Notizie Notizie Italia Piano Mps al 2030: dividendi per 16 miliardi. Lovaglio atteso al varco dopo accuse procura su concerto Delfin-Caltagirone

Piano Mps al 2030: dividendi per 16 miliardi. Lovaglio atteso al varco dopo accuse procura su concerto Delfin-Caltagirone

27 Febbraio 2026 08:37

Pioggia di dividendi e conferma delle sinergie con Mediobanca. Il nuovo piano al 2030 del Monte dei Paschi poggia con forza sulla remunerazione dei soci e la realizzazione appieno dell’integrazione con piazzetta Cuccia. Intanto la procura di Milano rincara la dose sul coinvolgimento dell’ad Luigi Lovaglio nel presunto concerto tra Caltagirone e Delfin per il controllo di Mediobanca e di Generali.

Gli obiettivi finanziari del nuovo piano

Il piano industriale 2026-2030 – approvato ieri dal cda di Mps proprio mentre a Roma il procuratore capo Marcello Viola davanti alla Commissione banche ha detto che l’ipotesi di concerto tra Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone c’era fin dal 2019 con la volontà comune di ottenere il controllo delle Generali – prevede un “deciso cambio di passo” nel posizionamento strategico e nella struttura del gruppo che mira a raggiungere un utile netto adjusted di 3,3 miliardi nel 2028 e 3,7 miliardi al 2030 e di distribuire nell’arco di piano circa 16 miliardi agli azionisti con payout al 100% lungo l’orizzonte del piano.

Il margine di intermediazione è visto in crescita da 7,6 miliardi nel 2025 a 9,5 miliardi nel 2030, sostenuto da un contributo crescente delle attività basate su commissioni e da un mix di
ricavi diversificato.

Il CET1 ratio è visto mantenersi intorno al 16% lungo l’intero orizzonte di Piano.

L’elevato buffer di capitale, pari “a circa 3 miliardi, consente ampia flessibilità strategica per valutare nuove opportunità sia di crescita che di remunerazione agli azionisti”, rimarca l’istituto senese.

Integrazione con Mediobanca, confermati 700 milioni di sinergie

Siena conferma che prevede di realizzare appieno i 700 milioni di sinergie dall’integrazione con Mediobanca. “A seguito del completamento della fusione – spiega Mps – il Gruppo opererà secondo una struttura organizzativa chiara e snella, articolata in cinque divisioni di business, progettata per cogliere pienamente le sinergie industriali, rafforzare la responsabilizzazione gestionale e accelerare l’esecuzione, assicurando al contempo la qualità dei ricavi grazie a un mix di business ben diversificato. In particolare, la divisione Retail & Commercial Banking, contribuisce per circa il 29% ai ricavi del gruppo e nel corso dell’orizzonte di Piano è attesa generare un margine di intermediazione in crescita da circa 2,1 miliardi nel 2025 a circa 2,6 miliardi nel 2030 e impieghi verso la clientela in crescita da circa 66 miliardi a circa 82 miliardi.
Ci sono poi il Consumer Finance incide per circa il 19% sui ricavi del gruppo; l’Asset Gathering & Wealth Management per circa il 21%; il Private Banking per il 9% e infine il Corporate & Investment Banking per il 14%.

L’ad Lovaglio: “Costruiamo un gruppo solido, diversificato e profittevole”

«Stiamo costruendo un gruppo bancario solido, diversificato e profittevole, capace di generare una crescita sostenibile e rendimenti molto attraenti per tutti i nostri azionisti», ha dichiarato Luigi Lovaglio, ad di Banca Monte dei Paschi di Siena. «Insieme, Mps e Mediobanca rafforzano l’eccellenza della tradizione bancaria italiana, combinando la solida rete commerciale di Mps con la cultura di advisory altamente riconosciuta di Mediobanca, il cui brand e le cui competenze vengono preservati come pilastro fondamentale del nostro Gruppo. Con chiarezza strategica, disciplina nell’esecuzione e una solida posizione patrimoniale, siamo pronti per una nuova fase di creazione di valore, facendo leva su radici profonde e guardando a nuove ambiziose frontiere»

Un miliardo per la fida tech: assist AI per ridurre il cost/income

Il piano industriale contiene anche un’agenda tecnologica e di intelligenza artificiale unificata “finalizzata a modernizzare, mettere in sicurezza e scalare le piattaforme e le operazioni del Gruppo”, con investimenti IT complessivi pari a circa 1 miliardo nel periodo 2026–2030. Il modello di “banking digitale e AI-powered” delineato nel Piano prevede la formazione del 100% dei colleghi sull’AI e impatti significativi sull’efficienza operativa, inclusi risparmi di tempo pari a circa il 20% nei processi di credito e controllo e un incremento di produttività IT pari a circa il 20% abilitato dall’impiego di soluzioni di intelligenza artificiale.

Il Piano prevede costi operativi da 3,5 miliardi nel 2025 a 3,6 miliardi nel 2030, a fronte di un miglioramento del cost/income ratio dal 46% al 38%.

Concerto Delfin-Caltagirone, l’affondo del procuratore Viola

Come detto, ieri il procuratore capo di Milano, Marcello Viola, ha detto davanti alla Commissione d’inchiesta sulle banche che dal 2019 al 2024 c’è stato un costante investimento a scacchiera in Mediobanca e Generali da parte di Delfin e Caltagirone con una «volontà comune di ottenere il controllo delle Generali». Successivamente i due gruppi avrebbero optato per un diverso schema per raggiungere il controllo di Trieste, ossia tramite l’Ops su Mediobanca, omettendo di comunicare al mercato l’esistenza di un accordo, dando quindi vita a un concerto occulto.

Secondo il procuratore aggiunto Roberto Pellicano, audito con Viola in Senato, il ruolo dell’ad di Mps è stato di «supporto materiale fondamentale al concerto». Pronta la replica ieri sera del legale di Lovaglio, Giuseppe Iannaccone, che ha ribadito l’«operato nel rigoroso rispetto della legge: non ho alcun dubbio che la sua totale estraneità a qualsiasi ipotesi di reato emergerà quanto prima» del suo assistito.