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Plug Power e il +1.500% in un anno per il titolo stella cometa dell’ETF clean energy

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Una delle principali storie di successo nel mercato azionario nell’ultimo anno è quello delle energie rinnovabili. L’indice S&P Global Clean Energy è cresciuto addirittura di oltre il 140%  l’anno scorso. L’S&P Global Clean Energy, a cui si rifà l’ETF di iShares che negli ultimi mesi è stato spesso in vetta alle classifiche dei più scambiati sull’ETFPlus di Borsa Italiana; l’indice comprende nel dettaglio società che producono energia pulita attraverso la tecnologia solare, biocarburanti, etanolo, geotermia, idroelettrica o eolica, nonché società che sviluppano tecnologie e attrezzature utilizzate in quei segmenti. Guardando al peso settoriale, prevalgono le utilities, ma l’information technology ha una grossa fetta. Il titolo di maggior peso attualmente è Plug Power, fornitore leader di motori a idrogeno e soluzioni di alimentazione per la mobilità elettrica. Plug Power ha implementato oltre 40.000 sistemi di celle a combustibile per la mobilità elettrica, più di chiunque altro al mondo, ed è diventata il più grande acquirente di idrogeno liquido, avendo costruito e gestito un’autostrada dell’idrogeno in Nord America. A Wall Street il titolo Plug Power è arrivato a segnare +1.500% rispetto ai livelli di inizio 2020. Nonostante il ritracciamento delle ultime sedute (oggi nel premarket segna -7% circa a 52$), il saldo YTD è ancora di oltre +65%.
Tra i titoli maggiormente rappresentati figura anche Sunrun, produttore di energia solare di San Francisco che in Borsa è arrivato a segnare un sensazionale +1.200% dai minimi di marzo 2020, prima del ritracciamento delle ultime settimane.

Analisi tecnica: quadro rimane positivo


Il quadro grafico dell’ETF iShares clean energy rimane positivo. Prosegue la fase di scarico degli oscillatori avviata dai massimi dell’8 gennaio a 16,118 euro. I prezzi sono dunque in una fase correttiva che ha riportato l’ETF al supporto statico fondamentale dei 14 euro (fascia di prezzo tra 14 e 14,3 euro). Questo può rappresentare un buon livello di ingresso (ragionato) per un mercato che mantiene una forte impostazione rialzista. La struttura avviata dai massimi rappresenta una fase di consolidamento dei prezzi che ricorda un triangolo ma attenzione, non è un triangolo per la mancanza della riduzione dei volumi lungo la figura. E’ sicuramente una figura di compressione di volatilità e come tale alla rottura di uno dei livelli chiave potrebbe generare movimenti direzionali. In particolare un eventuale break di 14 euro potrebbe avviare un movimento ribassista verso 13 euro. Evenienza che sottolineerebbe la necessità di una fase correttiva più lunga (fisiologico per un ETF che ha corso veramente tanto). Al contrario, un’indicazione tecnica importante sarebbe al break della trend ribassista (in verde nel grafico) e deii 15 euro, per puntare a nuovi massimi storici.

Il commento di UBP: la svolta nel 2020 e le premesse perchè il trend continui

Il 2020 è stato cruciale per l’industria delle rinnovabili che ha segnato l’inizio di un nuovo ciclo, così come una rivalutazione dei modi con cui produciamo energia. Come ricorda Mathieu Nègre, Portfolio Manager Emerging Market Impact Equities, Union Bancaire Privée (UBP), i motivi di questo successo sono tanti. In primis il fatto che, in netto contrasto con tutti gli altri combustibili, le energie rinnovabili utilizzate per la generazione di elettricità dovrebbero esser cresciute di quasi il 7% nel 2020, secondo l’Energy Information Administration (EIA) statunitense. Inoltre il costo dell’energia solare ed eolica, già in costante calo negli ultimi anni, è sceso ulteriormente, rendendoli più competitivi rispetto ai combustibili fossili.
Questi sviluppi sono stati sostenuti da politiche governative, come il recovery plan dell’UE che ha un focus forte sugli investimenti verdi. Inoltre, con il Green Deal, l’UE si è prefissa l’ambizioso obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 che per diventare realtà richiederà un importante svolta verso le energie rinnovabili. Le proposte del Deal includono la riduzione delle emissioni di carbonio del 55% rispetto al 1990 da qui alla fine del decennio.
Particolarmente significativi possono essere gli sviluppi in corso in Cina, di gran lunga il più grande produttore mondiale di anidride carbonica, responsabile del 27% delle emissioni globali. Ultimo fattore, ma non meno importante, il presidente Biden che ha riportato gli Stati Uniti nell’accordo di Parigi e ci si aspetta che traduca la politica climatica in azioni del governo federale. Sotto la nuova amministrazione,  secondo l’esperto, gli investimenti nell’energia verde potrebbero raggiungere i duemila miliardi di dollari, con l’obiettivo di ottenere un settore energetico a zero emissioni di carbonio entro il 2035, decarbonizzando l’industria dei trasporti attraverso nuovi standard per le emissioni di carburante e sviluppando tecnologie emergenti, come l’energia a idrogeno verde che dovrebbe ricevere circa 400 miliardi di dollari in finanziamenti federali.
Alla luce di questi sviluppi, conclude l’esperto di UBP, non sorprende che alcuni titoli leader nel settore delle energie rinnovabili, come le trenta società rappresentate nell’indice S&P Global Clean Energy, abbiano visto i loro prezzi azionari apprezzarsi sostanzialmente negli ultimi dodici mesi. Ad esempio, per un certo numero di titoli delle energie rinnovabili, si stima che i ricavi siano cresciuti del 29% nel 2020 e si prevede che saliranno di un ulteriore 24% nel 2021. Oltre a questo, ci si può aspettare un aumento dei margini di profitto e migliori prospettive a lungo termine.

“Gli investitori con la memoria lunga possono ricordare la debacle del precedente ciclo dell’energia solare che si è concluso con una serie di fallimenti, seguiti da anni apparentemente infiniti di scarsa redditività per l’intero settore – ricorda Nègre – . Rispetto a quell’esperienza, alcune cose sono fondamentalmente cambiate in meglio, in particolare il fatto che la politica climatica è in cima all’agenda politica nella maggior parte del mondo sviluppato, il che significa che gli investimenti nelle energie rinnovabili sono destinati ad aumentare. Inoltre, l’industria delle rinnovabili si è consolidata a livello globale, il che ha permesso ai player attuali del settore di far affidamento su una base finanziaria più solida rispetto agli anni precedenti. D’altra parte, ciò che non è cambiato è la natura volatile dei cicli di investimento e la lotta per proteggere i margini di profitto nel tempo, date le barriere relativamente basse all’entrata nel settore delle rinnovabili”.

L’esperto di UBP ritiene che il 2020 è stato un anno cruciale per l’industria delle rinnovabili che ha segnato l‘inizio di un nuovo ciclo, così come una rivalutazione dei modi con cui produciamo energia. Questo sviluppo si accorda con gli sforzi globali per decarbonizzare il sistema energetico che sono già in corso. “In altre parole, il passaggio alle rinnovabili ha acquisito una dinamica che va oltre gli aspetti tecnologici e normativi che sono stati nella mente degli investitori in passato”.