L’Opec aumenta la produzione ma il petrolio rimane sopra quota 78 dollari
La corsa del petrolio, che ha chiuso le contrattazioni a New York nei pressi di 78,26 dollari al barile e che è proseguita nella notte sui mercati orientali, ha convinto l’Opec, l’Organizzazione dei Paesi produttori a incrementare la produzione di barili giornalieri.
Nonostante l’opposizione iniziale di membri quali Algeria e Libia e la chiusura a qualsiasi possibilità di ritocco al rialzo da parte di Iran e Venezuela, al termine della riunione tenutasi ieri a Vienna la decisione è stata favorevole a un aumento della produzione di 500.000 barili al giorno. Tale quota aggiuntiva si somma ai 900.000 barili giornalieri che l’Opec sta producendo in eccesso rispetto alla quota di 25,8 milioni di barili dell’accordo raggiunto a dicembre 2006. Il risultato finale, 1,4 milioni di barili, annulla quasi completamente i tagli di produzione decisi nel corso dell’anno passato e che assommavano a 1,7 milioni di barili al giorno.
All’interno dell’Organizzazione ha prevalso quindi la posizione di chi, come l’Arabia Saudita, ha preferito dare un segnale di sostegno alla crescita mondiale piuttosto che spaventarsi per il prossimo rallentamento dell’economia. Due infatti le anime che si sono fronteggiate nella riunione di ieri. Da una parte i membri timorosi che l’aumento di produzione, associato a un calo della domanda mondiale conseguente al rallentamento della crescita economica, possa portare a un crollo dei prezzi del barile come quello vissuto tra il 1997 e il 1999.
Dall’altra parte chi, come appunto l’Arabia Saudita, vuole evitare che un aumento dei prezzi del barile di oro nero impatti sui consumi mondiali favorendo una più marcata frenata dell’economia.