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Piano Colao per la ripartenza: a lavoro con orari ingresso-uscita scaglionati e smart working capillare

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Vittorio Colao e la sua task force chiamata a dettare i ritmi delle riaperture nella delicata fase 2 sono al lavoro per presentare il prima possibile al governo le prime linee guida. Stando a quanto riporta oggi Il Corriere i primi mesi di ripartenza vedranno ancora in primo piano lo smart working, che potrebbe essere reso obbligatorio nelle grandi aziende, al di sopra di un certo numero di dipendenti per sede. Al di sotto di quella soglia, ancora da fissare, resterebbe facoltativo.
Il team guidato dall’ex numero uno di Vodafone avrebbe maturato anche l’idea di scaglionare gli orari di ingresso e di uscita da lavoro. Una mossa che, stando a quanto riferisce il quotidiano di via Solferino, avrebbe l’obiettivo sia di evitare assembramenti davanti a fabbriche e uffici sia di alleggerire il carico dei mezzi pubblici, potenziale anello debole della fase due. I test sierologici invece dovrebbero essere utilizzati principalmente per dare una sorta di “patente di immunità” a chi ha già sviluppato gli anticorpi, piuttosto che servire da altolà a chi non li ha e quindi risulta esposto al contagio.

Intanto si guarda al problema rappresentato dal raccordo fra governo e task force di Colao (che in teoria ha solo funzioni consultive). L’ex premier Romano Prodi ha criticato l’eccessiva ampiezza della task force, pari a diciassette componenti (“Io mi sarei fermato a sette”, ha detto Prodi), ritenendo comunque che “se a Colao verrà dato il potere assoluto di ritenere gli altri un po’ come consulenti e un ruolo di sottosegretario o commissario speciale allora può veramente aiutare”.