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Pop Bari, ristrutturazione passa da 900 esuberi e 94 filiali chiuse. Sindacati insorgono

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“Vogliamo un progetto credibile perchè non è pensabile che le lavoratrici ed i lavoratori possano essere immaginati all’interno di un contenitore senza alcun progetto e senza futuro; è inaccettabile, specie nell’ottica della pubblicizzata mission di banca al servizio del Mezzogiorno, recidere il forte legame con i territori, riducendo in modo miope e definitivo il numero delle filiali. Non ci sottrarremo al confronto” così scrivono le segreterie di coordinamento/rsa gruppo banca Popolare di Bari, Fabi – First/Cisl – Fisac/Cgil – Uilca – Unisin contro la proposta di ristrutturazione presentata per la pop pugliese dai commissari straordinari Antonio Blandini ed Enrico Ajello.
Una proposta che prevede 900 esuberi (600 in rete, 300 in direzione), 510 risorse destinate alla mobilità territoriale e/o riconversione professionale, chiusura di 94 filiali (su 291), esternalizzazioni di molte attività e rivisitazione della contrattazione integrativa ed intervento sulla previdenza complementare. “Diciamo basta a giochi di potere che calpestano i diritti e la dignità delle persone coinvolte. Questa proposta non può quindi essere assolutamente accettata da lavoratrici e lavoratori in quanto non tiene conto delle responsabilità del disastro in cui versa la banca, delle politiche europee di investimento per il rilancio e il riallineamento del meridione d’italia al resto del paese, nè tantomeno dei sacrifici che abbiamo fin qui profuso; inoltre non delinea le politiche strategiche future (se esistenti), non è accompagnata da un piano industriale e restituisce un futuro pieno di incognite, incertezze e possibili ulteriori gravi ripercussioni a venire sul personale” affermano i sindacati.