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Tesla: Elon Musk affossa ancora il Bitcoin via tweet, poi corregge il tiro. Gundlach: febbre speculativa, anche sul Nasdaq

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Tesla “non ha smobilizzato nessun Bitcoin”: la precisazione arriva dall’account Twitter di Elon Musk, che interviene dopo l’ennesimo crollo della criptovaluta numero uno al mondo, scatenato sempre da lui nella giornata di domenica.
Questa volta non un suo post, ma una sua risposta a un tweet pubblicato da Mr Whale (CryptoWhale) ha seminato il panico nel cripto-universo.

Mr Whale (CryptoWhale) ieri aveva scritto:
“i Bitcoiners si mangeranno le mani il prossimo trimestre, quando scopriranno che Tesla ha scaricato il resto dell’esposizione verso il Bitcoin. Con l’odio che sta bersagliando @elonmusk, non lo colpevolizzerei”.
Musk ha risposto ritwittando il post, con la parola “Indeed”, ovvero: “Infatti”, lasciando così credere ai suoi followers e agli appassionati del mercato cripto che Tesla si stava davvero preparando a smobilizzare i Bitcoin che possiede.
I prezzi della moneta digitale sono affondati così di oltre il 10% circa scivolando anche al di sotto della soglia di $43.000 (al record assoluto di metà marzo erano pari a $64.863,10, in concomitanza con lo lo sbarco sul Nasdaq di Coinbase, la piattaforma di scambio delle criptovalute). Stando ai dati di Coin Metrics, nelle ultime ore il Bitcoin è crollato fino a $42.241,44.
Dopo il tweet di rassicurazione di Elon Musk, la criptovaluta ha riagguantato la soglia di $44.000, ma rimane ancora in ribasso.

Bitcoin, Jeffrey Gundlach: fervore speculativo, anche sul Nasdaq

A parlare del Bitcoin nelle ultime ore è stato Jeffrey Gundlach, ceo e fondatore dell’hedge fund del valore di $135 miliardi DoubleLine Capital.
In un’intervista rilasciata a Yahoo Finance, Gundlach ha dichiarato di aver fatto dietrofront sul Bitcoin, nei confronti del quale si era detto “molto bullish” in passato, quando l’asset valeva molto meno rispetto ai valori attuali: “Di colpo – ha dettp Gundlach – il Bitcoin ha superato $15.000, e poi, di nuovo all’improvviso, è arrivato a $23.000, ed è qui che sono diventato neutrale: troppo presto, ovviamente, visto che ora vale il doppio. Ed era arrivato anche a un valore quasi triplo”.
Gundlach non è riuscito dunque a cogliere l’opportunità al volo. E lo ha ammesso. Detto questo, le forti oscillazioni della moneta digitale sono “basate su una febbre speculativa”, ha detto ancora il gestore.
“In quasi ogni era in cui i mercati presentano valutazioni davvero elevate – dopo aver corso molto – esiste una sorta di icona. E’ accaduto questo quando alcune dot-com folli senza alcun fatturato sbarcarono sul mercato con grande successo nel 1999. In questo caso, credo che stia avvenendo la stessa cosa con queste cripto”, ha detto Gundlach, a causa di una speculazione che, a suo avviso, è stata alimentata dai vari bazooka lanciati dal governo federale Usa e, ovviamente, dalla Fed.
“Alcuni investitori – ha detto Gundlach – stanno semplicemente giocando con questa strana moneta. Quando le diamo soldi di cui non c’è realmente bisogno – e questo è qualcosa che purtroppo stiamo facendo da molto -la gente si sente come se stesse giocando con i soldi della casa. E dunque, ai suoi occhi, è come se psicologicamente stesse giocando al casinò“, quando invece, dovrebbe stare molto attenta al trend dei tassi sui Treasuries Usa, in particolare alla possibilità che i tassi trentennali volino a un nuovo record, “qualcosa che dovrebbe essere monitorato alla stregua di fattore di rischio” per i mercati.
Nelle ultime sedute Musk si è mostrato, anche con l’altra sua società Space X più favorevole al dogecoin che non al Bitcoin: la stangata per i Bitcoiners è arrivata con l’annuncio, la scorsa settimana, con cui il fondatore di Tesla ha reso noto che la sua società non avrebbe più accettato il Bitcoin come mezzo di pagamento per l’acquisto delle sue auto elettriche.
Ma l’attenti ai trader e agli investitori firmato Jeffrey Gundlach non riguarda solo il mondo delle criptovalute.
Il ceo di DoubleLine Capital ha lanciato l’alert anche sul Nasdaq, in modo particolare sul fatto che il listino tecnologico stia sottoperformando lo S&P 500.
“Un altro segnale che indica come il fervore speculativo potrebbe iniziare a smorzarsi” può essere rinvenuto nel Nasdaq, che sta facendo peggio dello S&P: “Ed è pure da un po’ che questo sta accadendo…Dall’inizio dell’anno, esclusa la giornata di oggi visto che non ho i numeri finali (sessione di venerdì scorso), il Nasdaq ha guadagnato solo il 2%, mentre il Dow Jones ha segnato un rialzo a doppia cifra percentule”, ha detto Gundlach, sottolineando che la performance del listino hi-tech è stata sostenuta soprattutto da quelli che lui chiama “Super 6”, che sono Facebook (FB), Amazon (AMZN), Apple (AAPL), Alphabet (GOOGL), Netflix (NFLX), e Microsoft (MSFT)“.