Notizie Analisi tecnica La bolla AI potrebbe scoppiare? Wall Street propende per il sì ma resta grande ottimismo per il 2026

La bolla AI potrebbe scoppiare? Wall Street propende per il sì ma resta grande ottimismo per il 2026

15 Dicembre 2025 13:29

I segnali che il mercato dell’AI sia in una bolla ci sono tutti: da una breve e paradossale picchiata di Nvidia poche settimane fa, ad un certo scetticismo nei confronti di OpenAI e della galassia di aziende ad essa collegate, ad un recente crollo del titolo Oracle. Gli investimenti nello sviluppo delle infrastrutture per una nuova rivoluzione industriale sono d’altra parte enormi e destinati a crescere sempre di più nei prossimi anni ma non è ancora certo come, se e quando arriveranno i profitti. Guardando al futuro prossimo tuttavia, l’orientamento degli investitori di Wall Street appare piuttosto ottimista per il 2026.

Quadrare il cerchio dell’AI: trovare una via per fare profitti a fronte degli enormi costi

L’interrogativo principale che riguarda il settore è come sarà possibile trovare il modo di generare profitti a fronti degli enormi costi. Creare LLM (large language models) – la tecnologia alla base dell’AI – sempre più potenti e sofisticati richiede risorse enormi, essenzialmente la costruzione di data center dalle dimensioni di piccole città che assorbono immense risorse energetiche. È quindi legittimo interrogarsi sulla sostenibilità di questo modello. Per adesso, visto che alla base della corsa all’AI vi sono le più grandi società tecnologiche del mondo, la liquidità è talmente abbondante da far accantonare le preoccupazioni immediate.

Alphabet, Microsoft, Nvidia, Broadcom, Amazon e anche nomi come il gigante dell’energia Constellation Energy non cesseranno di spendere nel prossimo futuro e sono anche alla base del clamoroso rally da 30 mila miliardi di dollari dello S&P 500 degli ultimi tre anni.

“Queste azioni non subiscono una correzione perché il tasso di crescita scende”, ha detto a a Bloomberg Sameer Bhasin di Value Point Capital, ma lo fanno “quando il tasso di crescita non accelera più.”

In altre parole può bastare molto poco per infrangere l’illusione di una crescita illimitata.

L’accesso ai capitali per le “startup”: per ora il denaro arriva a fiumi

Le “startup” non quotate come OpenAI non hanno alcun problema a trovare finanziamenti per il futuro, le risorse si materializzano con costanza quasi illimitata. Solamente la società guidata da Sam Altman prevede di spendere circa 1.400 miliardi di dollari nei prossimi anni, anche se  i primi profitti non sono stimati prima del 2030, stando a quando detto dalla società in settembre.

Aziende come Softbank e Nvidia non hanno esitato ad aprire il portafogli per OpenAI; la prima con 40 miliardi di dollari, mentre il leader mondiale dei microchip ha promesso di investire fino a 100 miliardi. Questo tipo di accordi tra produttori di software e di microchip per migliorare il funzionamento del software hanno anche generato timore che il settore AI sia in fondo dominato da investimenti circolari, che si autoalimentano.

Potrebbe bastare poco per creare il panico, come un po’ di esitazione da parte degli investitori nel impegnare nuovi capitali.

“Pensando a quanti soldi – ora sono migliaia di miliardi – sono concentrati in un piccolo gruppo di temi e di nomi”, anche piccole variazioni di breve periodo o segnali che la crescita vada a concludersi, potrebbero far fuggire i capitali “tutto d’un colpo”, ha detto Eric Clark, portfolio manager di Rational Dynamic Brand Fund.

Big Tech spende a più non posso, quasi tutto va nella costruzione di data center

Per quanto riguarda i colossi di Big Tech essi si sono già impegnati a spendere oltre 400 miliardi di dollari in spese in conto capitale nei prossimi 12 mesi, la maggior parte dei quali andrà nella costruzione di data center. Anche se aziende come Alphabet, Microsoft, Amazon e Meta stanno aumentando i ricavi grazie ai servizi di cloud computing e di pubblicità, questi non sono nemmeno paragonabili alle spese che esse stanno effettuando.

Anche in questo caso, se si verificherà una situazione in cui le stime di crescita subiranno anche una piccola moderazione, “il mercato dirà ‘ok, qui c’è un problema’”, ha detto Michael O’Rourke, chief market strategist di Jonestrading.

Secondo i dati di Bloomberg Intelligence, la crescita degli utili delle Big 7 della Silicon Valley, in proiezione dovrebbe essere del 18% nel 2026, il ritmo più basso degli ultimi quattro anni e appena meglio della media dello S&P 500.

Dal punto di vista strettamente finanziario una delle preoccupazioni è il rapido deprezzamento degli investimenti nei data center, che potrebbe avere un impatto sulle operazioni di buyback e sulla distribuzione di dividendi agli azionisti. 

Tuttavia la ragione di preoccupazione maggiore è il cambio di paradigma generato dalla corsa all’AI. Finora infatti le aziende di Big Tech hanno rappresentato un modello di crescita rapidissimo a costi relativamente bassi, con il risultato di produrre enormi cash flow, ma gli investimenti in AI hanno spostato le cose su una prospettiva di medio-lungo termine.

Se si continua a investire per costruire infrastrutture “nella sola speranza di riuscire poi a monetizzarle, i multipli si contrarranno“, ha detto O’Rourke. “Se le cose non dovessero ingranare, questa intera svolta strategica si rivelerà un errore madornale”.

Wall Street resta comunque ottimista per il 2026 dopo il taglio di tassi della Fed

Nonostante le preoccupazioni Wall Street resta molto ottimista alle porte del 2026, dopo i recenti record dello S&P 500 e del Dow e alla luce del taglio dei tassi di interesse operato dalla Federal Reserve la scorsa settimana.

I commenti del presidente Jerome Powell hanno corroborato la sensazione che dalla banca centrale americana si stia diffondendo un approccio più espansivo.

Molti ossservatori, come David Waddell, ceo di Waddell & Associates, hanno interpretato i commenti di Powell come “per nulla restrittivi.” Inoltre, il mandato di Powell è in scadenza in maggio e “Trump lo rimpiazzerà con una colomba. Quindi avremo molto stimolo monetario e avremmo molto stimolo fiscale”, ha detto a Yahoo Finance.

La Fed la settimana scorsa ha anche rivisto le previsioni di crescita del Pil americano in positivo, stimandola al 2,3% nel 2026, il che può significare più alti margini di profitti e crescita di utili.
Queste aspettative hanno creato previsioni ottimistiche per gli indici di Wall Street. L’analista Ed Yardeni vede lo S&P 500 raggiungere quota 7.700 l’anno prossimo, grazie a fattori come la “Big Beautiful Bill” di Trump, che prevede ingenti tagli fiscali, e il boom dell’AI:
Oppenheimer ha fissato un target ancora più ottimista per lo S&P 500, a 8.1000 per l’anno prossimo.  Le previsioni di UBS fanno eco a quelle di Yardeni, con un target a 7.700 e la menzione di “resilienza della crescita economica, tagli dei tassi della Fed, ed un boom nella spesa di investimenti in AI”.