Notizie Asset Class Piazza Affari sotto pressione con i settori energy e difensivi in evidenza

Piazza Affari sotto pressione con i settori energy e difensivi in evidenza

2 Marzo 2026 13:41

L’operazione militare avviata sabato dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran ha innescato una risposta immediata di Teheran, con il lancio di missili che hanno colpito obiettivi negli Emirati Arabi Uniti, in Qatar, Bahrein, Kuwait e Arabia Saudita. Il rischio che la crisi degeneri in un conflitto regionale su vasta scala – lo scenario più destabilizzante per i mercati – si è rapidamente riflesso sugli asset energetici. Il blocco del traffico mercantile attraverso lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per le forniture globali di petrolio e gas, ha alimentato una brusca impennata dei prezzi: il Brent guadagna circa l’8% dopo un avvio fino a +12%, il gas naturale statunitense sale del 4% e il gasolio da riscaldamento segna un balzo del 13%, nonostante la decisione dell’OPEC+ di aumentare la produzione di 206 mila barili al giorno. Ancora più marcata la reazione in Europa, dove il gas TTF ha aperto con un rialzo superiore al 20%, riportando al centro dell’attenzione il nodo della sicurezza energetica del continente.

Le tensioni geopolitiche hanno avuto un impatto immediato sui mercati europei, con i principali listini che hanno aperto in forte ribasso, fatta eccezione per il comparto difesa, che ha registrato acquisti significativi. Lo stesso scenario si è riflesso anche su Piazza Affari, dove i titoli con maggiore esposizione alle dinamiche internazionali hanno visto un rialzo marcato. Tra i più premiati, infatti, figurano Leonardo, Fincantieri, Eni e Italgas, che hanno beneficiato dell’andamento positivo del settore.

Asset class durante il conflitto: i titoli energetici in forte crescita

Una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz costituirebbe un fattore di forte discontinuità per gli equilibri energetici globali, anche a prescindere da eventuali attacchi diretti alle infrastrutture petrolifere. Il passaggio, attraverso cui transita una quota rilevante delle forniture mondiali di greggio e gas, rappresenta infatti un nodo strategico per la stabilità dei flussi internazionali. Secondo gli analisti di Equita, in tale scenario l’escalation in Medio Oriente tende a rafforzare il quadro per i titoli del comparto energy, sebbene con dinamiche differenti tra upstream, raffinazione e servizi, a seconda dell’esposizione ai prezzi delle materie prime e della struttura dei costi. Il principale rischio per i prezzi energetici è rappresentato dalla capacità dell’Iran di destabilizzare i flussi regionali di energia, in particolare attraverso lo Stretto di Hormuz, che funge da snodo cruciale per il transito di circa 21 milioni di barili al giorno (mbg) provenienti da Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, ovvero quasi un quinto della produzione globale di petrolio.

Attualmente, i flussi non risultano interrotti, come si legge dal Wall Street Journal, sebbene alcuni carichi siano stati attaccati e le compagnie assicurative abbiano aumentato significativamente i premi o escluso la copertura per le navi in transito nella regione. Gli Stati Uniti, in risposta alla situazione, hanno escluso l’uso delle scorte strategiche per far fronte a un eventuale blocco dei flussi.

I titoli raccomandati dagli analisti: Eni premiata a Piazza Affari

Lo scenario più favorevole per i titoli del settore energetico rimane quello di un’escalation controllata che, pur aumentando la volatilità e il rischio percepito sui prezzi del greggio, avrebbe un impatto limitato sui fondamentali strutturali del mercato. “In tal caso, la maggiore incertezza porterebbe ad un ampliamento del risk premium, con i prezzi che potrebbero subire oscillazioni significative” dichiarano gli analisti di Equita “Al contrario, un rapido allentamento delle tensioni geopolitiche potrebbe far scendere i prezzi del greggio al di sotto dei livelli iniziali, riducendo il premio di rischio associato”. Storicamente, il settore energetico ha registrato una sovraperformance nei 12 mesi successivi all’insorgere di crisi nel Golfo, alimentata da un rialzo dei prezzi di petrolio e gas, una rivalutazione del rischio geopolitico e una crescente consapevolezza della strategicità dell’offerta energetica globale.

Morgan Stanley ha recentemente rivisto al rialzo la sua raccomandazione sul settore energetico, portandola a overweight, mentre JPMorgan ha aggiornato i target price per numerose società del comparto. La banca statunitense ha modificato il suo giudizio a in-line, dopo aver mantenuto una visione più cauta in precedenza. Morgan Stanley evidenzia che l’aumento dell’incertezza geopolitica e il rischio di un aumento dei prezzi energetici, legati a possibili interruzioni del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, potrebbero creare uno scenario in cui le principali compagnie energetiche europee dovrebbero adattarsi a un contesto di offerta più limitata.

JPMorgan osserva che gli attacchi militari in Medio Oriente stanno materializzando uno scenario di rischio estremo. Per quanto riguarda Eni, la banca sottolinea la posizione della società nel settore oil & gas, grazie a una leva finanziaria tra le più elevate, supportata da una crescita continua dei volumi e da un rafforzamento della sua esecuzione strategica. Di conseguenza, il target price per Eni è stato alzato a 22 euro da 17,50 euro.

Secondo le stime di Equita, Eni beneficia significativamente dell’andamento positivo dei prezzi del greggio, del gas e dei prodotti raffinati. La sensibilità del gruppo è tale che l‘utile cresce di circa il 3% per ogni aumento di 1 dollaro al barile del Brent e del 2% per ogni incremento di 1 dollaro per mmbtu del gas naturale liquefatto (equivalente a un +0,8% per ogni euro per MWh del gas TTF). Inoltre, la crescente centralità strategica del settore energetico potrebbe avere un impatto positivo sui multipli di Eni, che al momento continuano a trattare a sconto rispetto al mercato.

Leonardo premiata dalla Gran Bretagna

Il Ftse Mib premia anche i titoli della difesa, con Leonardo, uno dei principali player italiani nel settore della difesa che è stato selezionato dal governo britannico per fornire nuovi elicotteri di media dimensione, con un contratto del valore di 1 miliardo di sterline. Questi velivoli, che potrebbero essere utilizzati in combinazione con droni, saranno destinati a supportare le operazioni di difesa globali. L’accordo aggiornato consolida il ruolo di Yeovil come centro nevralgico per la produzione e l’esportazione degli elicotteri militari di Leonardo, con gli ordini internazionali che, secondo le stime, potrebbero generare oltre 15 miliardi di sterline di esportazioni nei prossimi dieci anni. Questo contratto rafforza ulteriormente la posizione di Leonardo come fornitore strategico nel mercato globale della difesa.

Attualmente l’AW149 di Leonardo viene assemblato in Italia, destinato all’esportazione, e in Polonia per le forniture previste alla Difesa polacca. Quella di Yeovil diventa quindi una terza linea di assemblaggio per il velivolo di Leonardo che si aggiunge alle attività di design e di produzione di componenti svolte nel sito britannico fin dall’inizio del programma.