PMI in Borsa: le IPO che fanno crescere ricavi, lavoro e valore
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La quotazione in Borsa non è, di per sé, una garanzia di crescita. A fare la differenza è il modo in cui l’IPO viene costruita e inserita nel percorso industriale dell’impresa. È questo il messaggio che emerge dalla ricerca Intermonte–Politecnico di Milano sulle matricole di Piazza Affari: il mercato premia le società che arrivano al listino con un progetto credibile, una governance solida, una valutazione equilibrata, azionisti stabili e una capacità costante di mantenere aperto il dialogo con gli investitori anche dopo il debutto.
Per Intermonte una quotazione ben costruita non è solo una fonte alternativa e stabile di finanziamento rispetto alla vendita, ma uno strumento capace di creare valore industriale, occupazione e ricchezza nei territori.
La Borsa come leva di crescita per le PMI italiane
La quotazione in Borsa può rappresentare per le PMI italiane molto più di un canale di accesso al capitale. Secondo la nona edizione del Quaderno di Ricerca di Intermonte, realizzato in collaborazione con il Politecnico di Milano, su un orizzonte di 15 anni l’ingresso sul mercato azionario, si è rivelato un acceleratore di crescita in termini di fatturato, occupazione e creazione di valore, quando accompagnato da scelte solide di governance e da una strategia industriale coerente.
L’analisi prende in esame 363 imprese quotate su Borsa Italiana tra il 2011 e il 2025, con una capitalizzazione iniziale inferiore a 1 miliardo di euro e presenti sui principali listini: Euronext Milan, Euronext STAR Milan ed Euronext Growth Milan. Il campione restituisce un ritratto fedele dell’economia reale italiana: il 65% delle aziende analizzate appartiene infatti ai comparti Consumer, Industrial e Technology, settori centrali per la manifattura e per il tessuto produttivo del Paese. Al momento dell’ingresso in Borsa, queste società esprimevano complessivamente 25,2 miliardi di euro di ricavi aggregati, con una mediana di 79 milioni per impresa, 3,37 miliardi di EBITDA, 1,18 miliardi di utile netto e oltre 107mila addetti. Il flottante medio post-IPO era pari al 36%, mentre la capitalizzazione complessiva raggiungeva 32,2 miliardi di euro.
Sono numeri che, secondo Intermonte, confermano la rilevanza economica di un segmento spesso poco valorizzato dal mercato. In Italia, infatti, circa il 90% degli scambi azionari si concentra sulle 40 blue chip del FTSE MIB, ma le Mid Cap e Small Cap considerate dalla ricerca rappresentano una componente significativa dell’economia produttiva nazionale, con un ruolo centrale nei settori manifatturieri, tecnologici e dei servizi.
Rendimenti e crescita: le PMI migliori più che raddoppiano valore e dimensione dopo l’IPO
Per le PMI che arrivano in Borsa con una strategia solida, la quotazione può tradursi in una forte creazione di valore per gli investitori. Secondo l’analisi, le società appartenenti al miglior 10% del campione per rendimento azionario nei cinque anni successivi all’IPO hanno registrato una performance cumulata del +173,8%. Il dato è già rilevante a un anno dalla quotazione, con un +70,2%, e si rafforza a tre anni, quando il rendimento cumulato raggiunge il +133,2%.
L’analisi dei multipli EV/EBITDA e P/E, calcolati sul periodo 2015-2025 per le società quotatesi dal 2011, conferma inoltre che il mercato tende a premiare in modo selettivo le imprese capaci di mantenere crescita e redditività nel tempo. Il multiplo EV/EBITDA mediano si mantiene intorno a 8 volte, mentre il miglior 10% del campione raggiunge valutazioni comprese tra 19 e 31 volte. La crescita di valore in Borsa si accompagna, nei casi migliori, anche a un rafforzamento industriale. Le società del Top 10% hanno più che raddoppiato i ricavi nei cinque anni successivi all’IPO, con una crescita mediana del +195% per singola impresa. Nello stesso periodo, l’EBITDA aggregato è aumentato del +156% e l’utile netto del +176%. Il miglioramento ha riguardato anche l’occupazione: gli addetti sono passati da 4.987 a 8.277, con un incremento del 66%.
Il quadro resta positivo anche considerando il miglior 25% del campione, pari a oltre 90 aziende. Nei cinque anni successivi alla quotazione, queste imprese hanno registrato una crescita dei ricavi aggregati del +102%, mentre EBITDA e utile netto sono aumentati entrambi del +203%. Anche sul fronte occupazionale l’effetto è stato rilevante, con oltre 9.800 nuovi addetti: da 13.951 a 23.845, pari a una crescita del 71%.
Il decalogo di Intermonte per una quotazione di successo
Attraverso analisi statistiche su orizzonti di uno, tre e cinque anni dall’IPO, Intermonte ha individuato alcune variabili ricorrenti tra le società con le migliori performance di Borsa. Tra i fattori premiati dal mercato rientrano management team snelli, clausole di lock-up per gli azionisti esistenti, un flottante adeguato a garantire liquidità senza eccessiva diluizione e un prezzo di collocamento equilibrato. Intermonte segnala inoltre il ruolo positivo di un nucleo di controllo forte, della capacità di realizzare operazioni di M&A dopo la quotazione e di una crescente copertura da parte degli analisti, elemento centrale per rafforzare visibilità e investor relations. Importante anche la composizione del consiglio di amministrazione: diversity di genere, equilibrio generazionale e competenze coerenti con il progetto industriale sono associate a valutazioni migliori. Al contrario, la presenza di amministratori con incarichi multipli in altre società quotate può essere percepita negativamente dal mercato.
Il punto decisivo resta però la qualità dell’impresa. La Borsa premia in modo duraturo le società con fondamentali solidi, obiettivi di crescita credibili, capacità manageriale e un vantaggio competitivo difendibile nel tempo.
Per Intermonte la quotazione è un acceleratore di crescita reale
La quotazione in Borsa può diventare un acceleratore di crescita economica quando viene preparata come un percorso strategico e non come un semplice evento finanziario. La ricerca realizzata con il Politecnico di Milano mostra infatti che le PMI migliori approdate a Piazza Affari non hanno generato solo rendimenti per gli investitori, ma hanno anche aumentato ricavi, occupazione, capacità di innovazione e presenza sui mercati internazionali.
Le 363 PMI analizzate esprimevano già, al momento dell’ingresso in Borsa, oltre 107mila addetti e 25 miliardi di euro di ricavi, mentre le società con le performance migliori nei cinque anni successivi hanno aumentato in modo marcato i posti di lavoro e più che raddoppiato il fatturato.
Guglielmo Manetti, amministratore delegato di Intermonte, sottolinea come l’Italia resti un Paese fondato sulle imprese, ma con un mercato dei capitali ancora lontano dal proprio potenziale: a fronte di circa cinque milioni di realtà imprenditoriali, solo 373 società risultano quotate in Borsa. Per Intermonte, questo divario evidenzia uno spazio di crescita ancora ampio per le aziende italiane che intendono finanziare lo sviluppo attraverso il mercato, mantenendo il controllo ma accettando regole di trasparenza più stringenti.