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Piazza Affari: boom a doppia cifra per i titoli più esposti a maxi-piano infrastrutture USA da 1.000 mld $

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Gli Stati Uniti preparano un piano infrastrutturale che non lascerebbe indifferenti alcune società di Piazza Affari sensibili a queste misure di stimolo. Stando a quanto riportato da Bloomberg News, l’amministrazione Trump starebbe lavorando su un nuovo piano di stimoli fiscali da $1 trilione in termini di spese per infrastrutture. La cifra dovrebbe essere utilizzata sia per finanziare la costruzione di strade e ponti, che per creare nuove reti 5G.
L’obiettivo sarebbe quello di arrivare all’approvazione di un nuovo piano infrastrutturale entro il 30 settembre, quando scadrà il fondo federale per gli investimenti nelle infrastrutture (FAST act). Il rischio però è che le elezioni presidenziali a novembre possano comportare tempi più lunghi di approvazione, rendendo più difficile un accordo tra democratici e repubblicani sulla tipologia di opere da finanziare.

Buzzi e Webuilt le più interessate

Intanto a Piazza Affari spiccano i rialzi a doppia cifra dei due titoli più sensibili all’argomento. Buzzi è in testa al Ftse Mib con oltre +10% in quanto negli Usa genera il 55% dell’ebitda e sarebbe il principale beneficiario del piano tra tutti i titoli di Piazza Affari.

Tra i potenziali beneficiari spicca anche Webuilt (ex Salini Impregilo) che segna oltre +11,5% a 1,485 euro. Il gruppo guidato da Pietro Salini genera negli Usa attraverso Lane il 20% del fatturato.
Gli analisti di Equita SIM rimarcano come a guaare con interesse al piano infrastrutturale c’è anche Cementir (+8,81%) che oltreoceano realizza il 9% del proprio Ebitda (2019) di gruppo. Potenziale beneficiario anche Trevi Finanziaria Industriale che in Nord America genera il 22% dei ricavi e nel mercato americano è particolarmente esposta al settore delle dighe”.
C’è poi Prysmian, che oggi sale di oltre il 5% e che in Nord America genera il 35% dell’Ebitda gruppo (e nello specifico il business telecom in NA rappresenta il 7,5% dell’Ebitda). Non è da escludere nemmeno CNH Industrial (+6,12%) la cui divisione construction equipment nel 2019 ha generato il 10% del fatturato di gruppo, di cui il 50% negli Usa, ma solo il 3% del margine operativo a causa di problemi strutturali.