Piazza Affari fa la storia: Stm e Prysmian da urlo, ma due super big annaspano in questo 2026
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Dopo il primo tentativo di metà mese, ieri finalmente Piazza Affari è riuscita ad arrampicarsi ai nuovi massimi storici, stracciando il record che resisteva ormai da oltre 26 anni.
Euforia in attesa riapertura di Hormuz
La Borsa milanese ieri si è accodata all’euforia generale dei mercati sulle crescenti attese per una graduale de-escalation e soprattutto sulla possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo attraverso cui passa circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto a livello globale. A fare da termometro all’ottimismo sui mercati è stato ancora una volta il petrolio, con quotazioni scese ieri di oltre il 5% proprio sull’effetto Hormuz con la prospettiva che minori prezzi energetici allentino le pressioni inflattive evitando azioni troppo restrittive delle banche centrali.
Oggi il clima sui mercati si è in parte raffreddato complici i nuovi attacchi militari statunitensi in Iran che hanno causato una risalita del Brent di circa il 2%. I media statunitensi riferiscono di “attacchi difensivi” che quindi non violano la tregua.
Dopo l’attacco il Segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha dichiarato che un accordo tra Stati Uniti e Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz potrebbe “richiedere qualche giorno”, ma Hormuz riaprirà “in un modo o nell’altro”.
Il presidente statunitense Donald Trump ha invece riferito ieri sera che l’uranio arricchito dell’Iran sarà consegnato a Washington o distrutto sul posto o in collaborazione con la Commissione per l’Energia Atomica.
Piazza Affari record, una ricorsa lunga 26 anni
Ieri Wall Street è rimasta chiusa per il Memorial Day, i futures dell’S&P 500 e del Nasdaq indicano oggi un avvio sui nuovi massimi storici. In Europa l’indice Eurostoxx 50 ha aperto la settimana balzando del 2,5% chiudendo oltre i 6.140 punti, a ridosso dei massimi di fine febbraio, ossia prima dello scoppio del conflitto in Medio Oriente. Rally dell’1,43% invece per la Borsa di Milano che, come detto, ha aggiuntato i massimi storici. Il Ftse Mib si è arrampicato fino a 50.220 punti, superando i massimi che risalivano al marzo del 2000.
Da inizio anno il Ftse Mib segna oltre +11%.
In questo quarto di secolo abbondante la Borsa milanese è stata zavorrata dal susseguirsi di crisi quali la bolla dotcom, fallimento di Lehman Brothers e crisi del debito sovrano europeo. Per oltre due decenni Piazza Affari è rimasta indietro rispetto alle altre Borse europee e solo negli ultimi anni ha mostrato performance in linea se non superiori agli altri listini Ue. Rispetto ai livelli di 3 anni e mezzo fa l’indice ha più che raddoppiato il proprio valore (a ottobre 2022 aveva toccato dei minimi poco sopra area 20mila).
Non tutte le big sorridono
Oggi il settore bancario pesa circa il 37% dell’intero Ftse Mib contro il 17% del 2000. Ma a ben guardare l’ultima gamba del rally in questi primi mesi del 2026 non è trainata dalle banche, che negli ultimi 12 mesi hanno avuto un andamento sotto la media del mercato.
Unicredit e Intesa Sanpaolo sono le due maggiori potenze del Ftse Mib con capitalizzazione rispettivamente a 110 e 100 miliardi di euro circa, ma da inizio 2026 il loro apporto è stato minimo. Unicredit segna un +4,4%, mentre Intesa Sanpaolo è addirittura in rosso (-3%).
Fanno molto meglio la terza e la quarta forza del Ftse Mib, ossia Enel ed Eni, con balzi rispettivamente dell’11% e del 42%.
Scorrendo la classifica dei migliori a balzare all’occhio è il vero e proprio boom di Stmicroelectronics con un +161% Ytd che ha portato il valore di mercato del gruppo italo-francese dei semiconduttori sopra i 50 miliardi. Spicca poi il +77% di Prysmian; allargando lo sguardo agli ultimi cinque anni il colosso dei cavi ha visto il proprio valore più che quintuplicarsi e adesso il mercato aspetta l’accordo con due hyperscaler preannunciato nelle scorse settimane dal ceo Massimo Battaini. Gli analisti di Deutsche Bank rimarcano come Prysmian sia oggi all’intersezione di tre dei principali colli di bottiglia lungo la catena del valore: l’infrastruttura della rete, il cablaggio nei centri dati e la fibra ottica per l’interconnessione di server e data center; con il valore aggiunto di essere tra i pochi produttori di fibra con presenza negli Stati Uniti.
Nota di merito tra i migliori da inizio anno anche per Saipem, anch’essa +77% circa, e Tenaris a +61%.
Al lato opposto della classifica fioccano a sorpresa tanti segni meno anche di nomi eccellenti a partire da Stellantis (-29%) che ha visto un’accoglienza iniziale abbastanza fredda del nuovo piano al 2030 targato Antonio Filosa.
Molto male anche Fincantieri (-29%), Amplifon (-21%) e Brunello Cucinelli (-17%).