Schnabel si candida al dopo Lagarde e avverte: “Al rialzo la prossima mossa Bce”
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La prossima mossa della Banca centrale europea potrebbe essere un rialzo dei tassi d’interesse piuttosto che un taglio, ma ad ogni modo non avverrà a breve. Lo ha detto Isabel Schnabel, membro del consiglio direttivo della Bce, in un’intervista pubblicata da Bloomberg News.
E’ da giugno che l’Eurotower, dopo aver deciso per una riduzione di 2 punti percentuali, tiene fermi i tassi. Schnabel – che si candida anche al dopo Lagarde – sostiene che i rischi per la crescita e l’inflazione sono orientati verso valori più elevati rispetto alle previsioni della Bce, in parte perchè l’economia ha resistito ai dazi statunitensi meglio di quanto previsto.
Le sue dichiarazioni con quelle di Kevin Hassett (favorito per sostituire Powell), hanno alimentato il sell-off sui bond, con la salita dei rendimenti obbligazionari. Il 10y bund (2,87%) ha raggiunto i massimi di marzo, quando la Germania annunciò il nuovo piano di espansione fiscale. Il fenomeno è globale e coinvolge gli Usa(10y treasury al 4,17%, massimi da settembre), Giappone (asta 5y deludente), Australia (meeting RBA hawkish), Canada e Nuova Zelanda.
Le previsioni sui tassi
Il falco Isabel Schnabel, componente del consiglio direttivo della Bce spiega che “sia i mercati che i partecipanti a diversi sondaggi si aspettano che il prossimo intervento sui tassi sarà un rialzo, anche se non a breve”, dicendosi piuttosto a suo “agio con queste aspettative”. L’analisi parte dal fatto che l’area euro si è dimostrata “molto più resiliente” di quanto previsto di fronte al più grande sconvolgimento dell’ordine commerciale globale dal secondo dopoguerra. La crescita del 2025 è stata rivista al rialzo e gli indicatori congiunturali mostrano una dinamica robusta.
Schnabel è la prima esponente della Bce ad affermare con certezza che i costi di finanziamento non sono semplicemente “in una buona posizione”, ma hanno raggiunto un limite minimo.
Quanto ai rischi, Schnabel ha sottolineato che i rischi sia per la crescita economica che per l’inflazione sono orientati verso letture più alte rispetto alle previsioni della Bce, attribuendo questo in parte alla resilienza dell’economia di fronte ai dazi statunitensi, che ha avuto prestazioni migliori rispetto alle proiezioni: per Schnabel il rallentamento dell’inflazione di fondo si è arrestato mentre l’economia è in ripresa e la politica fiscale è in espansione, creando condizioni che potrebbero portare a un’accelerazione della crescita dei prezzi.
Sebbene l’inflazione “sia in una buona posizione” per ora, i prezzi dei servizi rimangono la sfida “più importante”, dovuta in gran parte all’aumento dei salari. Allo stesso tempo, la pressione al ribasso sui beni dovuta a un euro più forte, all’energia più economica e al potenziale dirottamento degli scambi commerciali dalla Cina è stata più contenuta del previsto. “Ciò significa che il calo dell’inflazione di fondo si è arrestato in un momento in cui l’economia si sta riprendendo, l’output gap si sta riducendo e la politica fiscale si sta espandendo, tutti fattori che tenderebbero a essere inflazionistici e questo deve essere monitorato con molta attenzione”, ha avvisato Schnabel.
Insomma, la disinflazione di fondo si è arrestata proprio mentre l’economia accelera, l’output gap si chiude e la politica fiscale si espande. È uno scenario che per Scnabel richiede attenzione da parte della Bce.
Il confronto con gli Stati Uniti resta inevitabile. Una Federal Reserve più espansiva, soprattutto sotto una nuova presidenza, influenzerebbe il cambio e i tassi a lungo termine, con effetti globali. Ma Schnabel ribadisce l’indipendenza dell’Eurotower: le decisioni monetarie europee si basano sui dati dell’area euro, non sulle mosse della Fed, anche se gli spillover rientrano nel quadro analitico.
Banche e tecnologia
Sul fronte bancario, Schnabel sostiene la necessità di semplificare le regole e ridurre gli oneri burocratici, ma rifiuta ogni forma di allentamento dei requisiti patrimoniali. La regolazione post-crisi ha permesso all’Europa di attraversare pandemia, guerra e il ciclo di rialzi più rapido della storia dell’euro senza una crisi finanziaria. Secondo Schnabel, l’idea che i requisiti patrimoniali penalizzino la competitività delle banche europee è “un mito”. Questo perché, sostiene, le analisi interne mostrano che l’hanno rafforzata.
La trasformazione tecnologica resta un’area centrale. L’adozione dell’intelligenza artificiale cresce rapidamente: il 40% delle grandi imprese europee la utilizza, contro il 30% dell’anno precedente. Gli investimenti in digitalizzazione sostengono la spesa nel breve termine, mentre nel lungo periodo l’AI potrebbe incrementare la produttività, con effetti potenzialmente importanti sul tasso naturale d’interesse.
La rivoluzione digitale investe anche la moneta. Schnabel vede “con favore” lo sviluppo di stablecoin denominate in euro, utili soprattutto nei pagamenti transfrontalieri, oggi costosi e inefficienti. Ma ricorda che esistono rischi per la stabilità finanziaria e la sovranità monetaria. Per i pagamenti domestici, però, il perno sarà chiaro: “Il digital euro sarà dominante per i pagamenti in Europa”.
Il dopo Lagarde
Schnabel ha poi parlato del futuro della Bve, affermando che sarebbe disposta ad assumere la presidenza quando il mandato di Christine Lagarde terminerà tra meno di due anni: “se mi venisse chiesto, sarei pronta”.
Tra i principali candidati a prendere il posto di Lagarde figurano al momento l’ex capo della banca centrale olandese Klaas Knot, lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, oggi alla guida della Banca dei Regolamenti Internazionali, e il presidente della Bundesbank Joachim Nagel.
Prima della scelta della presidente, tuttavia, in linea temporale i paesi dovranno trovare un accordo su chi sostituirà il vicepresidente Luis de Guindos, il cui incarico scadrà il prossimo maggio. La Germania ha un posto nel Comitato esecutivo sin dalla creazione della Bce nel 1998, ma non ne ha mai avuto la presidenza.
A complicare la partita per Schnabel vi è il fatto che due tedeschi guidano attualmente la Commissione europea (Ursula von del Leyen) e il Consiglio di vigilanza della Bce.