Mercati europei: chi sono i veri vincitori del 2026?
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L’Europa continua a essere considerata da molti investitori un mercato meno dinamico rispetto agli Stati Uniti. L’assenza di colossi tecnologici paragonabili alle Big Tech americane e una crescita spesso più contenuta hanno contribuito a consolidare questa percezione. Tuttavia, osservando più da vicino l’andamento delle principali Borse europee, emerge una realtà decisamente più articolata.
È quanto evidenzia nell’analisi odierna Gabriel Debach, market analyst di eToro, che mette a confronto le performance di Italia, Spagna, Olanda, Francia e Germania per rispondere a una domanda precisa: chi sta realmente trainando i mercati europei?
Milano guida gli indici europei ma Olanda in pole per rendimenti
Partendo dalle performance da inizio anno, il quadro è piuttosto netto. Alla chiusura del 26 giugno, Piazza Affari è il listino con la migliore performance tra i principali mercati del continente, con un progresso del 13,92%, davanti a Madrid (+11,9%), Amsterdam (+11,5%), Parigi (+2,7%) e Francoforte (+0,7%). Secondo Debach, si tratta di un dato significativo, ma che racconta solo una parte della storia. Gli indici, infatti, riflettono il peso delle singole società e la loro capitalizzazione, rischiando di nascondere ciò che avviene all’interno dei rispettivi listini.
Quando tutte le società vengono considerate con lo stesso peso (equal weighted) e si osservano i rendimenti medi in versione total return, la classifica cambia sensibilmente. In questo caso è l’Olanda a conquistare il primo posto, con un rendimento medio del 14,9%, seguita dalla Spagna (+13,5%), dall’Italia (+13,3%), dalla Francia (+8,4%) e dalla Germania (+2%). Per Debach questo dimostra come Amsterdam continui a beneficiare della presenza di grandi protagonisti della tecnologia europea, mentre il buon risultato italiano deriva da una crescita più diffusa e meno concentrata.
Il vantaggio italiano arriva da lontano
L’analisi di Debach amplia poi l’orizzonte temporale. Considerando gli ultimi tre anni, l’Italia rimane il mercato più forte, con un rendimento total return cumulato del 150%, davanti alla Spagna (121%), alla Germania (75%), all’Olanda (62%) e alla Francia (51%). Un risultato che, secondo Debach, non nasce nel 2026 ma affonda le proprie radici nella lunga fase di rafforzamento del settore bancario italiano, protagonista del cosiddetto “rinascimento bancario”. Su base annuale, invece, è la Spagna a guidare la classifica con un +38%, seguita dall’Italia (+27%), dall’Olanda (+19%), dalla Francia (+16%) e dalla Germania (+7%).
Quali sono i settori vincenti
L’analisi mette in evidenza come la vera differenza tra i vari mercati sia determinata soprattutto dalla composizione settoriale. I grandi vincitori del 2026 sono i semiconduttori, con una performance media superiore al 120%. Tra i titoli migliori figurano STMicroelectronics, BE Semiconductor, ASM International, ASML e Infineon, a conferma di come il tema dell’intelligenza artificiale continui a sostenere il comparto. Ottime anche le performance delle banche, favorite dal contesto dei tassi d’interesse e, nel caso italiano, dalle operazioni di consolidamento del settore. Bene anche il comparto energia, sostenuto dalle tensioni geopolitiche e dal rialzo dei prezzi del petrolio.
Sul fronte opposto continuano invece a soffrire il settore automobilistico e quello del lusso, penalizzati dal rallentamento della domanda e da un contesto economico meno favorevole.
Non basta parlare di “tecnologia”
Un altro elemento evidenziato da Debach riguarda la forte dispersione delle performance anche all’interno degli stessi comparti. La tecnologia rappresenta il caso più evidente: mentre i produttori di semiconduttori registrano rialzi eccezionali, le società del software mostrano risultati decisamente più deboli. In altre parole, parlare genericamente di “tecnologia” rischia di essere fuorviante: sono soprattutto i semiconduttori a trainare il settore. Lo stesso fenomeno si osserva anche nei comparti industriale, finanziario e dei materiali, dove convivono aziende con performance molto diverse.
La conclusione dell’analisi è che parlare dell’Europa come di un mercato omogeneo è oggi sempre meno corretto. Da un lato esiste un’Europa che beneficia dei grandi trend legati all’intelligenza artificiale, ai semiconduttori, all’energia e alle infrastrutture; dall’altro rimangono mercati e settori ancora legati a modelli industriali più maturi, che faticano a ritrovare slancio.
L’intelligenza artificiale apre una nuova fase per gli investimenti retail
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