Notizie Notizie Mondo Petrolio giù. Occhi sul vertice Trump-Putin in Alaska

Petrolio giù. Occhi sul vertice Trump-Putin in Alaska

11 Agosto 2025 08:45

Dopo aver chiuso la settimana scorsa in calo del 5%, il petrolio resta sotto pressione con prezzi ai minimi da due mesi sul mercato asiatico. Il Wti è scambiato a 63,48 dollari al barile (-0,63%) e il Brent a 66,25 dollari (-0,51%).

Il movimento è legato alla possibile schiarita in vista tra Russia e Ucraina incoraggiata dal vertice di Ferragosto tra Donald Trump e Vladimir Putin. Il mercato si aspetta che una pace possa rendere più fluido l’approvvigionamento globale. Ma non solo. Anche l’entrata in vigore di dazi sull’import di petrolio da diversi Paesi non ha aiutato.

Il vertice

A Ferragosto il presidente Donald Trump vedrà in Alaska quello russo Putin e, secondo le attese, un potenziale accordo potrebbe portare all’annullamento delle sanzioni contro Mosca, in particolare, sull’export di greggio russo favorendo di fatto l’offerta sui mercati globali.

Secondo Ing però, “con la Russia che chiede all’Ucraina di cedere i territori occupati per porre fine alla guerra, è difficile immaginare una soluzione rapida”. Anche se, continua, “se dovessimo assistere a un certo livello di de-escalation, il rischio di sanzioni verrebbe eliminato dal mercato petrolifero. Questo probabilmente spingerebbe i prezzi al ribasso, dati i fondamentali ribassisti”.
Secondo gli analisti di Ing, gli ultimi dati mostrano che gli speculatori sono ribassisti nei confronti del mercato petrolifero, nonostante le sanzioni e i rischi tariffari secondari. E hanno ridotto la loro posizione netta lunga”.

Dazi e petrolio

La pace e i corsi del petrolio si intrecciano anche con la questione dei dazi. La Casa Bianca ha annunciato mercoledì scorso una nuova tariffa del 25% sulle importazioni indiane, raddoppiando le tariffe totali degli Stati Uniti sull’India al 50%, citando le continue importazioni indiane di petrolio russo.

Ritengo che il Governo dell’India stia attualmente importando direttamente o indirettamente petrolio dalla Federazione Russa“, ha dichiarato Trump in un ordine esecutivo. Le nuove tariffe entreranno in vigore tra 21 giorni, mentre la tariffa iniziale del 25% inizia giovedì. Questa mossa rende l’India uno dei partner commerciali degli Stati Uniti più pesantemente tassati e segnala l’impegno di Trump nel punire le nazioni che acquistano petrolio russo in mezzo alla guerra in corso in Ucraina. La loro efficacia è tuttavia messa in discussione in queste ore perché reali dazi all’India su questo fronte potrebbero avvicinare ulteriormente India e Cina. Trump si muove dunque su un terreno di minaccia, per ora, ma come già successo non è detto che i dazi entrino in vigore.

“Poco prima dell’inizio della guerra, il greggio proveniente dalla Russia rappresentava lo 0,2% delle importazioni indiane. A maggio 2023, la Russia vendeva all’India più di due milioni di barili di greggio al giorno, pari a circa il 45% delle sue importazioni” ha calcolato il New York Times. Oggi da Mosca arriva il 36% delle importazioni totali di petrolio: la Russia è ormai il principale fornitore di energia del Paese.

La strategia Opec+

I prezzi del petrolio non saranno certo sostenuti dall’Opec+ che ha concordato un altro aumento corposo della produzione di petrolio per Settembre, una nuova mossa per tentare di riconquistare quote sui mercati globali del greggio. Nel dettaglio, l’Arabia Sauduta e gli altri Paesi esportatori di greggio hanno concordato di aumentare la produzione di circa 547.000 barili al giorno il mese prossimo. La decisione è in linea con l’inversione di tendenza rispetto ai tagli da 2,2 milioni di barili effettuato da otto membri dell’Organizzazione nel 2023 e include anche una quota che verrà introdotta gradualmente dagli Emirati Arabi Uniti.

Un’altra quota di circa 1,66 milioni di barili di produzione interrotta potrebbe essere ripristinata entro la fine di Dicembre, ha affermato uno dei delegati dell’Opec+. Come sottolinea Bloomberg, “l’organizzazione ha così cambiato radicalmente la sua strategia dalla difesa dei prezzi a una maggiore produzione nell’ambito delle forti tensioni geopolitiche e delle pressioni del presidente Usa Trump sia per abbassare i prezzi sia sulla Russia per porre fine alla guerra in Ucraina”.