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Piazza Affari cavalca fiammata di petrolio e Wall Street, raffica di acquisti su Intesa Sanpaolo ed ENI

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Inizio di settimana in modalità risk-on per i mercati. Il miglioramento delle condizioni di salute di Donald Trump e il possibile accordo sul tanto atteso piano di stimoli fiscali da parte del Congresso Usa sono stati i principali driver di giornata. Il Ftse Mib è andato così a chiudere con +1,06% a 19.265 punti uniformandosi all’umore molto positivo di Wall Street e al rimbalzo consistente del petrolio.
Gli ultimi aggiornamenti sulla salute di Trump, che potrebbe essere dimesso già oggi, hanno attenuato l’incertezza nei mercati globali. Nel frattempo, i commenti del fine settimana del presidente della Camera Nancy Pelosi hanno sollevato le aspettative di un possibile accordo sul nuovo pacchetto di stimoli fiscali. “Stiamo facendo progressi”, ha detto la rappresentante democratica. A premere sull’accordo, con un tweet pubblicato oggi, è lo stesso presidente Usa.

Nexi in vetrina e Poste assapora un lauto capital gain

Guardando a Piazza Affari, a tenere banco sin dalle prime battute è stata l’intesa tra Sia e Nexi per la nascita di un campione italiano dei pagamenti digitali. Il titolo Nexi si è spinto fino a +6% per poi chiudere a un più moderato +2,37% in area 17,28 euro.
L’integrazione andrà a formare un gruppo con ricavi aggregati pro-forma 2019 per 1,8 miliardi e un ebitda di 1 miliardo di euro. Previste sinergie annue per 150 mln di euro. L’aggregazione avverrà mediante incorporazione di Sia in Nexi con gli azionisti di Sia che riceveranno 1,5671 azioni Nexi per ogni azione Sia. Gli attuali soci di Sia avranno nel complesso il 30% del nuovo gruppo con CDP, azionista di controllo di Sia, con una quota di poco sopra il 25%. Paolo Bertoluzzo, attuale amministratore delegato di Nexi, sarà il ceo e direttore generale del nuovo gruppo.
La business combination tra Nexi e SIA ha messo le ali anche a Poste Italiane (+4,55%). Stando ai calcoli di Equita SIM, Poste registra un capital gain teorico pari a circa 378 milioni, pari al 4% della capitalizzazione di mercato. L’importo si confronta con i circa 291 milioni di capital gain realizzati sui BTP da inizio anno. “L’ammontare della plusvalenza, ancorché teorica, consente di aumentare in modo determinante la visibilità sul dividendo 2020 (48,6 cent, ovvero 6,1% yield) nel contesto di un continuo ammodernamento del gruppo (v. esodi incentivati) e di forte investimenti in tecnologia”, aggiunge la sim milanese.

Acquisti su ENI e galassia Agnelli

Tra le big del Ftse Mib da segnalare gli acquisti anche su Eni (+2,97% a 6,69 euro) che prova a dare seguito al recupero dopo i minimi sotto quota 6,5 euro toccati la scorsa settimana. Eni, insieme agli altri titoli oil (+4,62% Saipem), ha trovato giovamento nel rally dei prezzi del petrolio, arrivati a segnare quasi +7% con il WTI tornato a ridosso dei 40 $. Intanto oggi il colosso petrolifero statunitense Exxon Mobil ha annunciato che prevede di ridurre la sua forza lavoro europea di un numero massimo di 1.600 unità entro la fine del 2021.
Tra gli altri si segnalano i movimenti al rialzo dei titoli della galassia Agnelli: +3,19% per CNH e +1,29% per FCA. Quest’ultima cavalca anche le attese di una nuova tornata di incentivi all’acquisto di auto in Italia. La Manovra 2021 potrebbe includere il rinnovo degli incentivi per l’acquisto di auto per 400 milioni ricalcando probabilmente lo schema degli incentivi introdotti quest’anno e che scadono a dicembre.
Acquisti anche oggi su Diasorin (+3,31% a 184 euro), che si conferma il titolo più caldo del listino milanese in questo 2020 (saldo di oltre +57% Ytd). Sponda al rally dalla decisione del Consiglio di Stato che ha respinto l’istanza di Technogenetics che richiedeva la revoca dell’ordinanza cautelare con cui il Consiglio di Stato aveva sospeso l’esecutività della sentenza del Tar della Lombardia relativa all’accordo tra il Policlinico San Matteo di Pavia e DiaSorin. Il Consiglio di Stato ha dunque dato ragione a DIA valutando infondata la richiesta di Technogenetics per assenza di validi presupposti.

Intesa la migliore tra le banche, debacle per Bper

Dopo una partenza lanciata, ha rallentato Banco BPM (-1,04%) che è reduce dall’impennata di settimana scorsa in scia ai ripetuti rumor sul fronte M&A che vedono l’istituto guidato da Giuseppe Castagna possibile target per operazioni straordinarie. Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno invece chiuso in buon rialzo con rispettivamente +1,62% e +2,56% dopo le prime due ore di contrattazioni.
Nervosismo sul titolo Bper, che è stato più volte sospeso arrivando fino a oltre -8% sotto area 1,2 euro, nel giorno di avvio dell’aumento di capitale legato all’acquisizione di un ramo d’azienda costituito da 532 filiali bancarie del gruppo Intesa Sanpaolo. L’acquisizione degli sportelli consentirà a BPER di mantenere un CET di circa 13%. I termini dell’aumento di capitale prevedono l’emissione di 8 nuove azioni ogni 5 possedute al prezzo di sottoscrizione di 0,90 euro per ciascuna nuova azione, che implica uno sconto sul TERP del 31%. Il periodo di adesione è dal 5 al 23 ottobre, con periodo di negoziazione dei diritti dal 5 al 19 ottobre.
L’ad Alessandro Vandelli spiega in un’intervista all’inserto Economia del Corriere della Sera che “non c’è nulla di concreto” nell’ipotesi di una fusione con Banco BPM” e che la banca penserà a nuove mosse solo una volta che l’attuale processo di assorbimento di oltre 500 filiali da UBI Banca sarà concluso.