Pmi Ue in chiaroscuro. Inflazione Italia scende all’1,1%
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I mercati si preparano a percorrere l’ultimo miglio di questo 2025. Questa settimana si preannuncia una “big week” per gli Stati Uniti (con un carico di dai in arrivo, in particolare inflazione e quelli sul mercato del lavoro), per la zona euro con l’ultima riunione del 2025 della Banca centrale europea (Bce) e infine per il Regno Unito alle prese con il meeting della Bank of England (BoE).
“L’appetito per il rischio e i volumi sono tradizionalmente bassi in questo periodo dell’anno ma, dato il calendario di dati/eventi, sembrano esserci i presupposti per vedere una certa dose di volatilità”, avvertono gli strategist di Mps Capital Services.
Intanto, questa mattina sono arrivati gli aggiornamenti dall’attività manifatturiera e servizi della zona euro. I dati preliminari di dicembre dipingono uno scenario economico di crescita rallentata a causa di un lieve calo riportato dal settore manifatturiero e di un vigore più debole nel settore dei servizi, dovuto soprattutto all’industria tedesca, dove la crisi si è intensificata.
I numeri
Secondo i dati pubblicati da S&P Global, l’Indice HCOB PMI Flash Composito della produzione dell’Eurozona, a dicembre è sceso a 51,9 dal valore finale di novembre di 52,8, restando tuttavia al di sopra della soglia spartiacque di 50 e perciò segnalando una nuova espansione mensile dell’attività economica di fine 2025. In discesa e sotto le attese anche il Pmi servizi e quello manifatturiero che si sono attestati rispettivamente a 52,6 dai 53,6 di novembre e a 49,2 da 49,6. Il consensus Bloomberg si attendeva un Pmi servizi a 53,3 e Pmi manifattura a 49,9.
“Nostante un’espansione più lenta, il settore terziario continua a mostrare uno stato di salute relativamente buono. Le aziende non hanno motivo di lamentarsi dei nuovi ordini e quindi assumono nuovo personale. Guardando al futuro, le aziende hanno tuttavia espresso una maggiore cautela, in parte probabilmente dovuta al calo degli ordini in fase di lavorazione. Nel prossimo anno, prevediamo che il settore dei servizi continuerà ad avere un ruolo stabilizzante per l’intera economia, anche se una vera ripresa avrà successo solo se il settore manifatturiero riprenderà a crescere”, segnala Cyrus de la Rubia, capo economista Hamburg Commercial Bank.
L’economista si sofferma poi sul tema prezzi anche in vista del meeting Bce. “A dicembre, l’inflazione dei costi nel settore dei servizi ha raggiunto il suo livello maggiore degli ultimi nove mesi. È probabile che la Banca Europea Centrale, che si riunirà il 18 dicembre e monitora particolarmente da vicino l’inflazione dei servizi, vedrà confermata la sua politica pubblica di mantenere invariati i tassi d’interesse, anche se è chiaro che la pressione sui prezzi, dovuta in parte agli aumenti salariali, è ancora notevole”.
“Nonostante il calo, l’indice PMI composito rimane a un livello discreto, il che indica che il quarto trimestre vedrà probabilmente una crescita positiva del PIL per l’Eurozona. I nuovi ordini continuano a crescere, così come l’occupazione”, segnalano da ING.
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Inflazione Italia scende all’1,1%
A novembre l’inflazione scende in Italia all’1,1%, il livello più basso registrato da gennaio. Secondo i dati defintivi diffusi stamattina dall’Istat, sulla dinamica dell’indice generale incidono gli effetti dovuti al rallentamento dei prezzi degli alimentari non lavorati (+1,1% da +1,9%), degli Energetici regolamentati (-3,2% da -0,5%) e di alcune tipologie di servizi, in particolare i trasporti (+0,9% da +2,0%), solo parzialmente compensato dall’attenuarsi della flessione di quelli degli energetici non regolamentati (-4,3% da -4,9%). Buone notizie: si riduce il tasso di crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” (+1,5% da +2,1%), mentre l’inflazione di fondo si attesta al +1,7% (da +1,9%).