Notizie Dati Macroeconomici Occupati Usa frenano a giugno, tasso di disoccupazione al 4,2%: i dati sul mercato del lavoro

Occupati Usa frenano a giugno, tasso di disoccupazione al 4,2%: i dati sul mercato del lavoro

2 Luglio 2026 15:09

Le nuove assunzioni negli Stati Uniti subiscono un brusco rallentamento a giugno, interrompendo la scia positiva registrata nella prima parte dell’anno. Secondo i dati pubblicati oggi dal Bureau of Labor Statistics, le buste paga nei settori non agricoli (nonfarm payrolls) sono aumentate di appena 57.000 unità, un dato decisamente inferiore alle 113.000 attese dagli analisti, appesantito ulteriormente dalle revisioni al ribasso dei due mesi precedenti. In calo il tasso di disoccupazione, al 4,2%, mentre la crescita dei salari conferma le previsioni con una lieve accelerazione dal 3,4% al 3,5% su base annua. Un set di dati che verrà attentamente valutato dalla Fed insieme al report sull’inflazione in uscita a metà luglio, in vista del meeting di fine mese.

I dati sul mercato del lavoro Usa di giugno

Come detto, i nonfarm payrolls – ovvero i nuovi impieghi escludendo il settore agricolo – sono risultati pari a 57.000, sensibilmente inferiori ai 113.000 mediamente previsti dagli analisti.

Indicatore Dato effettivo Stime (consensus Bloomberg) 
Nonfarm Payrolls +57.000 +113.000
Tasso di disoccupazione 4,2% 4,3%
Salari medi orari (MoM) +0,3% m/m, +3,5% a/a +0,3% m/m, +3,5% a/a

Il tasso di disoccupazione è sceso inaspettatamente al 4,2% (rispetto al 4,3% stimato), ma in questo caso il calo non è per forza sinonimo di salute macroeconomica: la flessione è infatti interamente dovuta a una forte riduzione del tasso di partecipazione alla forza lavoro, con un numero significativo di americani che ha smesso di cercare attivamente un impiego.

Nel dettaglio, il tasso di partecipazione – la quota della popolazione che lavora o cerca lavoro – è sceso al 61,5%, il livello più basso da oltre cinque anni. Il BLS ha però affermato che, tenendo conto degli adeguamenti demografici, è rimasto quasi invariato rispetto a un anno prima. La partecipazione per i cosiddetti lavoratori in età primaria, tra i 25 e i 54 anni, è scesa all’83,3%, eguagliando il livello più basso dal 2023.

I salari medi orari sono cresciuti dello 0,3% su base mensile, in linea con le previsioni. Tuttavia, la crescita salariale fatica a tenere il passo con l’inflazione, alimentando il pessimismo dei consumatori. Nonostante i consumi abbiano finora mostrato una buona resilienza di fronte allo shock energetico causato dal conflitto in Iran, l’alto costo della vita sta spingendo le aziende alla cautela sul fronte delle assunzioni.

Lo spaccato dell’occupazione per settore: crolla il turismo, tiene la sanità

A guidare la contrazione è stato il settore del tempo libero e dell’ospitalità (leisure and hospitality), che ha registrato il peggior calo occupazionale dal 2020. Segno meno anche per i comparti del commercio al dettaglio e dei servizi informativi.

Al contrario, i settori della sanità e dell’assistenza sociale continuano a mostrare una solida tenuta, confermandosi i principali motori della crescita occupazionale.

La reazione dei mercati ai nonfarm payrolls

I mercati finanziari hanno reagito secondo la logica del “bad news is good news”, scommettendo su un potenziale allentamento della politica monetaria da parte della Federal Reserve.

Subito dopo la pubblicazione del report, i futures sull’indice S&P 500 sono mossi al rialzo, mentre i rendimenti dei Treasury e il dollaro hanno registrato una netta flessione (-5 bp per il titolo biennale ed euro/dollaro in aumento a 1,145), riflettendo le aspettative degli investitori di tassi d’interesse più bassi nel medio termine. Una stretta entro fine anno è ancora scontata pienamente, ma l’allentamento complessivo mediamente previsto è sceso da 36 a 30 punti base.