Bce spaccata su direzione tassi, ma BofA non ha dubbi su cosa succederà nel 2026
Fonte immagine: Getty Images
Conto alla rovescia per l’ultima riunione dell’anno della Bce, in agenda questo giovedì. Se la decisione sui tassi appare scontata, con il consensus concorde nel prevedere un nulla di fatto, sono alte le attese per le nuove proiezioni economiche ed eventuali indicazioni su direzione futura dei tassi.
Come sta l’Eurozona?
Dalla riunione dello scorso ottobre, i dati hanno contribuito ben poco a giustificare una modifica dei tassi. “Sebbene la crescita del Pil nel terzo trimestre sia stata chiaramente più forte di quanto previsto dalla Bce, anche gli indicatori del sentiment indicano una continua resilienza. Allo stesso tempo, i fondamentali dell’economia dell’Eurozona non sono cambiati. I dazi statunitensi gravano ancora sulle esportazioni, gli investimenti sono frenati dall’incertezza e la crescita nel 2026 rimane fortemente dipendente dagli stimoli fiscali tedeschi”, osserva Carsten Brzeski, Global Head of Macro di Ing.
Meeting Bce e ricetta Schnabel
A far rumore prima dell’ultimo meeting dell’anno sono state le parole di Isabel Schnabel, uno dei falchi del board Bce, che sostiene che i rischi per la crescita e l’inflazione sono orientati verso valori più elevati rispetto alle previsioni della Bce, in parte perché l’economia ha resistito ai dazi statunitensi meglio di quanto previsto. Esplicitando poi il suo ragionamento rimarcando come il prossimo intervento sui tassi sarà un rialzo, anche se non a breve.
Parole che non rispecchiano il sentiment espresso nei verbali della riunione di ottobre, che mostravano chiaramente un orientamento verso le posizioni delle colombe, non quelle dei falchi. Ciò suggerisce che le opinioni all’interno della Bce siano divergenti, non convergenti, e che mantenere ferma l’asticella dei tassi sembra essere il compromesso migliore.
Un contesto di disaccordo che con ogni probabilità porterà Christine Lagarde ad astenersi giovedì dal fornire indicazioni prospettiche o valutazioni del rischio sulle prospettive di inflazione.
C’è chi invece vede spazio per ulteriori tagli
Tra le case d’affari c’è chi vede il percorso di discesa dei tassi nell’Eurozona non finito, anzi. Bank of America ad esempio prevede un altro taglio dei tassi a marzo e ritiene più probabile un doppio taglio nel 2026 che una stretta come quella ipotizzata da Schnabel. Bofa ritiene che la trasmissione di politica monetaria sia stata un po’ efficace e rallentata e ciò è “molto evidente guardando ai dati di credito che ha trasmetto solo in parte la politica di allentamento”, argomenta Chiara Angeloni, economista di Bofa.
Per la banca d’affari americana la crescita del Pil nell’Eurozona sarà dell’1% l’anno prossimo e dell’1,4% nel 2027.
La view di BofA sull’Italia
View in chiaroscuro sull’Italia che ha fatto meglio degli altri Paesi dell’area tra il 2020 e il 2024 grazie all’effetto prima del Superbonus e poi del Recovery Plan, ma la vera sfida è vedere nei prossimi anni quanto il Pnrr ha aumentato la crescita potenziale e la produttività del Paese.
Sullo spread Btp-Bund ai minimi dal 2009 sotto i 70 pb, Chiara Angeloni rimarca che in effetti il calo del deficit ha aiutato, così come l’effetto dell’aumento dei tassi del Bund decennale, stimati al 2,75% tra un anno, quindi poco sotto i livelli attuali (2,82%).