Preview Bce: ultimo atto 2025, cosa attendersi su tassi e stime
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Archiviata l’ultima riunione della Fed del 2025, tra una settimana esatta (giovedì 18 dicembre) si riunirà il board della Banca centrale europea (Bce). Anche questa volta (come nel caso delle decisioni della Fed), i mercati sembrano già allineati: i tassi sono attesi fermi. Ci sono, tuttavia, opinioni divergenti su cosa accadrà nei prossimi mesi. Se sul fronte tassi non sono attese sorprese, il tema più importante riguarderà le nuove stime macroeconomiche.
Tassi Bce ancora fermi, occhio alle stime
L’idea condivisa sui mercati è che la Bce manterrà invariata la politica monetaria nella riunione del 18 dicembre, lasciando il tasso sui depositi al 2%, in risposta alle previsioni aggiornate di crescita e inflazione e all’evoluzione delle considerazioni sui rischi.
Secondo gli economisti di Barclays, che affrontano il tema nel report dal titolo “Better place”, l’istituto guidato da Christine Lagarde “sembra intenzionata a mantenere i tassi invariati e a mostrare un tono neutrale a dicembre, sebbene le revisioni al rialzo della crescita e dell’inflazione headline potrebbero rendere il messaggio poco chiaro”. In generale, non sono attese “modifiche significative alla dichiarazione di politica monetaria, con board che probabilmente sottolineerà il suo approccio basato sui dati, riunione per riunione, per mantenere una certa opzionalità.
“Ci sono pochissimi motivi per cui la Bce debba modificare la sua attuale posizione di politica monetaria al momento”, rimarca anche Carsten Brzeski, global head of macro di ING, che in maniera scherzosa fa qualche parallelismo sul Natale nella “ECB preview: Driving home for Christmas“. “Dalla riunione di ottobre della Bce, i dati in arrivo hanno contribuito ben poco a giustificare una modifica dei tassi il 18 dicembre. La crescita del Pil nel terzo trimestre è stata chiaramente più forte di quanto previsto dalla Bce, e gli indicatori del sentiment indicano una continua resilienza. Allo stesso tempo, i fondamentali dell’economia dell’eurozona non sono cambiati”.
Brzeski indica inoltre che “i dazi statunitensi continuano a gravare sulle esportazioni, gli investimenti sono frenati dall’incertezza e la crescita nel 2026 rimane fortemente dipendente dagli stimoli fiscali tedeschi. L’inflazione è risultata leggermente superiore alle aspettative, ma il ritardo nell’attuazione del sistema di scambio di quote di emissione dell’UE (ETS2) dovrebbe spingere l’inflazione attesa di circa 0,2 punti percentuali dal 2027 al 2028”. Di conseguenza, ci sono ben poche ragioni per cui la Bce debba modificare la sua attuale posizione di politica monetaria, confermando ancora una volta di trovarsi in una “buona posizione”.
Nuova tornata di proiezioni in arrivo: improbabile rifletta i rischi (al rialzo) di Schnabel per crescita e inflazione
La nuova tornata di proiezioni della Bce sarà un elemento importante la prossima settimana. C’è molta attesa per le nuove stime macro, soprattutto dopo le dichiarazioni di ieri di Lagarde. Nel corso di un intervento a un evento del “Financial Times“, l’ex numero uno dell’FMI ha sottolineato che “l’economia sta andando meglio del previsto” e potrebbero essere riviste al rialzo le stime di crescita della zona euro.
Sebbene Isabel Schnabel, membro del consiglio della Bce, abbia affermato questa settimana che, rispetto a settembre, i rischi per la crescita e l’inflazione sono orientati al rialzo, “dubitiamo che ciò si rifletterà nelle proiezioni della Bce”. “Al contrario, sembra molto improbabile che la banca centrale modifichi la traiettoria di crescita a lungo termine dello 0,3% su base trimestrale nel 2026 e nel 2027. Per quanto riguarda l’inflazione, le previsioni per il 2026 potrebbero essere leggermente aumentate (dall’1,7% su base annua delle proiezioni di settembre), mentre quelle per il 2027 dovrebbero essere riviste al ribasso a causa del ritardo nell’attuazione dell’ETS2. Tuttavia, con le previsioni di inflazione per il 2026 e il 2027 nettamente inferiori al 2%, è difficile quantificare i rischi al rialzo.
Da ING aggiungono: “non riteniamo che i commenti di Schnabel riflettano attualmente l’opinione della maggioranza della Bce” e siamo dell’idea che “qualsiasi successiva modifica dei tassi da parte della Bce costituisca un taglio, non un rialzo, almeno fino alla tarda primavera del prossimo anno”..
Bce, pronta a semplificare normativa bancaria UE
Intanto la Bce si prepara a scrivere nuove pagine nelle regole bancarie dell’Unione europea, con l’intento ultimo di semplificare il sistema. L’Eurotower ha pubblicato le raccomandazioni della task force ad alto livello sulla semplificazione, istituita nei mesi scorsi per razionalizzare il quadro europeo di regolamentazione, supervisione e segnalazioni di vigilanza. Le raccomandazioni, approvate dal Consiglio direttivo, saranno presentate alla Commissione europea, che elaborerà nel 2026 una relazione sulla situazione complessiva del sistema bancario europeo.
“Le proposte formulate – si spiega in un comunicato – intendono semplificare il quadro di riferimento, mantenendo al tempo stesso la capacità di tenuta del sistema bancario europeo e assicurando che le autorità microprudenziali, macroprudenziali e di risoluzione continuino a conseguire i propri obiettivi con efficacia. Occorre promuovere l’armonizzazione e l’integrazione finanziaria in Europa. La cooperazione internazionale ha un ruolo fondamentale e tutte le giurisdizioni dovrebbero assicurare la piena, tempestiva e fedele attuazione di Basilea 3″. Il Consiglio direttivo “auspica vivamente il completamento dell’unione bancaria e dell’unione dei risparmi e degli investimenti al fine di ridurre la frammentazione nazionale e conseguire maggiore efficienza nei mercati dei capitali”. Una delle raccomandazioni prevede due modifiche per semplificare la definizione dei requisiti e delle riserve patrimoniali delle banche, noti anche come struttura progressiva del capitale.
In primo luogo, “gli attuali livelli delle riserve di capitale verrebbero accorpati in due categorie: una riserva non rilasciabile e una riserva rilasciabile che le autorità possono abbassare nei periodi di congiuntura avversa”. Nell’accorpamento delle riserve sarà importante preservare gli attuali poteri e competenze delle autorità. In secondo luogo, il quadro relativo al coefficiente di leva finanziaria passerebbe a essere costituito da quattro a due elementi, vale a dire un requisito minimo del 3% e una riserva unica, che potrebbe essere pari a zero per le banche più piccole.