Notizie Asset Class Warner Bros., Netflix rinuncia al deal. Vince l’offerta Paramount da 31 dollari per azione

Warner Bros., Netflix rinuncia al deal. Vince l’offerta Paramount da 31 dollari per azione

27 Febbraio 2026 11:38

Netflix esce di scena nella partita per Warner Bros. Discovery e lascia campo libero a Paramount Skydance, ormai in pole position per chiudere un’operazione da 111 miliardi di dollari sullo storico studio di Hollywood. La decisione del gruppo guidato da Reed Hastings e Ted Sarandos segna una svolta in una delle più rilevanti sfide industriali nel settore dei media degli ultimi anni, con implicazioni dirette per gli equilibri dello streaming globale, per la struttura competitiva del comparto e per il valore riconosciuto agli azionisti.

Il ritiro di Netflix, motivato da ragioni di disciplina finanziaria rispetto al prezzo richiesto per rilanciare, ha immediatamente ridisegnato le aspettative del mercato: da un lato rafforza la posizione di Paramount Skydance, dall’altro mette fine all’ipotesi di una guerra di offerte che aveva sostenuto le quotazioni di Warner Bros. nelle ultime settimane. Sullo sfondo restano le valutazioni regolatorie e politiche di un’operazione destinata a incidere profondamente sull’assetto dell’industria audiovisiva statunitense.

Il titolo Netflix è salito fino al 13% nelle contrattazioni after-hours, segnale che gli investitori hanno accolto positivamente la decisione di ritirarsi dall’operazione. Le azioni di Warner Bros. sono scese, con il mercato che non sconta più l’ipotesi di una guerra di offerte. I titoli Paramount sono rimasti pressoché invariati. “Una volta che il nostro consiglio di amministrazione avrà approvato l’accordo di fusione con Paramount, verrà creato un valore significativo per i nostri azionisti”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Warner Bros., David Zaslav, in un comunicato. “Siamo entusiasti delle potenzialità della combinazione tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery e non vediamo l’ora di iniziare a lavorare insieme per raccontare storie che emozionano il mondo.”

Netflix: “Operazione finanziariamente non interessante”

Il leader dello streaming ha dichiarato di ritenere che la propria offerta avrebbe superato il vaglio delle autorità regolatorie e generato valore per gli azionisti, ma di non voler proseguire con ulteriori rilanci. “Siamo sempre stati disciplinati e, al prezzo necessario per eguagliare l’ultima proposta di Paramount Skydance, l’operazione non è più finanziariamente interessante”, ha affermato Netflix ieri in una nota. La società continuerà invece a investire nel proprio business, destinando circa 20 miliardi di dollari quest’anno a film, serie TV e altri contenuti di intrattenimento. Secondo Ancora Holdings Group, investitore attivista nella società, la scelta di Netflix di non rilanciare consente agli azionisti di ottenere un corrispettivo più elevato e offre al contempo un percorso più solido verso le necessarie autorizzazioni regolatorie, delineando un epilogo considerato favorevole sia per il mercato sia per l’industria dei media.

A dicembre Netflix aveva siglato un’intesa da 82,7 miliardi di dollari, inclusivo del debito, per acquisire le attività cinematografiche e di streaming di Warner Bros., sulla base di un corrispettivo iniziale misto, tra contanti e azioni, pari a 27,75 dollari per azione. Successivamente, a gennaio, i termini dell’accordo erano stati rivisti prevedendo un pagamento interamente in contanti, nel tentativo di rendere la proposta più lineare e competitiva sotto il profilo finanziario. Warner Bros. aveva inoltre indicato l’intenzione di convocare un’assemblea straordinaria degli azionisti per sottoporre la transazione al voto, atteso entro il mese di aprile.

L’accordo tra major per acquistare Warner Bros.

