Notizie Dati Macroeconomici Inflazione Eurozona rallenta più delle attese, Bce può prendere tempo su rialzo tassi

Inflazione Eurozona rallenta più delle attese, Bce può prendere tempo su rialzo tassi

1 Luglio 2026 12:18

I dati ufficiali di giugno certificano una netta decelerazione dei prezzi nel Vecchio Continente: l’inflazione dell’eurozona scende al 2,8%, al di sotto del 3,0% stimato dal consensus. Il crollo del petrolio frena l’emergenza energetica e allontana gli scenari peggiori legati al conflitto con l’Iran. Dal simposio di Sintra la Bce respira, anche se i falchi mantengono aperte tutte le opzioni.

Eurozona: inflazione in calo al 2,8%, dato core al 2,4%

L’inflazione nell’area euro frena in modo più marcato rispetto a quanto anticipato dai mercati. Secondo i dati ufficiali rilasciati da Eurostat, l’indice dei prezzi al consumo è salito del 2,8% su base annua nel mese di giugno, registrando un netto passo indietro rispetto al 3,2% di maggio e posizionandosi al di sotto della stima mediana del 3,0% prevista dagli analisti nel sondaggio Bloomberg.

Anche l’inflazione core (che esclude componenti volatili come cibo ed energia) ha registrato una flessione superiore alle attese, scendendo dal 2,6% al 2,4%. Di rilievo anche il ripiegamento dell’indice relativo ai servizi, sceso al 3,2%. Questo allentamento complessivo della pressione è legato principalmente al rapido arretramento dei mercati energetici: i progressi diplomatici verso la pace tra Stati Uniti e Iran hanno infatti abbassato i prezzi globali del greggio, con l’inflazione energetica per i consumatori dell’eurozona passata dal 10,8% all’8,7% nel giro di un mese.

Il quadro nazionale nei principali Paesi europei

Ecco i dati relativi ai prezzi al consumo in Spagna, Francia, Italia e Germania, resi noti nei giorni precedenti, prima del report odierno di Eurostat sull’inflazione complessiva della zona euro.

Prezzi surriscaldati in Spagna

Le rilevazioni diffuse lunedì evidenziano pressioni ancora intense sul fronte dei consumi. L’indice armonizzato (confrontabile tra Paesi dell’eurozona) ha registrato a giugno un incremento del 3,6% su base annua, superando il consensus degli analisti che era fermo al 3,4%. Su base mensile l’aumento è stato dello 0,6%. L’inflazione core (al netto di energia e alimentari freschi) si è attestata al 2,9% (da 3,0%).

Frenata oltre le attese in Francia

Di segno opposto il dato di Parigi, dove l’inflazione ha rallentato in modo più marcato del previsto. L’indice armonizzato UE è sceso al 2,0% su base annua rispetto al 2,8% di maggio , battendo le stime di consensus (2,3%). Il calo è stato trainato dal comparto energetico (+11,2% rispetto al +16,6% di maggio) e dai servizi (+1,8% da +2,1%), oltre che dall’anticipo stagionale dei saldi estivi.

Gli analisti di ING prevedono un parziale rimbalzo nei prossimi mesi, dovuto all’adeguamento del salario minimo che impatterà sui servizi, stimando un’inflazione media per l’anno corrente tra il 2% e il 2,5%. Inoltre, la crescita debole (stimata da ING allo 0,4% contro le stime governative ben più ottimiste) rischia di complicare il risanamento fiscale e l’obiettivo di un deficit al 5,0%.

Italia: inflazione in rallentamento

I dati sui prezzi al consumo pubblicati mostrano che il Cpi armonizzato ha frenato al 3,1% dal 3,2% di maggio, con un +0,1% su base mensile, rispetto al 3,2% e al +0,2% del consensus.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra invece una variazione nulla su base mensile e del +3,0% su base annua (da +3,2% del mese precedente).

“Il lieve rallentamento”, spiega Istat, “riflette essenzialmente l’attenuarsi delle tensioni sui prezzi degli Alimentari non lavorati, dei Servizi relativi ai trasporti e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona. Un sostegno all’inflazione, d’altro canto, si deve alla moderata accelerazione dei prezzi degli Energetici. Si riduce il tasso di variazione tendenziale dei prezzi del “carrello della spesa” (da +1,9% a +1,6%) così come l’inflazione di fondo (da +1,7% a +1,6%). L’inflazione acquisita a giugno, per il 2026, resta stabile a +2,6%.”

I prezzi si raffreddano anche in Germania

L’inflazione nella prima economia europea si raffredda più del previsto, scendendo a giugno al 2,4% su base annua (armonizzata) rispetto al 2,7% di maggio (gli analisti Bloomberg stimavano un calo più contenuto al 2,5%). L’ufficio statistico tedesco ha attribuito il risultato, che segna il secondo mese consecutivo di flessione dal picco del 2,9%, a incrementi decisamente più moderati nei costi dell’energia. Su base mensile l’indice Cpi armonizzato segna una flessione dello 0,2%, a fronte di una variazione nulla prevista dal consensus. Sia l’inflazione di base che quella dei servizi sono rimaste invariate a giugno, rispettivamente al 2,5% e al 3,1% anno su anno.

Inflazione sotto le attese allontana scenari peggiori

Gli analisti di ING sottolineano come il calo dell’inflazione stia allontanando i “peggiori scenari possibili” per l’economia europea. Poiché i prezzi alla pompa della benzina tendono a reagire più lentamente ai ribassi del petrolio rispetto ai rialzi, gli esperti prevedono che la pressione al ribasso sui costi energetici continuerà a manifestarsi anche nel mese di luglio.

Pur avvertendo che l’inflazione core potrebbe subire qualche temporanea oscillazione al rialzo a causa dei passati aumenti dei costi di produzione non ancora interamente trasferiti sui consumatori, ING rileva che le indagini congiunturali (sia PMI che Commissione Europea) mostrano già un chiaro ammorbidimento delle intenzioni di prezzo da parte delle imprese. Con un’economia che resta stagnante e una crescita salariale sotto controllo, il terreno per una spirale inflazionistica si sta rivelando meno fertile del previsto, spingendo la Bce verso una prospettiva decisamente più “dovish”.

Bce: i mercati limano le scommesse su rialzi tassi

I dati odierni condizioneranno inevitabilmente il dibattito al forum annuale della Bce in corso a Sintra, in Portogallo. In precedenza, la presidente Christine Lagarde ha aperto i lavori rassicurando che l’istituto di Francoforte “non ha bisogno di essere aggressivo come lo è stato nel 2022” per combattere i prezzi, una dichiarazione che, alla luce del 2,8% odierno, fa dubitare gli analisti sulla reale necessità di ulteriori strette monetarie nel breve termine.

I “falchi” Joachim Nagel e Philip Lane, tuttavia, hanno precisato nei giorni scorsi che lo shock energetico causato dal conflitto in Medio Oriente non è ancora esaurito e che potrebbe essere necessario un altro rialzo dei tassi.

I mercati monetari continuano a prezzare una probabilità superiore al 50% per una stretta da un quarto di punto entro settembre ma non vedono più un aumento pieno entro la fine del 2026 (atteso al 90% circa). La forte frenata dell’inflazione ha drasticamente ridotto le scommesse su azioni più aggressive o scenari di emergenza, portando i titoli di stato tedeschi (Bund decennale) a stabilizzare i rendimenti al 2,88% dopo un picco iniziale al 2,90%.