Notizie Notizie Mondo Porte aperte ad Abn, ma non per le proposte di Tci

Porte aperte ad Abn, ma non per le proposte di Tci

28 Marzo 2007 07:41

La strada maestra è stata tracciata, ed è quella di un’aggregazione con Barclays. Solo se le trattative con questa non si dovessero risolvere positivamente saranno prese in considerazione altre ipotesi, ma non quelle presentate dal fondo hedge The Children’s Investment.


E’ questo il senso delle risoluzioni intraprese dal consiglio di amministrazione di Abn Amro nei confronti delle proposte di uno dei suoi maggiori azionisti, il fondo Tci. Il gruppo di Amsterdam ha emesso una nota in cui si chiarisce che sia il consiglio di gestione che quello di supervisione di Abn raccomanderanno ai soci che si riuniranno per la prossima assemblea del 26 aprile di votare contro le mozioni presentate da Tci.


Abn non esclude tuttavia che si possa giungere ad esaminare anche altre alternative, tra cui l’opzione di sviluppo standalone, ma relega tale eventualità a un fallimento delle discussioni con Barclays. Nella comunicazione, da Abn chiariscono infatti che “allo stato attuale non è sicuro che i colloqui in corso con Barclays condurranno” a una fusione.


La preclusione nei confronti delle proposte di Tci sarebbe dunque motivata da considerazioni in merito all’esclusività delle trattative con Barclays, ma anche da altre relative a divergenze di visione strategica. Secondo quanto si apprende dal comunicato di Abn, il cda non ritiene infatti che le proposte di Tci rispondano all’interesse degli azionisti, e che siano “profittevoli esclusivamente nel breve periodo”.


Occorre comunque ricordare che proprio le pressioni di Tci per un maggiore attivismo del management di Abn sul piano strategico erano state indirettamente alla base dell’avvio dei contatti con Barclays. Per Tci tuttavia la svolta non sarebbe sufficiente. Del progetto dell’hedge fund fanno infatti parte anche le ipotesi estreme di scindere il gruppo in modo da poter poi procedere alla cessione di alcune sue divisioni, nonché la vendita totale. I vertici di Abn invece nella stessa nota hanno solo confermato che il gruppo proseguirà nel processo di cessione delle attività non core.


Abn controlla in Italia Banca Antonveneta e detiene l’8,6% del capitale di Capitalia. Il destino della banca olandese ha dunque potenzialmente rilevanti riflessi sull’assetto del sistema del credito nostrano.