tensioni geopolitiche sono aumentate, ma Bitcoin non si è comportato da bene rifugio. Anzi, ha mostrato una crescente correlazione con gli asset risk-on.
Negli ultimi 12 mesi il Bitcoin segna un saldo di -30% mentre l’oro è salito del 37% circa.
Stroncate anche le memecoin: “Spazzatura”
Cuban ha anche espresso il suo insoddisfazione per le criptovalute in generale, definendo le memecoin “spazzatura”. Una giravolta a 360 gradi se si considera che i suoi Dallas Mavericks, di cui oltre a essere presidente è anche azionista di minoranza, accettano il Dogecoin come pagamento per biglietti e merchandising.
Inoltre nel 2024 Cuban era stato molto critico nei confronti dell’approccio regolatorio rigido contro le cripto del presidente della Sec, Gary Gensler.
Pur riducendo drasticamente l’esposizione al Bitcoin, Cuban avrebbe mantenuto una parte rilevante del proprio portafoglio su Ethereum, ritenuto più interessante sul fronte dell’utilità concreta legata a smart contract e finanza decentralizzata.
Le cripto faticano a risalire
Il dietrofront di Cuban arriva in un momento già delicato per il comparto crypto. Dopo i massimi sopra quota 126mila dollari toccati lo scorso autunno sull’onda dell’euforia per la deregulation promessa da Donald Trump, il Bitcoin ha perso slancio. Quest’anno a febbraio ha toccato dei minimi in area 62mila per poi risalire fino a 82mila la scorsa settimana sotto la spinta dell’approvazione da parte della commissione bancaria del Senato degli Stati Uniti del Clarity Act, disegno di legge mira a stabilire un ampio quadro normativo per l’industria cripto-americana statunitense. Ora è atteso l’ultimo passaggio con l’approvazione del Senato.
La mossa dell’imprenditore texano rappresenta un segnale di alert perché mette in discussione uno dei pilastri della narrativa rialzista degli ultimi anni: l’idea che Bitcoin possa comportarsi come una versione digitale dell’oro.