L’offerta di Paramount si estende all’intero perimetro di Warner Bros., incluse le reti via cavo come CNN e TNT, e rappresenta l’evoluzione di una strategia avviata già a settembre con una proposta privata. L’iniziativa era arrivata a poche settimane dalla chiusura della fusione tra Skydance Media e Paramount, operazione che ha consentito a David Ellison di consolidare il controllo sullo studio cinematografico, sulla piattaforma streaming e sui network televisivi del gruppo, tra cui CBS e MTV. Parallelamente, Warner Bros. aveva avviato in ottobre un processo formale di raccolta delle offerte, culminato poi nell’accordo preliminare con Netflix a dicembre.

Le controfferte presentate da Paramount sull’intero gruppo hanno di fatto riaperto la competizione, mantenendo alta l’incertezza sull’esito finale dell’operazione. Warner Bros., infatti, aveva ottenuto da Netflix una deroga per poter avviare ulteriori negoziati con l’offerente rivale, con una finestra temporale estesa fino al 23 febbraio per approfondire i termini dell’ultima proposta. Nel corso di questo periodo, la società hollywoodiana aveva sollecitato un miglioramento dell’offerta, segnalando alcune criticità riscontrate nelle condizioni precedenti e sfruttando i sette giorni concessi per rinegoziare gli aspetti ritenuti meno convincenti. Nella serata di ieri è arrivata la svolta: il consiglio di amministrazione di Warner Bros. ha giudicato superiore l’ultima proposta di Paramount, pari a 31 dollari per azione, imprimendo un’accelerazione decisiva alla chiusura della trattativa.

I costi a carico di Paramount

Dopo essere stata inizialmente superata, Paramount ha rilanciato con una strategia articolata: avvio di un’offerta pubblica di acquisto sulle azioni Warner Bros., minaccia di una proxy fight in assemblea e intensa attività di lobbying con regolatori e decisori politici a Washington. Sul piano finanziario, i termini sono stati progressivamente rafforzati, includendo garanzie personali per 45,7 miliardi di dollari di equity attraverso un trust riconducibile a Larry Ellison, presidente di Oracle e tra i principali sostenitori dell’operazione. A ciò si aggiungono l’impegno a versare 2,8 miliardi di dollari per compensare Netflix in caso di risoluzione dell’accordo e una penale da 7 miliardi qualora la fusione non ottenesse le autorizzazioni regolatorie. Paramount ha inoltre dichiarato di aver ottenuto commitment per 57,5 miliardi di dollari di finanziamento a debito da Bank of America, Citigroup e Apollo Global Management, rafforzando la credibilità esecutiva dell’offerta.

Implicazioni legislative dell’accordo

Il confronto per il controllo di Warner Bros. si è giocato non solo sul terreno industriale, ma anche su quello politico e regolatorio, con un’intensa attività di relazioni istituzionali a Washington. In settimana, sia il co-Ceo di Netflix Ted Sarandos sia l’AD di Paramount David Ellison si sono recati nella capitale statunitense per incontrare esponenti politici e rappresentanti dell’amministrazione, in vista dei passaggi chiave sul fronte antitrust. Sarandos ha avuto un colloquio di circa un’ora con funzionari dell’amministrazione Trump, mentre Ellison ha presenziato al discorso sullo Stato dell’Unione come ospite del senatore repubblicano Lindsey Graham, segnalando il peso politico assunto dall’operazione.

Il dossier resta ora sotto osservazione da parte del Congresso: la Commissione Giustizia del Senato ha programmato un’audizione per riesaminare la vendita di Warner Bros., con l’attenzione concentrata sui possibili effetti concorrenziali della fusione. Alcuni esponenti democratici, tra cui Cory Booker ed Elizabeth Warren, hanno espresso riserve sull’operazione, paventando rischi di concentrazione e di aumento dei prezzi per i consumatori. Sullo sfondo si confrontano due modelli industriali: da un lato Netflix, forte di oltre 325 milioni di abbonati globali e di una posizione consolidata nello streaming; dall’altro i gruppi tradizionali come Paramount e Warner Bros., impegnati nella transizione digitale mentre le reti lineari registrano un progressivo calo di audience e raccolta pubblicitaria.